47° Anniversario alluvione, De Zordo: "Allagamenti e rischio idrogeologico: ancora criticità"

Questo il testo dell’intervento in aula della capogruppo di perUnaltracittà Ornella De Zordo

“La data del 4 novembre, oltre a ricordare quel che di tragico è successo nel 1966, deve essere l'occasione per fare il punto su quale sia oggi la situazione della sicurezza idrogeologica del nostro territorio. E qui, anziché la retorica, servono i dati aggiornati.

Malgrado l'attenzione al fattore rischio idrogeologico che a parole molti comuni sembrano avere, nonostante il nuovo meccanismo di paratie fisse e gonfiabili approntato dalla Regione, che ricordiamo protegge solo il centro storico, a Firenze si rilevano alcune criticità che vanno oltre la messa in sicurezza dell’Arno ma che hanno a che fare con rischi idrogeologici concreti.

1. L’A.C. vuole procedere con progetti di Parcheggi sotterranei in zone a rischio idraulico: si pensa infatti di scavare un invaso profondo oltre dieci-dodici metri quali le piazze del Carmine e Brunelleschi. Chi assicura l’«assenza di pericolo per le persone e i beni» e l’inesistenza di un «incremento dei rischi e della pericolosità idraulica al contorno», come richiesto dall’art. 2 della legge regionale 21/2012 redatta in risposta alle alluvioni disastrose in Lunigiana, legge che impedisce di fatto la nuova edificazione nelle aree a “rischio idraulico molto elevato”?("Disposizioni urgenti in materia di difesa dal rischio idraulico e tutela dei corsi d'acqua"). La costruzione di un’opera edile ipogea in area a “rischio idraulico medio”, come piazza del Carmine, e contigua al letto del fiume, pone senza dubbio problemi di incolumità degli utenti, dei cittadini e dei beni. Perché l'Amministrazione non se ne preoccupa?

Il parcheggio in piazza Vittorio Veneto,si troverebbe poi in area di “rischio idraulico elevato” contigua al letto dell'Arno ("area a rischio idraulico molto elevato") e si configura come un intervento che senza alcun dubbio aumenta il grado di pericolosità idraulica dell'area. In realtà il parcheggio di Vittorio Veneto è illegittimo nella sostanza, relativamente ai vincoli dell'area contigua:cioè se nell'alveo dei fiumi, dell'Arno, sui suoi argini, nelle aree golenali etc. non si può costruire praticamente nulla, come è possibile costruire nel sottosuolo dell'area contigua un silos a tre piani ?

Voglio sottolineare anche il costo delle eventuali idrovore, degli "interventi di messa in sicurezza idraulica per tempo di ritorno duecentennale, senza aggravare le condizioni di pericolosità idraulica al contorno" (richiesti dall'art. 2), le assicurazioni su beni e immobili, eventuali scongiurabili perdite umane (nel 1966 le uniche vittime furono quelle del sottopasso della Stazione).

2. Vogliamo parlare delle criticità della falda in relazione agli scavi dei lavori AV? Basta leggerealcuni estratti - qui sotto riportati - dal Rapporto di valutazione e monitoraggio redatto da ARPAT in merito al sistema delle acque sotterranee in corrispondenza dei lavori AV del nodo fiorentino. Salta subito agli occhi come l’effetto “diga”, cioè l’innalzamento della falda a monte e il suo abbassamento a valle dei diaframmi a Campo di Marte e alla nuova Stazione, si stia puntualmente verificando: era uno dei maggiori punti critici e di allarme da sempre evidenziato dalle voci critiche e dagli esperti indipendenti, tacciati di allarmismo e sistematicamente ignorati.

I rischi connessi a tale fenomeno, in area urbana, sono notevoli: cambia sostanzialmente la natura del terreno su cui sono edificati centinaia di edifici: da una parte il terreno si asciuga, con possibili cedimenti, dall’altra si alza il livello delle acque sotterranee fino a possibili allagamenti di scantinati, ma si riduce la portanza del terreno in corrispondenza delle fondamenta degli edifici.

Siamo in presenza del tipico atteggiamento di “rimozione” dei problemi che sempre si presenta in occasione delle “grandi opere”: le decisioni si prendono per motivi economici, politici,per convenienza di qualcuno, per interesse, per clientelismo, e una volta prese non si tollera alcun ostacolo, fosse anche un giustificato allarme ambientale. Si tacitano le voci critiche, si lanciano accuse di allarmismo quando non direttamente di terrorismo. Si ignorano studi e ricerche con solide basi, perché gli argomenti a favore semplicemente non ci sonoo sono di estrema debolezza. Si limita autonomia e potere di interventodelle strutture tecniche preposte a svolgere attività di valutazione preventiva. Questo vale per Firenze, per la val di Susa, ma vale anche per tutte le grandi opere, per centinaia di km di autostrade utili solo a consumare cemento e territorio, per l’incenerimento dei rifiuti…

E’ evidente che agendo così si indebolisce enormemente il territorio, si rende estremamente vulnerabile, salvo poi piangere quando succede qualche evento “naturale”: in troppi casi c’è dietro un sostanziale aiuto da parte delle azioni umane.

3. Vogliamo poi parlare dell'area vicina al Mugnone in zona Cure? Le Ferrovie hanno rifatto i ponti ferroviari sul Mugnone vicino alla piazza; uno di questi è più basso di prima perché, per far prima hanno messo le travi sotto i binari. Questo ha ridotto la luce del ponte in caso di piena. La Provincia ha incredibilmente dato in nulla osta. Adesso che si sono accorti dell'errore vogliono rimediare cementificando il fiume sotto i ponti per aumentare la velocità di deflusso e quindi la portata. Aumentare la velocità delll'acqua in quel punto comporta che questo torna il letto normale, non cementificato, si forma un rigurgito che rallenta la corse dell'acqua. Siccome il Mugnone è largo circa 20 metri, ma ha una strettoia a 15 metri in corrispondenza del centro parrocchiale, vogliono allargare il fiume per evitare che si formi un muro d'acqua in caso di forte piena.
Questo progetto è un rimedio per l'errore di aver autorizzato il ponte basso; lo vogliono rimediare, non rifacendo la trabeazione del ponte, ma demolendo argini e centro della parrocchia.

4.Infine, su un piano più generale e viste le varie criticità, sarebbe interessante sapere quale è il piano di emergenza previsto dal Comune per i residenti nei nuovi appartamenti al piano terra, i "bassi" che si sono sostituiti ai negozi e che mai avrebbero dovuto essere autorizzati”.

(fdr)