Finanziamento ai partiti, De Zordo: "Cambiare si deve e si può"

"Pericolosi i grandi finanziatori privati"

"Chi l'ha detto che la politica deve costare così tanto? E che i cittadini italiani devono contribuire con somme così spropositate alla gestione dell'attività dei partiti? 503 milioni di euro solo per le elezioni politiche del 2008, così suddivisi: Pdl 206.5(spesi 68.5), Pd 180 (spesi 18.4), Lega Nord 41.4 (spesi 3.4), Unione di Centro 25.9 (spesi 20.9), IdV 21.6 (spesi 4.4), Sinistra Arcobaleno 9.3 (spesi 10.9), la Destra 6.2 (spesi 2.4)". Lo chiede Ornella De Zordo, consigliera della lista di cittadinanza perUnaltracittà. "L'aggravante è ovviamente che non sia richiesta rendicontazione trasparente ma anche, aggiungiamo, che si tratta di cifre evidentemente sproporzionate rispetto a un principio etico, alle condizioni del Paese e alle esigenze dei partiti stessi che infatti di quei 503 non hanno speso, tenendoseli in tasca, ben 367 milioni - continua De Zordo che aggiunge -:E' un sistema da cambiare, non solo perché il popolo italiano ha detto NO al finanziamento pubblico dei partiti con un Referendum nel 1993 e l'esito è stato aggirato attribuendo un cosiddetto "rimborso", ma perché si presta a intrallazzi e uso personalistico di risorse pubbliche. Che fare? Si comincia a sentir parlare di cambiamenti che in alcuni casi non risolvono il problema e in altri rischiano di crearne di nuovi."

"E invece qualcosa si potrebbe fare per far tornare i costi della politica a un livello accettabile senza cadere nelle braccia di grandi finanziatori privati pronti a chiedere il corrispettivo",dichiara De Zordo aggiungendo: "Per esempio, cancellare in un momento come questo quei 100 milioni di euro che ancora dobbiamo come rata delle elezioni del 2008: se noi facciamo sacrifici perché le forze politiche (a cui va non a caso meno del 4% di fiducia degli italiani) non dovrebbero? Consentire donazioni dei privati solo fino a un tetto minimo (1000 euro? 2000?) per far vivere le esperienze di base e le liste locali che non avrebbero comunque accesso a altre risorse, ma non consentire assolutamente i finanziamenti dei grossi sostenitori privati, come ad esempio sostiene demagogicamente il sindaco Renzi, perché i privati sosterranno questo o quel candidato per poi arrivare a batter cassa in altro modo attraverso pressioni su decisioni politiche e amministrative a loro favorevoli".

"Ho sentito parlare di modello americano. Ma davvero dobbiamo seguire un lobbismo che vede, a Washington, 6 lobbisti solo in campo finanziario per ogni singolo eletto al Congresso? E' questo che vogliamo? Con l'inevitabile emergere di candidati che sono i più ricchi perché più ammanicati con banche e imprenditori? Non scherziamo. Rovesciamo quel che avviene ora: che ci sia una cifra minima, un rimborso elettorale vero, da rendicontare in modo trasparente anche on line, con il controllo della Corte dei Conti e non dell'ennesima Authority sotto tutela della politica, e che i partiti dimensionino le loro attività sulla cifra a disposizione, restituendo quel che non hanno speso. Liberi sia da tentazioni truffaldine sia da spinte lobbistiche e condizionamenti dei grandi portatori di interessi. Nelle condizioni morali e economiche in cui si trova l'Italia, questa sarebbe una delle prime cose da fare" conclude la consigliera.

in Gazzetta Ufficiale i Rendiconti dei partiti e movimenti politici per l'esercizio 2010 http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2011/20110254/11A13850.htm

(fdr)