Baruzzi, Malavolti, Ricca, Leonardo Pieri e Pettini: Le dichiarazioni del vicesindaco Matulli sulla questione dei croc

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Questo il testo dell'intervento dei consiglieri Daniele Baruzzi, Gregorio Malavolti, Marco Ricca (DS), Leonardo Pieri (Rifondazione Comunista) e Luca Pettini (Comunisti Itaiani):«Le dichiarazioni del vicesindaco Matulli in aula oggi sulla questione dei crocifissi ci lasciano stupiti. Innanzitutto esse sono in palese contraddizione con quanto affermato nella risposta scritta che l'assessore Siliani inviò qualche giorno fa all'interrogazione che chiedeva conto della apposizione negli uffici dell'anagrafe. La posizione espressa da Matulli ("non verranno ne' tolti vecchi crocifissi, ne' ne verranno aggiunti di nuovi") ci pare, ci perdoni il vicesindaco di cui stimiamo le doti umane ed intellettuali, un po' pilatesca. La laicità non si può ridurre ad una mediazione sul numero dei crocifissi. La discussione oggi in Consiglio ci è apparsa in certi momenti andare decisamente fuori tema: si è parlato di proibizionismo e di violazione della libertà. Alcuni comunicati descrivono coloro che chiedono un elementare atto di rispetto nei confronti delle cittadine e dei cittadini come "furibondi iconoclasti", distorcendo i termini della questione. Non c'è nessun cristiano costretto nelle catacombe, e nessun feroce persecutore antireligioso!Nessuno ha mai pensato di impedire le esposizioni dei crocifissi nelle sedi private: stiamo discutendo se sia corretto esporre in un luogo pubblico, gestito dall'Amministrazione Comunale, un simbolo di una delle religioni esistenti. Ricordiamo che dal 1984 non esiste più in Italia alcuna religione di Stato.Perché allora lasciare i simboli della religione cattolica? Perché non anche la mezzaluna? Ed a chi la scelta? Uno stato realmente laico, non confessionale, non si riconosce in alcuna religione e non pretende di imporre ai propri concittadini una religione sulle altre.Il crocifisso non è un elemento neutro che rappresenta la cultura del nostro paese. Concepirlo in questi termini ci sembra riduttivo innanzitutto per un simbolo religioso come il crocifisso, ma anche per la cultura del nostro Paese, che è certamente segnata dalla cultura cattolica, ma anche da quella araba, ebraica, protestante.I simboli non tacciono: per definizione parlano, e raccontano valori, morali, storie, ideologie. Valori, morali, storie, ideologie particolari, non di tutti. Mentre di tutti devono essere i luoghi delle istituzioni. E di tutti deve essere anche la legge, che non può essere piegata a morali di parte. Questo è il grande tema di cui la questione del crocifisso è un simbolo, appunto.Chi, arrivando nella nostra città, vedrà un crocifisso in un luogo pubblico non capirà che la legge e le istituzioni sono veramente di tutti».(fn)