Publiacqua/Acea, Caffaz (DS): Basta polemiche, questa operazione pone al centro le esigenze di cittadini e territorio

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«Dispiace che la formalizzazione dell'ingresso di Acea in Publiacqua sia utilizzato per l'ennesima polemica a sinistra, con scarsa attenzione alla realtà dei fatti. Ci pare un atteggiamento utile solo per fomentare divisioni, anziché per trovare convergenze sugli obiettivi ambientali e sociali che la vicenda della gestione dell'acqua richiederebbe e, quindi, sugli strumenti necessari per perseguirli». Questa la replica di Ugo Caffaz, capogruppo DS di Palazzo Vecchio, alle prese di posizione da parte di alcuni esponenti della "sinistra critica" dopo l'annuncio dell'assessore Paolo Coggiola circa la conclusione dell'iter per l'ingresso di Acea nella compagine azionaria di Publiacqua, il gestore del ciclo idrico integrato per l'Ambito ottimale 3 "Medio Valdarno".«Anzitutto - ha proseguito il capogruppo diessino - va ricordato che il consiglio comunale è stato, giustamente, parte attiva del processo di riorganizzazione del sistema gestionale dell'acqua nel nostro comprensorio. Dalla nostra assemblea sono già passati tutti gli atti fondamentali di questa vicenda: nel 1999 la decisione di costituire una società a prevalente capitale pubblico per la gestione del servizio, nel 2000 l'adesione a Publiacqua con la sottoscrizione delle quote azionarie, nel 2001 la decisione di ripartire diversamente le quote azionarie tra i Comuni soci. Parlare di "centralità dei consigli elettivi, oggi sempre più espropriati di reali poteri" appare in questo contesto un'affermazione quanto meno dimentica del reale percorso politico amministrativo, che in questa fase ha semplicemente portato a compimento decisioni lungamente maturate e già deliberate. Decisioni che, con l'affidamento diretto a Publiacqua prima e la gara per la selezione del partner poi, hanno evitato ciò che, in omaggio ad una impostazione realmente privatizzatrice, alcune forze del centrodestra volevano, ovvero la concessione tout court ad un gestore privato che avrebbe potuto fare strame del patrimonio di esperienza dei lavoratori del nostro acquedotto e degli investimenti fatti da molti enti locali, primo tra tutti il Comune di Firenze».«Sembra inoltre necessario ricordare che la normativa italiana e regionale garantiscono già ampiamente in merito al tema dell'acqua "bene comune" - ha aggiunto il capogruppo dei DS – tutte le acque superficiali e sotterranee sono di proprietà pubblica, le reti e gli impianti di trattamento rimangono interamente di proprietà dei Comuni, l'affidamento dei servizio idrico è stabilito secondo criteri e modalità decise dall' "autorità di ambito" ovvero un soggetto pubblico in cui sono rappresentati tutti i Comuni, le tariffe sono stabilite dall'autorità di ambito, il piano di sviluppo e organizzazione delle reti e degli impianti è definito e approvato sempre dall'autorità di ambito. Parlare di "privatizzazione" o di "mercificazione" dell'acqua appare perciò lontano dalla realtà, affermazioni che paiono più appropriate per altri contesti, lontani geograficamente e politicamente dal nostro»«Per quanto riguarda Publiacqua – ha commentato Caffaz – vale la pena precisare che i Comuni della nostra area sono i proprietari del 60% del pacchetto azionario, che la stessa Acea è una società a maggioranza pubblica, e che grazie ai patti parasociali inclusi nel bando di gara il presidente e il consiglio di amministrazione mantengono tutti i poteri in materia di scelte strategiche, mentre all'Amministratore delegato designato da Acea spetta la guida della gestione ordinaria della società, da condividere con il Comitato esecutivo, a maggioranza pubblica, per le decisioni rilevanti dell'ordinarietà, e con il consiglio di amministrazione, anch'esso a maggioranza pubblica, per quelle più impegnative e strategiche. Si tratta in sostanza di una co-gestione che consente di evitare quell'asimmetria informativa tra il partner di minoranza e i Comuni che è invece uno dei punti deboli e criticabili della vicenda dell'acquedotto di Arezzo. In tutte queste polemiche, poi, ciò che taluni sembrano singolarmente dimenticare è che al centro di questa complessa operazione ci sono i cittadini, l'ambiente e la risorsa acqua, per la cui tutela è necessario, come già previsto dal piano approvato dall'autorità di ambito, attuare un'ingente mole di investimenti, stimato per il triennio 2005-2007 in 230 milioni di euro. Si tratta di risorse indispensabili per attuare opere fondamentali per migliorare il servizio e ridurre le perdite sulla rete: la realizzazione della diga di Gello, l'allacciamento della rete fognaria in sinistra d'Arno al depuratore di San Colombano, la realizzazione della "superstrada idrica" per il Chianti, il serbatoio di emergenza di Firenze ovest, il completamento del risanamento fognario del territorio di Pistoia, il potabilizzatore di Pontassieve, l'adeguamento del depuratore di San Giovanni Valdarno. Con quali risorse pubbliche si sarebbe stati in grado di finanziare tutto ciò, per di più tenuto conto dei forti limiti all'indebitamento per investimenti a carico degli enti locali stabiliti dalle leggi finanziarie degli ultimi anni? Solo una società con un capitale sociale di tutto rispetto, come Publiacqua dopo l'ingresso di Acea, può essere in grado di reggere un tale piano di opere per il servizio idrico, cui da decenni non si assisteva nella nostra area».«E' auspicabile che le polemiche odierne possano essere ricondotte entro termini meno astratti, e che finalmente chi oggi le agita si concentri invece, insieme a noi, nella critica alla destra al governo del Paese - ha proseguito - ad esempio ponendo al centro del dibattito le preoccupanti proposte del Ministro dell'Ambiente che, con i decreti attuativi della Legge delega per il riordino della normativa ambientale, pare intenzionato a cancellare gli ambiti ottimali, stravolgendo così i principi di tutela della risorsa idrica stabiliti con la legge Galli, che invece per i DS è il pilastro per la corretta gestione dell'acqua "bene comune"».«Naturalmente le scelte di questi anni hanno risentito della normativa di volta in volta vigente, più volte cambiata dal Parlamento - ha concluso Caffaz - non è da escludere che, anche come risposta alle preoccupazioni che hanno spinto oltre 40.000 cittadini a sottoscrivere la legge di iniziativa popolare per la "ripublicizzazione del servizio idrico", il consiglio regionale possa modificare le norme attualmente in vigore, ad esempio imponendo un gestore unico per l'intero territorio regionale ovvero la modifica dei criteri di fissazione della tariffa, come qualcuno propone. Naturalmente attendiamo che si svolga il dibattito nelle sedi opportune, pronti a valutare i nuovi scenari che potrebbero in futuro proporsi». (fn)