Giorno del ricordo, Cellai (AN-Pdl): Le foibe giustificate in piazza e nel palazzo

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«Sembra impossibile che nel 2009 si possa assistere ad una manifestazione contro coloro che ricordano il dramma delle foibe». E' quanto ha dichiarato Jacopo Cellai, vicecapogruppo di Alleanza Nazionale-PdL.
«Un presidio - ha proseguito Cellai - fatto di bandiere rosse con falce e martello, di slogan vergognosi inneggianti alle foibe come "fascisti nelle foibe", o "i covi fascisti si chiudono con il fuco", con la musica a tutto volume tanto per disturbare e provocare, con i vessilli di Rifondazione comunista, l'invito alla partecipazione al contro-corteo della consigliera De Zordo e il silenzio pesante del Partito Democratico. Un partito che non si è in alcun modo espresso contro questa vergognosa provocazione, alla quale centinaia di giovani di destra spesso associati alle cose peggiori hanno risposto sventolando il tricolore in silenzio».
«Questo è accaduto sabato scorso a Firenze. Ma non è così impossibile da capire - ha sottolineato il vicecapogruppo di AN - se oggi si visita in Palazzo Vecchio la mostra organizzata con 10 pannelli su fascismo, esodo e foibe. Chiunque e, spero pochi, veda la mostra ne esce senza avere alcuna sensazione della drammaticità, della inumanità, della crudeltà mostruosa delle foibe. Ne esce invece con un piccolo excursus in mano sulla storia di Istria, Dalamazia e Venezia Giulia, dal 1919 al 1956, con la consapevolezza che le foibe sono una brutta cosa nell'ambito di soprusi e violenze scatenate dal nazifascismo che hanno innescato la reazione jugoslava. Il giustificazionismo alla base delle foibe, cioè la stessa linea di pensiero che è stata espressa nella prolusione di oggi in consiglio comunale, è la stessa motivazione di chi sabato teneva in mano la bandiera rossa».
«E allora - ha concluso Cellai - fra le due cose 'preferisco' chi almeno ha la franchezza di manifestare in piazza contro un presunto revisionismo storico piuttosto che usare un'istituzione per lanciare lo stesso messaggio appena ammorbidito con l'ammissione della violenza jugoslava legata ai disegni di annessione di Tito. La doverosa contestualizzazione degli eventi storici non può tramutarsi in giustificazione più o meno velata, altrimenti si rimetterebbero in discussione tragedie ed orrori che devono essere invece ricordati e celebrati semplicemente per ciò che sono stati. Le foibe sono foibe, la storia di quelle terre è altra cosa. Non l'abbiamo ancora capito tutti. Per la sinistra radicale e riformista c'è ancora molta strada da fare. I fatti di sabato, la mostra e la prolusione di oggi ne sono la prova». (fn)