Orari dei negozi, l'assessore Biagiotti alla Camera chiede nuove regole a nome dell'Anci

"Il caso 'movida' insegna: dare ai sindaci facoltà di coordinamento e riorganizzaione per tutelare commercianti e residenti"

Riflettere sul sistema delle liberalizzazioni, in particolare riguardo gli orari di apertura degli esercizi commerciali nelle città, per proporre nuove regole che tutelino maggiormente commercianti e residenti. E' quanto sostenuto stamani a Roma a nome dell'Anci dall’assessore allo Sviluppo economico Sara Biagiotti, che insieme alla collega del Comune di Bologna Nadia Monti, nel corso di un’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera ha consegnato un documento nel quale si chiede di "attribuire ai sindaci facoltà di coordinamento e riorganizzazione degli orari degli esercizi pubblici”, modificando così l’articolo 50 del Tuel che aveva invece abolito i limiti giornalieri e orari.
“Il caso tipico che rende indispensabile questo intervento – spiega l’assessore Biagiotti – è quello dei quartieri della movida: in queste zone della città gli esercizi commerciali si moltiplicano e chi non può stare aperto anche la notte, per mancanza di mezzi o di risorse, viene penalizzato. Intanto le notti insonni dei residenti annullano la loro qualità della vita. Per questo chiediamo che i sindaci possano avere la possibilità di conciliare le esigenze dei commercianti, della giusta concorrenza e del diritto alla qualità della vita dei cittadini, innanzitutto attraverso una regolamentazione di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali”. Non ci sono però solo i quartieri della movida: “Il tema si estende anche ai problemi di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità che, per esempio, alcune concentrazioni di esercizi commerciali possono creare, e che ad oggi restano ingovernabili”. Nadia Monti, da parte sua aggiuge che la questione “abbraccia più in generale la governance delle città: non si tratta – spiega – della semplice regolamentazione degli orari, perché le ricadute di questo tipo di liberalizzazione sono importanti anche dal punto di vista sociale. Se in una famiglia si lavora sette giorni su sette, per esempio, vuol dire che non c’è più il tempo per prendersi cura dei figli o degli anziani a carico nei giorni di riposo. E in questo caso cosa si fa? Si aumentano le strutture ricettive pubbliche per anziani e bambini? Con quali risorse? E’ un modello di società che cambia, e noi dobbiamo essere in grado di dare risposte alle nuove esigenze o, appunto, regolamentare l’apertura degli esercizi commerciali”.
Per non parlare, spiega ancora Monti, delle incongruenze presenti nell’attuale normativa, per cui “restano soggette a regolamentazioni le attività che occupano suolo pubblico: e così, ad esempio, i fiorai non possono vendere a Natale o nei giorni festivi, quando la richiesta è maggiore, e al contempo sono costretti a restare aperti nei giorni di basse vendite”.
“Il commercio di vicinato – concludono le esponenti dell’Anci – va comunque valorizzato e difeso, perché rappresenta un ideale presidio del territorio e un’attrazione per cittadini e turisti. Ma è necessario anche contemplare il diritto alla qualità della vita dei cittadini e la leale concorrenza”.