Commemorato il magistrato Gabriele Chelazzi

Individuò e fece condannare mandanti ed esecutori delle stragi del '93-'94

«Questi non sono momenti di retorica vuota ma di ricordo profondo e di costruzione del futuro». Lo ha detto l’assessora all’educazione e alla legalità Cristina Giachi intervenendo, questo pomeriggio all’aula bunker di Santa Verdiana, alla commemorazione del pm Gabriele Chelazzi il pubblico ministero che ha coordinato le indagini sulle autobombe del ’93-‘94: l’attentato a Maurizio Costanzo (a Roma), la strage di via dei Georgofili a Firenze e di via Palestro a Milano e le due di Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro, oltre ai falliti attentati allo stadio Olimpico e al pentito Salvatore Contorno nell’aprile 1994.
Sono passati venti anni dalla notte che sconvolse Firenze e cancellò cinque vite. Alle 1.04 del 27 maggio 1993 un Fiat Fiorino imbottito con oltre 250 chili di esplosivo ad alto potenziale esplose in via dei Georgofili uccidendo Angela e Fabrizio Nencioni con le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente di architettura Dario Capolicchio. Quella notte il sostituto procuratore Gabriele Chelazzi era in turno d’urgenza. Fu lui a occuparsi, da subito, di quella spaventosa esplosione che, oltre a uccidere cinque persone e ferirne alcune decine, aveva distrutto la sede della Accademia dei Georgofili e gravemente danneggiato la Galleria degli Uffizi, oltre che numerosi altri monumenti e palazzi. Da quella notte Chelazzi dedicò tutta la sua vita, fino alla morte prematura nell’aprile 2003, alle indagini su quello e sugli altri attentati con autobombe che devastarono l’Italia nel 1993.
La commemorazione, presieduta dal presidente del tribunale Enrico Ognibene, si è aperta con i saluti dell’assessore all’educazione e alla legalità Cristina Giachi, dell’assessore provinciale Antonella Coniglio e dell’assessore regionale Vittorio Bugli. Era presente la presidente della commissione pace e diritti umani del consiglio comunale, Susanna Agostini.
«Fare bene il proprio il proprio lavoro, qualunque esso sia, è il primo obbligo che abbiamo verso la legalità – ha aggiunto l’assessora Giachi – e Gabriele Chelazzi ha fatto bene, in modo magistrale il suo lavoro, con onestà intellettuale; penso ad esempio al suo mettere in guardia i suoi stessi colleghi dalla costruzione di ‘teoremi’ o dall’innamorarsi delle proprie ricostruzioni. Chelazzi lavorava in maniera spasmodica ai particolari, e ha dimostrato fedeltà alla sua missione, al compito e alla funzione civile di magistrato».
A 20 anni di distanza le oscure ragioni di quella strategia terroristica, che oltre Firenze colpì Roma e Milano, sono state quasi del tutto individuate: gli uomini che azionarono le autobombe in nome e per conto della mafia siciliana (ovvero Cosa Nostra), e chissà per quali altri mandanti, volevano costringere lo Stato a far marcia indietro sul ‘carcere duro’ per i boss mafiosi e sulla legge sui pentiti.
Grazie al lavoro di Gabriele Chelazzi, e a quello dei colleghi Piero Luigi Vigna, Francesco Fleury, Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini, boss e gregari di Cosa Nostra sono stati condannati definitivamente quali mandanti ed esecutori di quella stagione di terrore. Tra questi i capi della mafia siciliana condannati dalla corte d’assise di Firenze: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano e Matteo Messina Denaro.
Il processo si aprì a Firenze (tra le parti civili c’era anche il Comune di Firenze) il 12 novembre 1996 e si è chiuso in Cassazione il 6 maggio 2002: un ‘record’ nell’Italia delle stragi impunite.
«Il messaggio che ci lascia questo grande magistrato – ha concluso l’assessore all’educazione e alla legalità – è l’invito a fare bene il nostro lavoro, a compiere fino in fondo il nostro dovere». (fn)