Finanziamento pubblico ai partiti, Scino (Pd): "Ma quale rinuncia, ma quale abolizione. E' il gioco delle tre carte"

L'intervento del vicepresidente del Consiglio comunale

"Ritorno a parlare del finanziamento della politica (vedi mia comunicazione in Consiglio Comunale del 13/05/2013).

Il Consiglio dei ministri, dopo varie risse e stalli, ha varato un disegno di legge che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) portare all’abolizione, in tre anni e senza fretta, dei rimborsi pubblici ai partiti, sostituiti da una serie di agevolazioni e sgravi fiscali sui contributi volontari. Il 16 ottobre l'aula della Camera ha approvato il ddl sui finanziamenti ai partiti che prevede di passare dall'attuale detrazione del 24%, per l'anno 2013, per le erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti e dei movimenti politici (per importi compresi fra 50 e 10.000) ad una detrazioni del 37 per cento per importi compresi tra 30 e 20,000,00 euro annui e del 26% per importi compresi tra 20.001,00 e 70.000,00. Si prevedono inoltre detrazioni fiscali del 75% (fino a 750 euro) anche per la partecipazione a scuole e corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti.
E' previsto pure di destinare il 2 per mille ai partiti, il quale dispone che “In caso di scelte non espresse, la quota di risorse disponibili […] è destinata ai partiti ovvero all’erario in proporzione alle scelte espresse”.

Se dunque, da un lato, i partiti dovranno rinunciare ai rimborsi elettorali erogati finora (e che, sia pure decurtati, continueranno a ricevere per i prossimi 3 anni), dall’altro, seppur sotto altra forma, godranno comunque di risorse finanziarie e sempre a spese dello Stato.
Sommando anzi tutte le agevolazioni previste dalla legge, i partiti potrebbero addirittura incassare cifre più alte rispetto a quelle attuali.

Infatti, in linea teorica, la cifra nelle casse dei partiti potrebbe passare dagli attuali 160 milioni di euro a un 330 milioni, più del doppio (anche se il ministro Quagliariello ha chiarito che esiste un tetto di 61 milioni di euro, stranamente non espresso però nel ddl e quindi, potremmo dire, “a fiducia”).
Ma di fiducia in questo momento ce n’è ben poca!
Cosa certa è che una forma di finanziamento pubblico resta, eccome!

Gli sgravi fiscali sono infatti una forma (anzi la principale forma) di finanziamento pubblico, visto che non sono altro che somme che lo Stato non incassa, consentendo ai partiti di avere donazioni da imprese o privati cittadini.
Quindi, i soldi che i cittadini dovrebbero pagare allo Stato, sotto forma di imposte, vanno invece ai partiti. La sola cosa che cambia è che, dunque, il passaggio finanziario non avviene più direttamente tra Stato e Partiti, ma indirettamente per il tramite dei cittadini.
Ma la sostanza è esattamente la stessa: i partiti continuano ad essere finanziati con risorse pubbliche Quello che invece è più difficile da prevedere è l'entità del finanziamento, non si può sapere a priori quanti effettueranno i finanziamenti e di che importi. Viste le forti agevolazioni previste è probabile che i partiti riescano a racimolare molto di più di quanto fanno oggi, e per il 37% a spese dello stato.

E le stranezze non finiscono qui.


Il parlamento infatti contemporaneamente sta approvando la legge di stabilità. La stessa prevede dei tagli di spesa ma, ove gli obiettivi non verranno raggiunti, quale clausola di salvaguardia, è già proposta una riduzione delle detrazioni di 2 punti % per le spese mediche, gli interessi per mutuo, le spese per istruzione, le spese veterinarie, le spese funebri, le spese sportive per i ragazzi e simili, passando dagli attuali 19% fino al 17%.

Due pesi due misure. Le agevolazioni per le spese dei cittadini le riduciamo ma quelle per i partiti le aumentiamo.

Perché? … mistero.

Come noto, oltre che non discutere di questi “particolari”, le forze politiche si sono accapigliate sul tetto della donazione e alla fine con un’intesa faticosamente raggiunta è stato previsto un tetto alle donazioni dei privati, Anche in questo caso però, con molta calma.

E cosa dire delle fondazioni politiche?
Moltissimi leader politici ne fanno uso per finanziare la loro attività. Ma chi versa contributi alle fondazioni è tutelato dalla massima segretezza. Le fondazioni non hanno fino ad oggi alcun obbligo di rendicontazione. Sono perciò state utilizzate spesso da alcuni politici per attrarre capitali .Inoltre le fondazioni usufruiscono anche del 5 per mille.


Una legge seria che vuole abolire il finanziamento ai partiti deve occuparsi anche e soprattutto della trasparenza nella politica, e prevedendo forti sanzioni per chi trasgredisce..

Il problema, o meglio l’opportunità, che si pone, è semmai (oltre che migliorare, sotto vari aspetti, la citata proposta) estendere tale trattamento di favore anche al terzo settore (anzi forse per questo settore è anche un po’ più legittimo e un po’ più doveroso).


Insomma, non sembra né un’innovazione, né un sacrificio, né un atto di spending review.
Ricordo che nell'aprile del 1993 è stato indetto un referendum sull'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e il 90,3 % si è pronunciato contro il finanziamento, ma nello stesso anno e a tempo di record il parlamento rifà un nuova legge (nr.515) e introduce il rimborso elettore, quindi non si tiene conto della, scomoda per i politici, volontà popolare e i cittadini sono stati gabbati. Sono trascorsi 20 anni, purtroppo, tanti altri grandi scandali su questo fronte si sono consumati, sono cambiati molti parlamentari,ma su questo tema,e non solo purtroppo, tutto si ripete e ci risiamo. Se la politica vuole tornare a essere veramente credibile e mettersi veramente al servizio dei cittadini deve ritrovare con coraggio una sola e antica parola: GRATUITA' !! altrimenti è solo una partita di giro o peggio si fa il vecchio e noto gioco del raggiro: TRE CARTE!!"

(lb)