L'assessora Giachi oggi a Milano per le celebrazioni dei 20 anni della strage di via Palestro

"Istituzioni unite perchè la criminalità non condizioni la vita del nostro paese"

 L’assessora Cristina Giachi, in rappresentanza della città di Firenze, ha partecipato stamani a Milano, portando il saluto del Sindaco Matteo Renzi, alle celebrazioni per il 20° anniversario della strage di via Palestro, ultimo sanguinoso atto degli attentati mafiosi che nel 1993 colpirono e sconvolsero anche Roma e Firenze, con la strage di via dei Georgofili. A Milano, come a Firenze, le vittime furono cinque: tre vigili del fuoco, un agente della polizia municipale e un venditore ambulante di origine marocchina, uccisi dallo scoppio di un’autobomba.
Stamani sul luogo dell'attentato è stata collocata una nuova targa voluta dal Comune di Milano, che riporta la scritta ''vittime di una strage mafiosa'', facendo riferimento alla verità giudiziaria stabilita da una sentenza della Corte di Cassazione; la cerimonia, a cui hanno partecipato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, i familiari delle vittime e le più alte cariche della città, si è conclusa poi nella Sala Conferenze del Padiglione d'Arte Contemporanea con una serie di interventi e la premiazione dei corpi dei vigili del fuoco. "Il Comune di Firenze non è qui a Milano, oggi, soltanto per solidarietà - ha detto Cristina Giachi - ma per significare che le istituzioni, insieme possono impedire che la criminalità intervenga nella storia del nostro paese". Citando le parole del pm Gabriele Chelazzi, ha ricordato, infatti, che " «la campagna di stragi del ’92, ‘93, ‘94 voleva condizionare la storia di questo paese. Non esiste, nella storia di questo Paese un periodo storico come quello che va dal maggio del ’93 all'aprile del ’94. In cui sia stata praticata la strage con tanta sistematicità. In cui sia stato messo a repentaglio l'interesse all'incolumità pubblica, l'interesse alla conservazione della identità culturale. In cui siano stati messi a repentaglio questi interessi, questi beni con tanta sistematicità, con tanto accanimento».
Dopo Roma (14 maggio) e Firenze (in via dei Georgofili il 27 maggio) nella notte tra il 27 e il 28 luglio due bombe esplosero nuovamente nella capitale (a San Giorgio al Velabro e a San Giovanni in Laterano) e una, appunto, a Milano. Dieci le vittime totali, centinaia i feriti, incalcolabili i danni al patrimonio artistico.
Proprio a Firenze si è svolto il processo contro mandanti ed esecutori di una stagione di terrore che non ha uguali nella storia della Repubblica. All’elenco dei morti e dei feriti andrebbero aggiunti anche i familiari e gli amici delle vittime privati con la violenza dei loro affetti e del futuro che avevano immaginato e che non hanno potuto vivere. Come affermò il pm Gabriele Chelazzi al processo, Cosa Nostra aveva agito «come un esercito che si è avventato nelle vie e nelle piazze delle città con furia distruttrice, deliberatamente insensibile alla differenza che c’è tra gli esseri umani e le cose. Cioè a dire che ha messo sullo stesso piano gli esseri umani e un marciapiede; gli esseri umani e un fabbricato; gli esseri umani e un’automobile in sosta».
A Firenze, il 27 maggio scorso la strage di via dei Georgofili è stata ricordata con un serie di iniziative, tra le quali un girotondo di mille bambini intorno agli Uffizi per ricordare Caterina, la più piccola delle vittime dell’attentato. E con la mostra dell’Agenzia Ansa in Palazzo Vecchio, che documentava l’intera storia di quell’evento e di questi venti anni, attraverso le foto e il lavoro giornalistico svolto proprio dall’Agenzia.

 

(ag)