Bilancio, i dubbi dell'assessore Petretto: "Stiamo subendo qualcosa di rapinoso, beffardo e paradossale"
“Quello che sta subendo l’amministrazione finanziaria fiorentina in queste ore ha un che di rapinoso, oltre che di beffardo e paradossale”. Lo afferma l’assessore al bilancio Alessandro Petretto al lavoro con gli uffici per sul bilancio preventivo 2013.
“Due sono le vicende sulle quali voglio richiamare l’attenzione. Nel luglio del 2012 con il decreto sulla ‘spending review’ – ricorda l’assessore Petretto – è stato disposto un taglio di trasferimenti ai Comuni per 2,250 miliardi di euro nel 2013. Si tratta di una delle poche poste certe di un fumoso pacchetto di interventi per i quali l’amministrazione centrale nel corso dei mesi ha poi alzato le mani in segno di resa. Sui metodi di riparto tra i Comuni italiani di questa cifra esorbitante si è levata per quasi un anno una cortina di fumo. Solo un ristretto novero di esperti riusciva a seguire la contorta vicenda che si rimpallava tra ministero degli interni, dell’economia e dei rapporti con le regioni. Con un decreto del ministero degli interni della primavera 2013 è stato stabilito il meccanismo: un taglio lineare proporzionato alla spesa per consumi intermedi del 2011, per ciascun Comune. E’ talmente cervellotico il criterio che lo stesso ministero non ha esitato a manifestare una certa vergogna per le numerose criticità. Per Firenze comporta un taglio di più di 18 milioni di euro, per dare un’idea, tre punti dell’addizionale Irpef, l’80% dell’imposta di soggiorno”.
Sulla base di questa cifra il Comune di Firenze – al pari degli altri Comuni – ha cominciato ad impostare il bilancio 2013, appesantito da questo allucinante taglio, mentre l’amministrazione centrale ha continuato imperterrita a spendere, adducendo difficoltà varie ad applicare la sua ipotetica ‘spending review’. Nel corso dell’approvazione del D.L.35/2013, quello sullo sblocco dei pagamenti alle imprese, il ministero degli interni ha presentato un emendamento, poi approvato la settimana scorsa, che cambia il meccanismo di riparto.
“Non è tanto importante discutere se questo meccanismo sia migliore o peggiore del precedente, conta il risultato – dice ancora l’assessore Petretto –. A metà giugno, Firenze si trova con un taglio ulteriore di 2,5 milioni di euro (in tutto quasi 21 milioni, il gettito dell’imposta di soggiorno appunto). Con l’aiuto di parlamentari fiorentini si cerca di ovviare a questo ulteriore salasso, con emendamenti su altri provvedimenti in corso di approvazione, ma non si è certi di ottenere il risultato”.
“Nel 2012 – aggiunge – il ministero dell’economia ha previsto un accertamento convenzionale dell’Imu per il Comune di Firenze superiore di oltre 8 milioni a quello effettivo. Ciò ha significato una corrispondente riduzione dei trasferimenti. Non è mai stata data una convincente spiegazione a queste discrepanze che il MEF ha cominciato a chiamare, beffardamente, ‘code di accertamento’, come se si trattate di fastidiose pretese dei Comuni. Poi si è cercato di giustificare il taglio, perché di questo si tratta, sostenendo che nell’accertamento convenzionale del MEF era computata anche l’Imu sugli immobili di proprietà dei comuni che questo avrebbero dovuto pagare a loro stessi. Resosi conto dell’assurdità di tale spiegazione, il governo ha con il D.L. 35/2013, rinunciato in parte a queste pretesa, disponendo una restituzione complessiva per 600 milioni”.
L’assessore Petretto si chiede: come verrà restituito il mal tolto al Comune di Firenze (un recupero una tantum o strutturale?), e di quanto, non è dato sapere a tutt’oggi. Al 20 giugno sorgono una serie di domande: quale cifra mettiamo in bilancio 2013 (notizie di corridoio parlano di 5 milioni circa)? Rimandiamo il tutto all’assestamento? E come prevediamo di impostare gli equilibri del bilancio di parte corrente? Entra o non questa cifra nel bilancio pluriennale?
“In tutti i Paesi europei a finanza decentrata sono stati, in questi anni, disposti contenimenti di spesa degli Enti Locali – conclude l’assessore al bilancio – . Ovunque sono stati definiti rigorosi profili di riduzione, da attuare lungo intervalli di tempo di cinque anni o più anni, con parametri di riparto logici e stabili nel tempo, che consentono anno per anno ai sindaci di programmare i necessari interventi. A questo si aggiunge un’autonomia tributaria molto superiore alla nostra che consente di modellare manovre dal lato delle spese e delle entrate, rendendone conto ai propri cittadini. Perché da noi operano solo beffardi sistemi di rapina che scaricano sempre su altri le responsabilità collettive di una finanza pubblica fuori controllo?”.(fd)