Finanziaria 2006, Barbaro (DS): Il Governo rischia di comportarsi come lo Sceriffo di Nottingham. Siano accolte le pro

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Questo l'intervento del consigliere dei DS Antongiulio Barbaro sul disegno di legge finanziaria 2006:«Presidente, Sindaco, colleghi,purtroppo anche quest'anno ci troviamo a discutere della Legge Finanziaria, con particolare riferimento a quanto previsto a carico degli Enti locali dal nuovo Patto di Stabilità Interno. Si tratta di norme gravemente penalizzanti per i Comuni e quindi per i servizi a favore delle comunità locali.La discussione odierna è necessaria e non rituale non solo per la gravità delle norme in questione, ma perché pare ancora possibile che il Parlamento ed il Governo modifichino tali disposizioni.In questo Consiglio non abbiamo le stesse opinioni sulle ragioni delle difficoltà economiche in cui versa il Paese e delle cause di squilibrio dei conti pubblici. Tuttavia credo che dovremmo avere invece identica considerazione sull'importanza del ruolo dei Comuni nell'erogazione di importanti servizi locali. La storia d'Italia, da oltre mille anni, è anzitutto la storia delle sue comunità locali e delle forme di governo di queste realtà. Tanto è vero che il nuovo Titolo V della Costituzione pone i Comuni a fondamento dell'ordinamento della Repubblica, e ne stabilisce l'autonomia finanziaria di entrata e spesa.Il nuovo Patto di Stabilità Interno stabilisce invece un nuovo tetto di spesa, ancora una volta diverso rispetto alle Finanziarie precedenti: una riduzione della spesa corrente di circa 2,4 miliardi di euro rispetto al 2004, ovvero il 10% in meno rispetto alla spesa tendenziale attesa per il 2006. Solo apparentemente tutto ciò non toccherà le spese sociali: infatti le voci che la Finanziaria 2006 consente di scorporare da tale riduzione costituiscono solo una parte degli interventi sociali caratteristici dell'impegno dei Comuni. Se non vi saranno modifiche saranno cioè coinvolti dal taglio di spesa il trasporto scolastico, l'assistenza scolastica ai disabili, la refezione scolastica, i servizi di pre-scuola, i soggiorni estivi, le vacanze anziani; ma anche gli interventi di manutenzione delle strade e del verde pubblico, il sostegno alle iniziative culturali, gli interventi di risanamento ambientale: insomma "sprechi", come ben sanno gli utenti di questi servizi!Si stima che il nuovo tetto di spesa, non potendo incidere su tutta una serie di voci incomprimibili (personale, utenze, affitti passivi, contratti di servizio, interessi passivi sui mutui, contratti pluriennali in genere), imporrà una riduzione reale superiore al 13%, il doppio rispetto al 6.7% nominale indicato nella Legge Finanziaria 2006. Per il nostro Comune si tratta di un taglio di oltre 19 milioni di euro.Si consideri che il taglio agisce "a prescindere", cioè anche nel caso che i singoli Comuni abbiano risorse proprie per far fronte alle spese, e che la Finanziaria 2006 congela il livello dei trasferimenti erariali e quello delle addizionali (fermo dal 2003): insomma, ci troviamo per l'ennesima volta di fronte allo svuotamento del principio di autonomia e responsabilizzazione finanziaria degli Enti locali stabilito dall'articolo 119 della Costituzione.Perfino la Corte dei Conti - che pure è un mero organo di controllo contabile - ha osservato più volte come "livelli di variazione predefiniti e automatici non possano considerarsi sostitutivi di sistemi basati su una più stringente responsabilità fiscale di entrata e di spesa; forte è infatti il rischio di inserire elementi distorsivi nell'operare degli enti territoriali senza un effettivo e duraturo beneficio per la finanza pubblica. Di qui l'urgenza di un compimento del processo avviato con la riforma costituzionale per un nuovo meccanismo di finanziamento delle realtà territoriali".Nessuno pone in dubbio che anche il sistema delle Autonomie locali debba partecipare al risanamento dei conti pubblici, gravati da problemi annosi, divenuti progressivamente drammatici in questi ultimi anni, come testimoniato dal sostanziale azzeramento dell'avanzo primario e, più recentemente, dalla predisposizione da parte del Governo di ben due manovre correttive dei conti pubblici nel solo mese di ottobre appena terminato.E tuttavia, è di nuovo la Corte dei Conti a segnalare che nel 2004 oltre il 97% degli Enti locali ha rispettato il Patto di Stabilità Interno, a testimonianza degli sforzi già compiuti dal sistema delle Autonomie locali per consentire all'Italia di rispettare il Trattato di Maastricht.Colleghi, il punto politico è questo: possiamo accettare che le modalità di partecipazione dei Comuni al risanamento dei conti pubblici sia deciso unilateralmente dal Governo, senza alcun serio confronto di merito con gli stessi Comuni? "Solo in Italia si potrebbe immaginare di ridurre la spesa degli Enti locali del 10% dalla sera alla mattina con un tratto di penna su una Legge Finanziaria": è il commento dell'economista Massimo Bordignon il 5 ottobre scorso sul Sole 24 Ore, un quotidiano notoriamente organico alle forze politiche di opposizione.Colleghi: anche in questa materia il metodo è sostanza. Ed è sostanza per ragioni costituzionali e per la qualità della spesa, ovvero i servizi ai cittadini che i Comuni sono tenuti ad assicurare."A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", per dirla con un noto senatore a vita. Domando: non sarà che il Governo ha concentrato gli sforzi di risanamento dei conti pubblici sulle voci di riduzione "sicura" della spesa, quelle degli Enti locali, perché in quasi cinque anni non è stato in grado di attuare un controllo efficace sulle spese delle Amministrazioni centrali? perché pressato dai richiami della Commissione europea circa il rispetto dei parametri di Maastricht, che contestualmente vorrebbe ulteriormente allentare? perché prigioniero del proprio slogan "non mettere le mani nelle tasche degli italiani"?Insomma: mentre la spesa ministeriale è aumentata del 10% nei primi sei mesi di quest'anno - contro il 2% imposto con grande enfasi dalla Finanziaria dello scorso anni - e la riforma della finanza locale langue nei documenti tardivi dell'Alta Commissione sul federalismo fiscale, il Governo non ha trovato di meglio che scaricare l'onere del risanamento sugli 8000 Comuni italiani!Se tali norme non verranno modificate, un taglio di spesa delle dimensioni annunciate non potrà essere rispettato senza ridurre servizi e prestazioni: il paradosso è che i cittadini si troveranno a pagare in termini reali ciò che hanno eventualmente ottenuto per effetto della revisione delle aliquote fiscali decise lo scorso anno. E tale riduzione dei servizi peserà di più sui soggetti socialmente ed economicamente più deboli. Insomma: il Governo rischia di comportarsi come lo Sceriffo di Nottingham, con l'aggravante di scaricare sui Comuni l'onere di decidere quali servizi tagliare!Per tutti questi motivi sollecitiamo un largo voto favorevole del Consiglio sui documenti oggi in discussione, con i quali, oltre a chiedere l'apertura di un vero tavolo di concertazione interistituzionale Governo-Enti locali-Regioni, intendiamo sostenere le richieste in merito alla finanza locale formulate all'unanimità il 29 settembre scorso dal Direttivo nazionale dell'ANCI».(fn)