Cile, Agostini (Pd): "A 40 anni dal golpe, ancora sentimenti di solidarietà con il popolo cileno"
Questo l'intervento della presidente della commissione Pace Diritti umani Susanna Agostini (Pd):
"Ora che soffiano nuovi venti di guerra, chi viene dalla mia esperienza politica, trova radici e sentimenti forti nelle parole di questi giorni dello scrittore Luis Sepúlveda. Domani 11 settembre saranno trascorsi quarant’anni dal colpo di stato diretto dal generale Augusto Pinochet. Sotto il suo governo militare (1973 -1990), le forze armate e di sicurezza cilene uccisero o fecero sparire oltre 3000 persone. Altre migliaia furono torturate o costrette all'esilio. Sepulveda ricorda quel “giorno di feroce tristezza” attraverso la figura di Oscar Reinaldo Lagos Rios, ventuno anni, studente e operaio. Poco prima delle sette di mattina, il Presidente Allende entra alla Moneda. Con lui, il medico, un giornalista e un pugno di fedeli armati – non più di una ventina – che da soli, nell’arco della giornata – resistono all’attacco dei blindati dell’esercito golpista. Tra loro, Oscar è uno dei più giovani. I resti di tutti loro sono stati ritrovati pochi anni fa. Sepulveda ripercorre gli eventi del Paese sudamericano e smonta le teorie di quegli osservatori, che riconoscono al generale Pinochet di aver portato, con il golpe, notevoli benefici all’economia nazionale, quando non addirittura, favorito il ritorno alla democrazia in Cile. Noi, ventenni di allora, animati da sentimenti di condivisione e solidarietà, ci sentivamo cittadini del mondo e non riconoscevamo le distanze geografiche. Obiettivi comuni ai diversi movimenti erano la riorganizzazione della società sulla base del principio di uguaglianza, il rinnovamento della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l'eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale, e la fine della guerra come forma di relazione tra gli Stati. Un vasto schieramento di studenti e operai che prendeva posizione contro l'ideologia dell'allora nuova società dei consumi, che proponeva il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita sociale. La protesta giovanile si schierò contro la guerra del Vietnam, legandosi alla battaglia per i diritti civili. Da lì, il nemico comune divenne il principio dell'autorità. Nelle scuole, gli studenti contestavano la cultura ufficiale e il sistema scolastico, classista e obsoleto. Nelle fabbriche gli operai rifiutavano l'organizzazione del lavoro e i principi dello sviluppo capitalistico che mettevano in primo piano il profitto a scapito dell'elemento umano. Anche la famiglia tradizionale veniva scossa dal rifiuto dell'autorità dei genitori e del conformismo dei ruoli. Facevano il loro esordio nuovi movimenti che mettevano in discussione le discriminazioni in base al sesso e all'etnia. Il golpe cileno resta uno degli eventi politicamente e umanamente più tragici di quel periodo. Speranze ed illusioni della nostra generazione cominciarono lì ad incrinarsi. L’internazionalismo che ci trovava a fianco dei combattenti di ogni Paese che lottavano per la propria libertà, dovette fare i conti con una realtà che superava in ferocia ogni immaginazione. Eppure, davanti all’attuale, globalizzata crisi della politica, l’anniversario di quel giorno di feroce tristezza può aiutare i giovani a riavvicinarsi alla “res publica”. Perché se la politica, per tanti, può diventare carrierismo e posizionamento personale, per altri è esclusivamente impegno e difesa dei propri valori. La vita e la morte di Oscar ce lo ricordano"
(lb)