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«Le recenti vicende legate alla holding per l'energia confermano in modo lampante la perdita di appeal da parte di Firenze? Inutile piangere sempre sul latte versato. Individuiamo i responsabili di questo tracollo e soprattutto ammettiamo una volta per tutte che i voti della Piana non possono condizionare, e sempre in negativo, - lo sviluppo di Firenze». E' quanto sostiene il capogruppo dell'UDC Mario Razzanelli. «Altrimenti ha aggiunto - non resta che convincerci che l'affossamento economico del nostro territorio deriva da una precisa volontà politica che, portata avanti dalla Regione Toscana, è accettata con sudditanza dal Comune di Firenze e da alcune associazioni di categoria fiorentine. La perdita di leadership della nostra città deriva anche dalla cronica mancanza di infrastrutture efficienti. L'ultima, grave responsabilità che grava sulle spalle dei nostri amministratori è la chiusura di tre mesi dell'aeroporto».Secondo il capogruppo dell'UDC «è inammissibile che nessuno si sia preoccupato né di prevenire la chiusura costruendo la seconda pista, che sarebbe potuta servire anche come pista di rullaggio, né di calcolare quanto un fatto del genere avrebbe comportato in termini di perdite per la città».«Ma c'è di più ha proseguito Razzaneli - per avere un'idea di quanto la politica a Firenze sia fatta in modo improvvisato, basti sapere che durante l'audizione in Commissione dell'assessore comunale Albini e del presidente di AdF spa Legnaioli, è emerso che quando gli addetti ai lavori hanno programmato la chiusura del Vespucci' dal 2 febbraio non avevano sottomano il calendario delle fiere. Ecco spiegato perché solo dopo abbiamo scoperto che, guarda caso, Pitti Filati era fissata dal primo al 3 febbraio».«Tra i primi responsabili di questo sfacelo ci sia l'assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti ha concluso il capogruppo dell'UDC da sei anni su quella poltrona, si è dimostrato incapace di controllare e gestire lo sviluppo del nostro sistema aeroportuale. A questo punto, chiederò personalmente alla Casa delle Libertà e non solo, di richiedere a gran voce le sue dimissioni». (fn)