Se il mestiere s'impara a scuola uno su due trova un lavoro

L'assessora Giachi: «400 studenti che hanno abbandonato le superiori frequentano il Cfp con ottime possibilità di trovare un'occupazione»

Scuola addio, o forse arrivederci. Negli ultimi anni centinaia di giovani fiorentini hanno preso il sogno dei genitori che li avrebbero voluti prima diplomati e poi architetti, notai, avvocati, ingegneri o commercialisti, e lo hanno riposto nel cassetto.Ma a Firenze oltre 400 studenti che hanno abbandonato la scuola frequentano ora i due centri di formazione del Comune con ottime possibilità di ottenere subito un’occupazione. «Gli ultimi dati confermano l’importanza della nostra agenzia formativa, con il Cfp – ha annunciato l’assessora all’educazione Cristina Giachi – gli ex alunni trovano lavoro nel giro di pochi mesi dal termine dei corsi, siamo al 60 per cento nel settore ristorazione e al 50 negli altri corsi di formazione».
Le attività formative del Cfp si svolgono presso le sedi di via Pisana per il settore ‘industria e artigianato’ e divia Assisi per quello ‘ristorazione e turismo’, in aule e laboratori «dotate di attrezzature di notevole livello».
Lo svolgimento della maggior parte dei corsi, che sono gratuiti, è subordinato all’ottenimento dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo che il Comune persegue attraverso la partecipazione ai bandi provinciali, che lo vede concorrere con qualunque altra agenzia formativa privata che sia accreditata presso la Regione Toscana.
«Il core business dell’attività formativa – ha spiegato Cristina Giachi - resta quello dei corsi rivolti al recupero della dispersione scolastica e quindi alla formazione dei drop-out, cioè di quei ragazzi espulsi dai percorsi di istruzione e che, attraverso i nostri percorsi formativi, vengono avviati verso o un lavoro qualificato oppure, meno di rado di quanto si potrebbe supporre, verso un successivo reinserimento scolastico visto che diversi degli attuali docenti dei corsi di formazione comunali sono ex allievi reinseriti in percorsi professionali o di istruzione e ritornati al centro in veste di insegnanti».
All’interno dei due centri comunali si svolgono anche corsi riconosciuti di vario genere, aperti alla cittadinanza, oltre a corsi per la riqualificazione di disoccupati e cassaintegrati. Vi si svolgevano fino a poco tempo fa anche corsi per l’apprendistato, ma le recenti modifiche apportate dalla Regione ai bandi di assegnazione dei finanziamenti hanno temporaneamente escluso i Cfp comunali da questo segmento di attività.
«Tutte cose che non si improvvisano – ha rilevato l’assessora Giachi - ma che ora rischiano di essere messe in crisi dalla instabilità e dalla aleatorietà dei flusso dei finanziamenti pubblici: i fondi europei distribuiti dalla Regione attraverso la Provincia siano stati tagliati e non aumentati. E così il numero di questi corsi si è purtroppo ridotto con il passare degli anni, tanto che negli ultimi tre anni siamo passati da 20 a 10 corsi complessivi nei due centri. Sarebbe necessario un ripensamento dei canali di finanziamento di questa attività che in tempi di crisi economica è divenuta fondamentale anche per i numerosi disoccupati che hanno voglia di mettersi in gioco di nuovo imparando nuovi mestieri. Solo poche settimane fa abbiamo festeggiato gli esami degli adulti iscritti al corso di pasticcere e fornaio. Per quanto riguarda i giovani che hanno abbandonato la scuola, si dovrebbe fare maggiormente attenzione, nella fase di finanziamento, a quelle realtà come il CFP che si preoccupano oltre che della formazione strettamente professionale, di favorire il reinserimento nei percorsi scolastici». (fn)