Appalti biblioteche, Grassi e De Zordo: "Il Comune volta le spalle ai 70 dipendenti che lavorano ogni giorno nelle strutture comunali. Nessuna garanzia sul posto di lavoro e sul proprio salario"

"Inutili gli sforzi delle commissioni Cultura e Lavoro"

"Nessuna clausola sociale nel bando d'appalto per le biblioteche del Comune di Firenze che garantisca il posto di lavoro ai 70 dipendenti attualmente impiegati e nessuna norma che garantisca con l'inserimento di un contratto collettivo di riferimento uno stipendio almeno pari a quello attuale: questo l'esito della lunga discussione che le commissioni cultura e lavoro anche su nostra richiesta hanno dedicato al bando in pubblicazione in questi giorni da parte della Direzione Cultura del comune di Firenze". Lo affermano i consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo - Inaccettabile che l'Amministrazione abbia deciso di giocare sulla pelle di coloro che giornalmente e da anni hanno mandato avanti il servizio bibliotecario e che offrono un ottimo servizio, assai gradito e apprezzato dai fiorentini. Non ci vengano a dire che con il riconoscimento di 8 punti su 100 si possano tutelare i dipendenti attualmente impiegati: tutelare non significa limitarsi ad una clausola di priorità e ad una quantificazione peraltro ridicola di un punto ogni dieci dipendenti riassunti. Dopo il parere negativo dell'Avvocatura all'inserimento della clausola sociale nel bando, perché ritenuto che avrebbe esposto il Comune al rischio di ricorsi e lesivo della concorrenza del libero mercato, che pure è stata inserita da numerosi altri comuni in tutta Italia, avevamo almeno richiesto che fossero valutate alcune modifiche che potessero cercare indirettamente una tutela e una salvaguardia salariale: prima fra tutte che gli 8 punti riconosciuti a chi riassume il personale in essere, fossero attribuiti solo in caso della totale riassunzione delle 70 persone, poi che fosse valutato l'inserimento del riferimento del contratto di Federculture come contratto collettivo nazionale di riferimento, così che potesse essere garantito uno stipendio degno della professionalità ed esperienza dei dipendenti, e infine come 'extrema ratio' che almeno si facesse leva sull'accordo firmato con Confcommercio a livello ministeriale per i rinnovi degli appalti dei servizi col contratto del commercio, come nel nostro caso, per inserire una clausola sociale per coloro che vi erano impiegati. Tutti i tentativi sono falliti anche se non é stata consegnata alcuna nota dell'Avvocatura che attestasse e motivasse la impossibilità di accogliere le nostre richieste ed invece ci si sia limitati da parte della direttrice De Siervo a dichiararne la impossibilità. Troppo facile dire che gli uffici e l'assessore hanno cercato di fare del loro meglio ma nulla poteva esser fatto in più, quando poi non si porta alcun atto a comprovare i tentativi e si chiede di fidarsi della loro parola. Attendiamo di conoscere l'esito del bando e di sapere quale sarà il destino dei 70 dipendenti, sapendo che poteva esser fatto molto di più se si fosse voluto andare incontro alle richieste dei sindacati e dei lavoratori, e chiederemo formalmente le risposte agli uffici in merito a come mai in Italia molti bandi contenevano garanzie per i lavoratori, ma non a Firenze." (lb)