Carceri, Giocoli (Noi con Matteo Renzi): "Le donne, la parte più fragile, meno tutelata, più sofferente della popolazione carceraria"

"Il motivo è semplice: il carcere è ‘maschio', pensato per gli uomini e abitato per lo più da uomini"

Questo l’intervento della capogruppo di Noi con Matteo Renzi Bianca Maria Giocoli

“In Italia le donne in carcere sono pochissime: 2818, il 4% del totale. Vivono ristrette in uno dei 5 istituti femminili (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli e Venezia Giudecca) o in una delle 52 sezioni presenti all’interno delle carceri maschili.
I penitenziari sono pochi e quindi le donne oltre a tutti i problemi comuni alla popolazione carceraria soffrono anche la lontananza dai parenti.
Le difficoltà di accesso rendono difficile mantenere costanti rapporti familiari e di amicizia .
Paradossalmente proprio perché non esiste una diffusa criminalità femminile è resa difficile e dura la permanenza nelle carceri: proprio i numeri sono il nemico.
Le donne in genere stanno in carcere per periodi brevissimi, per reati legati per lo più al traffico di stupefacenti, in maggioranza corrieri di droga.
Il tasso di recidiva è molto alto ed è per questo che bisogna continuare ad investire nelle attività lavorative e di studio e Firenze è un esempio da tempo. E in questa direzione va la «legge Alfano» sui bimbi in carcere. Approvata nel 2011, entrerà in vigore nel 2014: a meno di particolari esigenze cautelari di «eccezionale rilevanza», le detenute incinte o con bambini fino a 6 anni non saranno più chiuse in cella ma sconteranno la pena in strutture apposite.
Bene la legge ma le strutture dove sono? A Milano è nato nel 2007 L’ICAM, un istituto di custodia attenuata per quelle donne che sono madri. In questa struttura senza sbarre ci sono una decina di donne (per lo più straniere) che vivono lontano dal carcere ma con le stesse regole. I bambini vengono portati al nido mentre le madri si dedicano ad attività volte al recupero sociale.
Peccato che queste strutture per ora non ci siano. E visto che la legge non riguarda tutte le detenute, ciò significa che i bambini in carcere continueranno ad entrare. Invece di una legge, servirebbe un accordo amministrativo, proprio come è successo a Milano. La mozione approvata da questo consiglio comunale a dicembre 2012 va in questa direzione: lavoriamo tutti per renderla operativa”.

(fdr)