47° Anniversario alluvione, Galli: "Scandaloso che nel 2013 si discuta ancora di cosa si farà' e non si illustri ciò che si è già fatto"
Questo l’intervento del capogruppo di Lista Galli Cittadini per Firenze Giovanni Galli
“Al di là del doveroso ricordo delle trentasei vittime dell’alluvione del ’66, sono molto amareggiato da quanto ho ascoltato dai nostri amministratori oggi in consiglio comunale.
Sentire, a 47 anni da quella tragedia, che ‘ci auguriamo che non avvenga mai più’, o ascoltare chi di dovere dirci di aver fatto una ‘mappatura dei luoghi a rischio’ o, ancora, perdersi in citazioni letterarie di com’era l’Arno secondo Mark Twain, ci sembra francamente surreale e poco rispettoso per la città e per quelle vittime.
Il nostro sindaco ha parlato dei fiorentini che il 4 di novembre vanno alle commemorazioni ‘a fare du’ lacrime’. E cos’altro abbiamo fatto anche oggi? 47 anni dopo, i nostri amministratori usano, nel parlare degli interventi necessari a mettere in sicurezza l’Arno, il tempo futuro: ‘faREMO’, ‘realizzeREMO’, ‘interverREMO’… Lo stesso Renzi ha ricordato di aver stanziato nel 2005 i fondi per la realizzazione delle casse di espansione a Figline. Allora, era presidente della Provincia; lo è rimasto – a quanto ci risulta – per altri 4 anni, dopodiché è diventato sindaco di Firenze, e lo è da altri 4 anni. Da otto anni, quindi, attraversa le sponde dell’Arno e non si era accorto fino ad oggi che nulla era ancora stato fatto? Non è anche sua responsabilità la mancata realizzazione di quell’opera fondamentale di messa in sicurezza del fiume?
L’unico ‘risultato’ vantato da Renzi oggi è la previsione che, forse, se tutto va bene, il 4 novembre 2014 ‘inaugureREMO’ il collettore in riva sinistra d’Arno, intervento che servirà a depurare l’acqua, ma non a fermarla in caso di alluvione.
E, a proposito delle cose da fare per risolvere il rischio di alluvioni, oltre alle casse di espansione a monte, è necessario intervenire a valle per eliminare la vera e propria giungla che sorge lungo gli argini e addirittura dentro l’alveo del fiume. Non dimentichiamo che nel ’66 proprio i tronchi di albero che si fermarono sotto il Ponte Vecchio dettero il via alla fuoriuscita devastante dell’acqua.
E allora, invece di ‘fare du’ lacrime’, formulare auspici e lanciarsi in improbabili previsioni per il futuro, oggi 4 novembre 2013, rimbocchiamoci le maniche e interveniamo”.
(fdr)