Oggi in Palazzo Vecchio la presentazione del libro "Mille giorni a Kabul" di Nicola Misasi

L'intervento di Valdo Spini

 

Questo pomeriggio nella Sala della Miniatura di Palazzo Vecchio è stato presentato il libro di Nicola Minasi "Mille giorni a Kabul" . All'evento, organizzato dal gruppo consiliare SpiniperFirenze in collaborazione con la Fondazione Circolo Rosselli, sono intervenuti , oltre all'onorevole  Valdo Spini,  il professor Luciano Bozzo, l'ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris e l'assessore regionale alla cooperazione internazionale massimo Toschi. (lb)

 

Ecco l'intervento di valdo Spini

"Nicola Minasi è un giovane diplomatico che scrive subito dopo la sua esperienza in Afghanistan, paese che costituisce oggi il più impegnativo scacchiere geopolitico del momento. Ci rende quindi un servizio molto prezioso.

Non si impegna, né potrebbe farlo, in un saggio di carattere prescrittivo: le lezioni per l’immediato vanno tratte dalle sue impressioni: lui le definisce così: “piccola STORIA,CONTROCANTOSOMMERSO”. In qualche modo vanno decifrate, così come va decifrato un paese così complesso e difficile come l’Afghanistan. Sono quindi in chiave con l’argomento.

Ma sono intanto un grande documento mano e quindi un documento letterario:diplomatici, militari, cooperanti internazionali, di tutti i paesi, di ogni genere e tipologia,e ancora spie, scorte , autisti, financo suore da un lato, si mescolano nella sua vita di Kabul. Dall’altro Karzai, il suo fascino, il suo governo, il contatto, troppo raro con la gente comune. La vita quotidiana, le dolorose perdite di militari italiani, il fragore della bomba fatta esplodere da un kamikaze al mercato, sono descritte in tono non enfatico, ma garbato e rispettoso.

In mezzo un personaggio emblematico il “Mullah Mujahed”, il “mullah combattente”, il prigioniero che lo stesso Minasi va a scambiare per salvare la vita di un giornalista italiano preso in ostaggio,e che si ritrova davanti nel Palazzo Presidenziale di Kabul, all’uscita da un’udienza da Karzai. Il simbolo di un’ambiguità, di un continuo doppio gioco di parte almeno degli attori in campo.

L’altro giorno, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha annunciato un aumento di 30.000 soldati del contingente in Afghanistan, per spezzare la forza acquisita dai Talebani e subito dopo, nell’arco di diciotto mesi, uscire e lascare agli Afghani la responsabilità di gestire la trasformazione del loro paese.

E’, quello di Obama, un estremo tentativo militare. Una decisione che lo stesso Obama dice di avere preso “unlikely”, senza piacere. E che dipenderà dal rapporto con la popolazione e dalmiglioramento della capacità di affrontare la situazione da parte del governo afghano.

Ma in ultima analisi riuscirà se avverrà quello che lo stesso Minasi in conclusione del suo libro: “Che ci sia anche una chiave umana al problema afghano potrà sembrare una esagerazione, ma è una questione attuale di cooperazione internazionale. Non c’è assistenza che abbia senso se le controparti non sono in grado di accettarla e apprezzarla. Si capisce la realtà locale se si capisce e si accoglie quel che si riceve in cambio.”