I "numeri" contrastanti di Libero e del Giornale, l'assessore Petretto: "E' l'idea della confusione che regna in quell'area politica"

Due quotidiani di centrodestra titolavano ieri: ‘Libero’ (a firma di Franco Bechis) “…negli ultimi tre anni oltre la metà dei primi cittadini dei Comuni capoluogo ha aumentato le accise locali… Renzi e Romoli gli unici ad averle abbassate”; mentre ‘Il Giornale’ (a firma di Stefano Filippi), “Il grande bluff de sindaco che taglia le tasse solo in tv”. “E’ l’evidente contrasto di vedute dà un’idea della confusione che regna in quell’area politica”, afferma l’assessore al bilancio Alessandro Petretto.
Che coglie l’occasione per una serie di precisazioni: “L’articolo su ‘Libero’ fa riferimento alla circostanza che il Comune di Firenze ha abbassato nel 2012 l’aliquota dell’addizionale Irpef (che proprio un’accisa non è) da 0.3 a 0.2; unica amministrazione di una certa dimensione (Romoli è sindaco di Gorizia) ad averla a tale livello. E quindi è corretto. Ma quel che l’articolo non dice è che l’aliquota è rimasta costante a 0.2 anche nel 2013; mentre a Roma è a 0.9 e in città come Brescia, Cremona, Venezia, Napoli e Salerno è stata portata a 0.9; Milano, Piacenza, Reggio Emilia ed altri comuni hanno invece inserito un meccanismo progressivo, che arriva comunque a 0.8 per i redditi più alti.
La motivazione della nostra scelta, non facile visti gli enormi tagli ai trasferimenti statali nel biennio 2012-2013, è chiara: gravando questa imposta in prevalenza sui redditi da lavoro, introduce una distorsione di scoraggia l’occupazione e il Comune di Firenze ha così supplito ad una politica del governo. Abbiamo preferito investire 4 miliardi di risorse, anziché nella riduzione delle aliquote dell’IRPEF, nella riduzione di un’imposta sul patrimonio immobiliare (Imu prima casa), non distorsiva sull’occupazione. Inoltre Firenze, con un’aliquota ADDIRPEF così bassa, sarà in grado anche di gestire il futuro, visto che nella Delega Fiscale in approvazione in Parlamento è prevista l’abolizione dell’addizionale comunale all’IRPEF.
L’articolo su ‘Il Giornale’ è una marmellata di inesattezze, confronti eterogenei e veri e propri errori concettuali, che criticare puntualmente richiederebbe molto tempo, spazio e pazienza dei lettori della rete civica. Mi limiterò solo ad un piccolo campione, ad alcuni punti palesemente infondati dell’articolo.
Pressione tributaria locale effettiva: quella correttamente ricavabile rapportando l’entrate del Titolo I , categoria I, alla popolazione si attesta su circa 810 euro pro-capite, meno del 4% del reddito mediano dichiarato dai fiorentini ai fini fiscali. E’ un livello molto basso se si considera la quantità e qualità di servizi forniti dall’amministrazione. La copertura media dei costi dei servizi a domanda individuale è del 50%, con fasce di esenzione e meccanismi selettivi in base alle disponibilità economiche degli utenti beneficiari. E’ un valore del tutto analogo ad amministrazioni comunali del Centro Nord. Quanto alla TIA-TARES, questa è stata riconfigurata nel 2012, per cui i confronti debbono essere resi omogenei. Ad ogni modo, dal 2012 al 2013 passa da circa 88 milioni di euro a circa 89 milioni, con una serie di interventi che hanno significativamente migliorato il servizio e aumentato la quota di raccolta differenziata. Ciò ovviamente fa aumentare i costi e quindi le tariffe, ma questo è motivo di vanto e non di censura.
IMU: Nel 2012 il gettito accertato è stato di oltre 176 milioni. Da dove derivino i dati su previsioni e incassi indicati nell’articolo nessuno lo sa. Peraltro, Firenze è tra i pochi comuni capoluogo che ha lasciato l’aliquota base sulla prima casa per il 2013 allo 0.4 per mille. Questo consentirà a Firenze di vedersi rimborsare dallo stato integralmente la prima rata IMU sospesa, a differenza di quei comuni che l’avevano alzata in sede di bilancio o si apprestavano ad alzarla. Il rimborso avverrà, infatti, sulla base degli incassi del 2012. Per l’IMU sulle seconde case ed le altre categorie “non abolite” Firenze ha aliquote del tutto in linea con altri comuni capoluogo.
Debito: A differenza di quanto dichiarato nell’articolo, si registra una consistente riduzione dello stock di debito complessivo che passa da 554 milioni nel 2011 a 512 milioni nel 2012 e, quel che più rileva, un abbattimento del relativo costo. Un oculato riequilibrio del portafoglio debito nel biennio passato ha consentito infatti di beneficiare del calo dei tassi di interesse e quindi del costo del debito. La spesa per interessi si colloca sui 23,4 milioni, ben al di sotto della capacità complessiva a termini di legge di 41 milioni.
Spesa per il personale: passa da 196 milioni nel 2010 a 174 milioni nel 2013, mentre l’incidenza sulla spesa corrente passa dal 42,61% al 36,15% nel 2013, rientrando agevolmente nei parametri stabiliti dalla normativa più recente. Le cifre esposte nell’articolo sono nella migliore delle ipotesi datate al 2010.
Derivati: Nell’articolo si confonde il valore di mercato dei derivati (mark to market) con la perdita realizzata. Quest’ultima avrebbe luogo solo in caso di chiusura prematura del contratto. Firenze ha sottoscritto nel mese di agosto un accordo molto favorevole con le tre banche interessate, in cui sono previsti risarcimenti a pronti, rinuncia a interessi legali, e continuazione dei contratti fino a scadenza. Di questo non vi è traccia nell’articolo, malgrado ne abbia parlato diffusamente la stampa nazionale.
Si avvicinano scadenze politiche rilevanti, forse anche elettorali e Firenze per ovvi motivi sarà sotto la lente di ingrandimento. E’ mia speranza che questo non porti a perpetuare altri interventi della stampa strumentali, inesatti e infondati”.(fd)