Festival d'Europa, l'assessora Giachi: «La nostra città darà un contributo importante»

Questo il testo dell’intervento dell’assessora alle politiche europee Cristina Giachi:

«Firenze si colora di blu e diventa capitale d’Europa per cinque giorni. Dal 7 al 12 maggio, la seconda edizione del ‘Festival d’Europa’, animerà piazze, palazzi, teatri e istituzioni con dibattiti internazionali sui valori dell’Unione e trasformerà la nostra città in un laboratorio globale di comunicazione, consapevolezza, opportunità per i giovani in cerca di futuro. Mostre, spettacoli, concerti, rassegne cinematografiche, eventi culturali, convegni e seminari arricchiranno il calendario che avrà il suo momento clou con ‘The State of the Union’, evento organizzato dall’Istituto Universitario Europeo, nella quale economisti, accademici ed altre figure di primo piano del panorama internazionale discuteranno al massimo livello del progresso fatto sul cammino dell’integrazione europea dopo il Trattato di Lisbona.
Saranno dunque giorni esaltanti quelli che ci attendono a maggio e siamo sicuri che la nostra città darà un contributo importante: l’Europa appare a tutti indispensabile.
L’Europa unita è la realizzazione di un sogno che per mezzo millennio ha accompagnato quanti, da Machiavelli (del quale, quest’anno, celebriamo il quinto centenario della stesura de Il Principe) a Altiero Spinelli, hanno visto nelle guerre ‘fratricide’ tra i popoli e gli Stati d’Europa, nelle ideologie nazionaliste, nelle lotte tra mercati, nell’illusione del comunismo, la tragedia di una civiltà, peraltro altissima.
Quando nel 1941 Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi firmarono il famoso Manifesto di Ventotene, la loro lotta aveva come obiettivo «un’Europa libera e unita». La successiva Dichiarazione di Milano del 1943, che creò il Movimento Federalista Europeo, confermò l’impegno per un’Europa democratica unita. Si trattò di uno sviluppo naturale della ricerca dell' Europa di una democrazia guidata da quei grandi ideali che nel corso dei secoli si erano sviluppati e sedimentati nella cultura europea, fonte d’ispirazione a sua volta per il mondo intero.
L’unità europea è stata il frutto di un processo difficile, un’avventura e una sfida, appunto, segnata dal confronto aspro, che mano a mano è venuto sorgendo fra gli Stati più importanti (la Gran Bretagna, anzitutto, restia a farsi europea, e poi la Francia e la Germania). Quella di Spinelli e dei suoi compagni era un'utopia che faceva tesoro della conoscenza della storia del continente, delle guerre mondiali e delle rivoluzioni, delle crisi economiche, delle carestie, delle migrazioni bibliche. E, in maniera lungimirante, dimostra che senza l’Europa politica nessuna Europa sarebbe mai realistica. Questo era lo spirito di Ventotene. A questi temi sicuramente si tornerà nei giorni di maggio. E non solo. Non ci sono più Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi, riuniti allora nell’isola del vento in un’Europa travolta dalla tempesta. Ci sono però, in un’Europa prospera (anche se attraversata da una grave crisi economica) e libera, persone dotate di prestigio intelligenza e volontà tali da lanciare credibilmente in un manifesto l’appello alla formazione del nuovo partito della repubblica europea. Tra di loro sicuramente tanti giovani che proprio a Firenze, a maggio, saranno protagonisti di momenti importanti di elaborazione e riflessione sull’Europa di domani».

 

(fn)