Finanzimento pubblico ai partiti, l'intervento del vicepresidente Scino (Pd)

"Abrogazione di «tutte le norme che attribuiscono ai movimenti o partiti politici un rimborso in relazione alle spese elettorali sostenute»; introduzione del credito di imposta per i contributi elettorali volontari (40 per cento del contributo versato, con un limite di 10 mila euro).
Poi ci sono i premi: la proposta di legge presentata recentemente da un “gruppo dei parlamentari” alla Camera introduce infatti anche ulteriori benefici, pari al 3 per cento, se partiti e movimenti politici adottano le primarie; meccanismi di protezione delle minoranze; rendicontazione pubblica delle spese di partito.
La proposta di legge, denominata «Scegli tu», tende dunque all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
I rimborsi già previsti per i prossimi anni del resto, con la citata proposta, non verrebbero in realtà subito cancellati, ma cesseranno solo a partire dal «quarto esercizio finanziario successivo a quello in cui è compresa la data di entrata in vigore della presente legge». Nel primo, nel secondo e nel terzo esercizio successivo a quello di entrata in vigore della legge, «il rimborso è riconosciuto nelle misure, rispettivamente, del sessanta, del quaranta, del venti per cento dell’importo» che spetta sulla base della legge ora in vigore, la 157 del 3 giugno 1999.
La proposta ricalca quella d’iniziativa popolare delineata dal professor Pellegrino Capaldo nella scorsa legislatura, portando però la detraibilità dal 95 al 40 percento.
La proposta è senz’altro encomiabile e da sostenere.
Del resto, però, a ben vedere, il meccanismo prospettato non è certo una novità, essendo già presente nel nostro Ordinamento fiscale.
Non ci sarebbe infatti neppure bisogno di una nuova legge, essendo sufficiente, semmai, semplicemente, modificare importi e percentuali di quanto già attualmente previsto per le erogazioni liberali a favore dei partiti.
Il problema, o meglio l’opportunità, che si pone, è semmai (oltre che migliorare, sotto certi aspetti, la citata proposta, per lo meno, per esempio, sotto il profilo del controllo e della trasparenza) estendere (ampliandolo) tale trattamento di favore, certamente legittimo ed anzi doveroso, anche però al terzo settore (anzi forse per questo settore è anche un po’ più legittimo e un po’ più doveroso).
Tornando quindi alla nuova proposta, si sottolinea soltanto che, come detto, tra le erogazioni liberali già normativamente regolate vi rientrano già anche le elargizioni ai “partiti e movimenti politici” (la norma vigente già usa questa definizione).
Quindi, come detto, il meccanismo agevolativo proposto con la recente iniziativa legislativa è già presente nel nostro Ordinamento, essendo prevista la possibilità, da parte del benefattore, di detrarre dall'imposta dovuta, ovvero di dedurre dall'imponibile, una parte percentuale dell'erogazione eseguita. Esattamente come proposto nel progetto “Scegli tu”.
Quanto, nello specifico, alla possibilità di operare la detrazione delle liberalità effettuate in favore dei partiti e movimenti politici, la normativa, fino al 2013, riconosceva la possibilità di detrarre dall'imposta lorda e fino a concorrenza del suo ammontare, il 19 per cento delle erogazioni liberali in denaro ai partiti e movimenti politici per somme comprese tra 51,65 e 103.291,38 euro, a condizione che il versamento venga eseguito mediate versamento bancario o postale.
La detrazione spettante, considerando l'aliquota del 19%, era quindi compresa tra un minimo di 9,81 euro e un massimo di 19.625,36 euro.
Con l’art. 15, comma 1 bis del Tuir, come sostituito, a decorrere dal 2013, dall’art. 7, comma 1, L. 6 luglio 2012, n. 96, è stata aumentata la percentuale di detraibilità.
Dall'imposta lorda si può infatti ora detrarre un importo pari al 24 per cento, per l'anno 2013, e al 26 per cento, a decorrere dall'anno 2014, delle erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti e dei movimenti politici che abbiano presentato liste o candidature elettorali alle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica o dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, oppure che abbiano almeno un rappresentante eletto a un consiglio regionale o ai consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano, per importi compresi fra 50 e 10.000 euro annui, a condizione che siano effettuate mediante versamento bancario o postale.
La detrazione spettante oggi, quindi:
• per l'anno 2013, considerando l'aliquota del 24%, è compresa tra un minimo di 12,00 euro e un massimo di 2.400,00 euro;
• a partire dall'anno 2014, considerando l'aliquota del 26%, è compresa tra un minimo di 13,00 euro e un massimo di 2.600,00 euro.
Non essendoci nella disciplina vigente fino al 2013 il tetto limite di detrazione, previsto invece nella nuova proposta (e nella disciplina attualmente vigente), questa, rispetto a quanto concesso fino a qualche mese fa, potrebbe risultare anche peggiorativa per il cittadino/finanziatore, almeno sotto il profilo di scegliere liberamente chi e quanto finanziare.
La nuova proposta, invece, sarebbe comunque risultata più (fiscalmente) conveniente per il cittadino/finanziatore, anche rispetto alla disciplina vigente fino al 2013, per finanziamenti di minore entità (almeno per quelli fino a 53.000,00 Euro).
Rispetto invece alla disciplina appena entrata in vigore la nuova proposta è senz’altro migliorativa.
Ma allora perché, dopo soli pochi mesi, torniamo nuovamente a proporre di modificare una normativa che, nella versione precedente era per certi versi addirittura più favorevole per il contribuente/finanziatore e su cui, comunque, senza stravolgere ulteriormente il sistema, sarebbe sufficiente intervenire semplicemente modificando le percentuali?
In conclusione, l'interesse del donante in tutti questi casi è certamente quello di poter dedurre il massimo possibile rispetto all'erogazione liberale effettuata.
Nel caso del finanziamento ai partiti, condividendo lo spirito della nuova proposta, ci si permette solo di evidenziare come questa, nel meccanismo proposto, sia in realtà già attualmente presente nel nostro sistema tributario.
Basta dunque dire che questo è, d’ora in poi, il solo legittimo sistema di finanziamento ai partiti e il gioco sarà fatto (basta che non si aggiunga l’ennesima stratificazione normativa a creare più confusione che altro).
Se poi sia più favorevole la percentuale vigente fino al 2013, quella attualmente vigente o quella ora proposta, questi sono solo dettagli tecnici, che possono essere senz’altro oggetto di approfondimento.
Ciò che conta, come giustamente fatto dal Gruppo dei parlamentari, è muoversi!
E muoversi anche, possibilmente nella stessa direzione di miglioramento, a favore delle Onlus, il cui finanziamento è forse anche un problema ancora più urgente di quello dei partiti"
 

 

(lb)