Il presidente Giani Firenze ricorda il primo sindaco Ferdinando Bartolommei (1859-1863)
Centocinquantaquattro anni fa, il 27 aprile 1859, Firenze viveva la sua ‘rivoluzione pacifica’ con la partenza, dalla Capitale del Granducato di Toscana, di Leopoldo II dei Lorena. Si costituì allora un governo provvisorio che guidò Firenze e la Toscana per quasi un anno, contribuendo all’Unità d’Italia.
Quello storico avvenimento è stato celebrato questa mattina dal presidente del consiglio Eugenio Giani con una cerimonia in via Lambertesca 11, sotto il Palazzo Bartolommei-Buschetti, dove il marchese Ferdinando Bartolommei preparò la ‘rivoluzione’ senza spargimento di sangue che portò all'uscita di scena del Granduca Leopoldo da Firenze, il 27 aprile di 154 anni fa.
«La scelta cardine fu quella di affidare a un sindaco nuovo, all’epoca si chiamava ‘gonfaloniere’, Ferdinando Bartolommeiil compito di guida della città – ha spiefgato il presidente Giavi – quel sindaco che guidò la Firenze della ‘provvisorietà’ fino al momento nel quale diventò la capitale d’Italia era un liberale che aveva pagato di persona visto che negli ultimi anni del granducato era stato persino arrestato».
«Bartolomei – ha spiegato il presidente Giani - guidava un partito, la ‘Società nazionale’, diffusa in tutta Italia ed espressione della borghesia illuminata che traghettò all’unità d’Italia un vera e propria generazione di classe dirigente che dagli Stati preunitari aveva coltivato gli ideali risorgimentali».
«Da qualche anno vogliamo quindi ricordalo – ha concluso Eugenio Giani - per questa svolta che testimonia una delle anime più autentiche del Risorgimento italiano».
Nominato, dopo la rivoluzione, gonfaloniere di Firenze (carica che conservò fino al 1864), Bartolomei fu nel luglio 1859, tra i fondatori del giornale La Nazione,deputato all'Assemblea dei rappresentanti della Toscana (agosto 1859), e l’anno seguente deputato di Montecatini alla VII legislatura. Nel maggio 1860 si recò a Torino e riprese a lavorare attivamente per la ricostituita Società nazionale e per l’invio di aiuti alla spedizione dei Mille. Nominato senatore nel 1862, non poté partecipare attivamente ai lavori dell’assemblea. Gravemente malato e divenuto quasi cieco, dedicò le ultime energie allo studio delle riforme degli istituti di beneficenza.
Morì a Firenze il 15 giugno 1869. (fn)