Galli e Tenerani (PdL) scrivono una lettera aperta all'assessore Mattei sulla vicenda della discarica di via Piemonte

Il capogruppo del Pdl Giovanni Galli e il consigliere Mario Tenerani hanno spedito una lettera aperta all’assessore Massimo Mattei per replicare alla sua risposta a una loro interrogazione. Oggetto: la discarica di via Piemonte, alle Piagge, a lungo denunciata da un comitato di abitanti, e per la quale il gruppo Pdl fin dalla scorsa estate ha prodotto atti per cercare una soluzione, sottolineando i rischi per la salute dei cittadini dell’area. (fdr)


Segue il testo della lettera.

 

 

 

All’Assessore Massimo Mattei
e, p.c:Ai Capigruppo consiliari
Al Presidente del Consiglio
All’Ufficio del Consiglio
Al Presidente della Regione Toscana
Al Presidente della Provincia di Firenze


Egregio Assessore,

alla nostra interrogazione sulla discarica di via Piemonte ha voluto rispondere scegliendo la strada peggiore. Come può affermare che in quell’area sono stati scaricati 24.000 mc. di terre di scavo provenienti dai lavori di adeguamento e bonifica del torrente Mugnone, quando i registri delle imprese, obbligatori per legge, presentano al 30 luglio una quantità effettiva di 41.897 mc., senza contare gli scarichi successivi?
Perché questo stravolgimento della realtà?
Non è alterando i fatti che si può contenere lo scempio inferto ad un’area di oltre 12 mila mq, lungo l’Arno, seppellendo sotto una montagna di rifiuti, alta quasi quattro metri, anche 5.000 mq destinati dal Prg a verde pubblico, alle attese dei cittadini per una migliore qualità dell’ambiente, della vita.
Non meno stupore solleva che la Sua risposta riporti solo quanto fornito da un laboratorio di fiducia della RFI s.p.a., ignorando e contraddicendo apertamente le analisi dell’Arpat, l’autorità pubblica deputata alla protezione dell’ambiente. Fin da agosto, l’Arpat aveva comunicato a codesta amministrazione che le terre scaricate appartengono alla Tab. B, terre cioè da conferire in discariche controllate, oppure utilizzabili solo in terreni degradati, di natura industriale.
Ma in via Piemonte non sono finiti solo fanghi e rifiuti speciali del Mugnone, dal tratto fra viale Redi e lo sbocco in Arno, uno dei più inquinati, come indicano i monitoraggi condotti dall’Arpat. Mescolati con le terre di scavo, sono stati trasportati e ammassati anche rifiuti di varia natura, ben visibili, che prescindono da analisi chimico-fisiche. Pneumatici, blocchi di cemento, plastica, legnami, mattoni e ceramiche, materiali edili da demolizioni, materiali stradali, metalli ferrosi, e quant’altro, come dimostrano innumerevoli prove documentali (foto e filmati) raccolte dagli abitanti giorno dopo giorno e acquisite dalla Autorità giudiziaria cui è demandato l’accertamento delle responsabilità penali.
A fronte di una colossale discarica di 80 mila tonnellate di rifiuti, comprendiamo le preoccupazioni per i controlli che il Comune avrebbe dovuto esercitare, quando riconosce che nell’area sono state scaricate terre di Tab. B, mettendo però le mani avanti per affermare addirittura… che “la maggioranza” è di Tab. A.
A parte che in tema di quantità le Sue fonti appaiono come si è visto poco attendibili, una fattispecie del genere è fuori da ogni riscontro, sul piano scientifico, su quello del diritto, e anche del buon senso, cui è estranea, ci consenta, l’idea di una “discarica democratica”...
Ciò che rileva è che migliaia e migliaia di tonnellate di terre e materiali di scavo contaminati e inquinanti, caratterizzati in Tab. B, hanno trasformato tutta l’area in una discarica a cielo aperto. Un disastro annunciato, segnalato subito dalla gente, in mezzo alle esalazioni maleodoranti, i detriti, le polveri fino dentro le case.
Come non bastasse, dichiara nientemeno che sono stati depositati in via Piemonte con il benestare del Comune perché “idonei” ad un piazzale/deposito ferroviario, cercando di far passare per un sito industriale terreni che il catastocertifica destinati da sempre ad uso “seminativo e pascolo”, vincolati in parte a verde pubblico e utilizzati dagli anni ’90 per orti a carattere familiare, fino a quando, nei primi giorni del 2009, le ruspe li hanno spazzati via.
La legge impone che le terre di scavo devono essere compatibili con le “matrici ambientali” dell’area dove si intendono utilizzare, e cioè con le matrici agricole dell’area di via Piemonte (Tab. A), non con un’opera ferroviaria, che peraltro non esiste, né è mai esistita.
Anzi, non risulta neppure che un progetto in tal senso sia stato definito sul piano amministrativo e urbanistico. Fra l’altro, le direttive europee, recepite dal nostro paese, proibiscono tali infrastrutture in prossimità degli abitati, causa l’accumulo di sostanze tossiche e inquinanti, i cui effetti sono ben noti alle vicende italiane.
Siamo di fronte ad una situazione non più tollerabile, ad una gestione illecita dei rifiuti che mette a rischio la salubrità ambientale e perfino le falde idriche sotterranee di un’area di pregio, come i cittadini hanno denunciato al Sindaco fin da luglio 2009, senza aver avuto risposta.
Per questi motivi respingiamo la Sua lettera. Una risposta inadeguata, fondata su dati non rispondenti a verità e in aperto contrasto sia con le norme tassative poste a garanzia dell’ambiente dal D.Lgs. 152/2006 (integrato e modificato dal D.Lgs. n. 4/2008), sia con i responsi dell’Arpat.
Ma la vicenda lunga un anno di Via Piemonte appare anche emblematica di una gestione del territorio, di risorse fondamentali per l’economia e lo sviluppo, che vede sempre più l’amministrazione comunale in posizione subordinata, come traspare ad abundantiam dalla Sua lettera, che ci riserviamo di trasmettere alla Procura, stante l’inchiesta aperta.
Com’è possibile che le ragioni dell’ambiente e della legge cedano il passo agli interessi corposi di chi inquina?
Sopra una discarica di rifiuti non è possibile progettare né costruire alcunchè.
Si tratta di uscire rapidamente non solo dall’ emergenza ambientale, dall’abbandono e dal degrado, ma di restituire certezza di legalità alla stessa azione amministrativa. Non vorrà sperare che le 400 famiglie di via Piemonte si tengano una montagna di rifiuti davanti alle porte di casa?
Una discarica abusiva è sanabile solo con ordinanze di sgombero e di bonifica. Diversamente, il Comune inviti subito la RFI s.p.a. a dimostrare che tutto il materiale di riporto è costituito esclusivamente da terre di scavo caratterizzate in Tab. A, attraverso un piano dettagliato di sondaggi e prelievi esteso all’intera area. Un piano condiviso naturalmente dall’Arpat e da realizzare in ogni fase con l’intervento dell’Agenzia regionale in funzione di controllo e verifica, i cui risultati saranno valutati nelle competenti sedi istituzionali.
Distinti saluti
Giovanni GalliMario Tenerani


Firenze, 13 gennaio 2010