Maggio, Giocoli (Noi con Matteo Renzi): "Sostenevo le attuali posizioni del sindaco già nel 2010, unica strada da percorrere per uscire dalla crisi è intraprendere un profondo cambiamento"
Questo l’intervento della capogruppo di Noi con Matteo Renzi Bianca Maria Giocoli
“L’11 maggio del 2010 sono stata fischiata, offesa e oltraggiata durante il consiglio comunale svoltosi al Teatro Comunale. Perché? Perché avevo detto che a differenza dell’Opera di Monaco che vantava ben 177 rappresentazioni o il Metropolitan, di New York 225, o la Scala 300, il Festival del Maggio ne aveva molte, molte meno. Avevo detto che bisognava misurarsi con il mercato, essere competitivi per emergere, che non si poteva andare avanti vivacchiando solo con anteprime e zero repertorio o aspettare come la manna dal cielo i sussidi statali; che per attirare gli sponsor bisognava smettere di piangersi addosso.
Avevo anche detto che i lavoratori tecnici e amministrativi erano troppi per un periodo che già era di crisi, che c’erano voci troppo alte e non consone ai tempi come i costi di produzione (nel 2009 erano 9 milioni) e i costi del personale di 28 milioni. Sono stata fischiata perché avevo parlatodi fantasia contabile della jungla degli integrativi, le indennità di strumento di registrazione e di presenza anche quando si sta a casa e si usa il nome del Maggio per la propria attività professionale privata (e meno male che a Firenze non c’era come a Napoli la indennità di lingua o di umidità). Tali indennità non erano più accettabili se non a fronte di maggiore produttività. Ho sempre avuto il sospetto che taluni sindacalisti, ma non tutti, avessero a cuore la tutela degli integrativi e non un maggior numero di alzate di sipario, o più produzioni o che le scenografie non venissero buttate via. E’ vero che i soldi dello Stato erano e sono diminuiti ma nessuno si era stracciato le vesti in passato perché tali soldi venivano spesi male e mal gestiti.
Ora come allora i privati investitori devono essere stuzzicati e non solo tediati da litanie e lamentazioni. Se allora Ferragamo contribuiva al Meyer e non al Maggio forse c’era un perché come forse c'era un perché se Confindustria dava lo stesso importo anche alla Firenze Parcheggi.
Le nostre parole purtroppo sono state premonitrici: era meglio accettare tre anni fa i sacrifici e non continuare in toni da scontro ormai obsoleti. Quello che è mancato in questi anni è stata una seria autocritica, si è pensato solo a contestare il governo e non ad attuare subito rigore massimo e senso di responsabilità. La lettera del sindaco al Corriere della Sera del 3 luglio ripercorre tutti gli argomenti che nel maggio 2010 avevo sostenuto.
Io però ho fiducia: la Pergola è rinata e anche il Maggio lo può fare, deve come un azienda essere ridimensionata non toccando l’eccellenza artistica come si vorrebbe far credere. Sono anche d'accordo su quanto dice Renzi a proposito della chance della liquidazione coatta amministrativa per ridimensionare i crediti delle banche per poi ripartire.
Il ministro invece mi sembra un deja vu: l’arte del rinvio ‘dello struzzo’ non va più bene. Il nostro Paese ce la può fare: se ripartiamo dal paesaggio e dalla cultura. Ripartire dalla cultura significa ritrovare e sviluppare il talento ma richiede un cambiamento non solo nel modello proposto dalla Politica ma anche nella cultura della società”.
(fdr)