Sarà intitolata a Ennio Macconi la sala Incontri di Palazzo Vecchio

Via libera della giunta alla delibera presentata dall'assessore Perra

Sarà intitolata a Ennio Macconi, storico giornalista della Nazione, la sala Incontri di Palazzo Vecchio. Lo ha stabilito oggi la giunta dando il via libera alla delibera presentata dall’assessore alla Toponomastica Lorenzo Perra. “Macconi è stato un grande giornalista – ha detto Perra - Lo vogliamo ricordare anche intitolandogli la sala nella quale ogni giorno si tengono numerose conferenze stampa e si incontrano i giornalisti che lavorano in questa città”.
Ennio Macconi è morto nel 2008, sarà quindi richiesta al Prefetto la deroga per l’intitolazione non essendo ancora trascorsi i dieci anni previsti. (sc)

ENNIO MACCONI, L'UOMO E IL GIORNALISTA:
Ennio Macconi, storico giornalista della Nazione, è morto nel settembre 2008. Aveva 57 anni. Aveva cominciato a fare il cronista trent’anni prima. Dalla gavetta. Prima a "Il Nuovo", che rimase aperto 40 giorni, poi a Radio Libera, quindi Tele Libera, La Città, «Toscana qui». Nell'estate del 1982 venne assunto alla Nazione. Cominciò lavorando in provincia e poi approdò in cronaca. Equilibrato e sensibile, colto e ironico, intelligente ed estroverso, Ennio era uno dei migliori cronisti del giornale. Sapeva fare l’uomo macchina, ma anche la cronaca bianca, la sanità, la nera e la giudiziaria. Per ventisei anni è stato in prima linea raccontando il processo di Mamma Ebe, i delitti del mostro, le inchieste sul terrorismo, la politica di Palazzo Vecchio. Ogni volta che gli veniva affidato un servizio partiva con l’entusiasmo della prima volta e quando tornava raccontava di aver colto un aspetto che lo appassionava. Ogni pezzo era una scoperta. Era anche un inviato molto accorto. Venne mandato sul fronte della guerra a Gibuti. E poi a Tunisi per seguire il dirottamento di un aereo, e poi a Livorno per la tragedia del Moby Prince. Gli piaceva viaggiare ed era un fotografo attento alla quotidianità della vita. Per Bonechi aveva scritto un libro su Marrakech, tradotto in molte lingue. Ma fra tutti i viaggi che ha fatto è rimasto legato solo a una terra, l’Eritrea, dopo esserci stato alla fine degli esami di maturità. Ad Asmara era tornato tutti gli anni. Aveva seguito la guerra, il referendum e aveva intrecciato rapporti personali con la gente comune e con le autorità di governo. Ennio è stato un ponte fra Asmara, dove aveva adottato tre bambini, e Firenze. La sua casa è stata per alcuni mesi la casa di combattenti eritrei. In quella terra che amava tanto, c’èra voluto tornare anche nell'estate del 2008, nonostante la malattia. E anche in quella occasione si era occupato di un bambino fatto poi arrivare con la mamma al Meyer per curarsi.