Mostar 20 anni dopo la distruzione dello Ponte Vecchio, sabato dibattito in Palazzo Vecchio sul futuro della Bosnia Erzegovina

Il presidente Bieber (Pd): "Nel 2014, a 10 anni dalla ricostruzione, gemellaggio fra i due Ponti e le città"

Il 9 novembre del 2013 ricorre il ventennale della distruzione dello Stari Most, il Ponte Vecchio di Mostar. La distruzione dello Stari Most rappresentò, anche simbolicamente, la definitiva separazione della città di Mostar in due parti, sancendone la divisione e la fine di un sistema di convivenza tra le comunità che era stato alla base della creazione della Jugoslavia. La tragedia della ex Jugoslavia e gli orrori della guerra furono anche la causa scatenante di un grande impegno di solidarietà tra gli enti locali e la società civile Italiana e in particolare quella Toscana che continua ancora oggi. A 20 anni dalla distruzione dello Stari Most di Mostar ed a 18 anni dalla firma degli Accordi di Dayton, commissione Cultura del Comune di Firenze, COSPE, Regione Toscana e Cesvot, con il patrocinio del Comune di Firenze e la collaborazione di Oxfam Italia, la Caritas, Centro Nord-Sud tutti membri del Tavolo Europa della Regione Toscana, propongono una giornata di dibattito (9 novembre 2013, Palazzo Vecchio, sala della Miniatura, 10-17.30) sul tema della Pace in Bosnia Erzegovina, dell’impegno della comunità internazionale e della Toscana verso la Bosnia Erzegovina. Durante l’evento saranno proiettati degli estratti dal documentario: “Quello che resta” di Antonio Martino prodotto dalla Bofilm, un film documentario che tratta del legame tra Firenze e Mostar, a partire dalla simbologia comune del Ponte Vecchio e dello Stari Most e dal racconto di alcune storie vere, come quella di Amer Sirko. L’iniziativa è stata presentata stamani in Palazzo Vecchio dal presidente della commissione Cultura Leonardo Bieber insieme a Gianni Gravina esperto dei Balcani del COSPE. “Quella di sabato – ha detto Bieber – non vuole essere solo una giornata di ricordo e di riflessione su quei tragici fatti, ma anche di stimolo per cercare di costruire prospettive future migliori per la Bosnia Erzegovina e per tutta l’area balcanica. Troppo poco si è parlato della guerra nella ex Jugoslavia – ha proseguito Bieber- abbiamo assistito ad un’Europa silente e a volte quasi “connivente”, come nel caso del genocidio di Sebrenica. Sono passati 20 anni dalla distruzione del “vecchio ponte” di Mostar, simbolo della pace e della convivenza etnica, dichiarato pochi anni fa Patrimonio dell’Unesco; dopo questo tempo, ricostruiti faticosamente i danni “materiali”, restano ancora ben tangibili quelli morali, visto che il processo di riconciliazione tra le due parti e la ricostruzione del tessuto umano e sociale richiedono un percorso terribilmente lungo e difficile" Bieber e Gravina hanno sottolineato la “ferita profonda inferta con la distruzione del Ponte di Mostar, simbolo identitario e culturale di un Pese. Un po’ come se avessero distrutto Ponte Vecchio, immagine mondiale di Firenze. L'anno prossimo - ha concluso Bieber- saranno 10 anni dalla ricostruzione del Ponte Vecchio di Mostar: sarebbe bello e carico di significato poter accompagnare questo evento con la firma di un gemellaggio fra i due "Ponti Vecchi" e la città di Firenze" Tra gli interventi previsti sabato: Paolo Palchetti, docente di diritto internazionale all’Università di Macerata, Aldo Bonomi, fondatore di A.A.S.TER e Lapo Pistelli - Vice Ministro Affari Esteri. Con la partecipazione di Murat Coric, Presidente del Consiglio Comunale di Mostar. Modera Wlodek Goldkorn, responsabile cultura de L’Espresso. L’evento si articolerà in due momenti: una conferenza che analizzerà, grazie ad esperti, studiosi e ospiti da Mostar, i percorsi politico-sociali intrapresi dalla Bosnia Erzegovina nel dopoguerra, analizzando le cause del persistere delle divisioni, contribuendo ad individuare possibili percorsi di pacificazione e un convegno che celebri e ricordi il ruolo e l’impegno del volontariato Toscano verso le popolazioni della Bosnia Erzegovina con la partecipazione dei rappresentanti di ong, istituzioni e associazioni di volontariato da vent’anni lavorano in Bosnia. A questa seconda parte si chiede in particolare di tornare a riflettere sull’impegno da parte del volontariato e degli enti locali italiani e toscani perché, se la guerra determinò un grande moto di solidarietà verso la Bosnia Erzegovina portando un ampio numero di attori del territorio ad intervenire in aiuto delle popolazioni colpite dal conflitto, oggi di tutto questo, oltre che dei tragici fatti determinati dalla guerra, si sta progressivamente perdendo memoria. “La commemorazione del 9 novembre – ha concluso Gravina- sarà dunque il momento per interrogarsi sui percorsi di cooperazione e di solidarietà internazionali intrapresi dalla comunità internazionale e dalla Toscana nella convinzione di gran parte degli attori coinvolti che la vera pacificazione della Bosnia Erzegovina possa essere cercata attraverso l’impegno politico delle istituzioni internazionali ed attraverso il comune percorso di integrazione nell’Unione Europea”. (lb)