"Ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati alla mafia"
"Il Comune di Firenze aderisca all’appello della associazione di Don Luigi Ciotti presidente di Libera e Gruppo Abele per la richiesta al Governo e al Parlamento del ritiro dell'emendamento sulla vendita dei beni confiscati contenuto nella legge finanziaria e per il rafforzamento dell'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan”. E’ quanto propone il capogruppo Eros Cruccolini (Sinistra per Firenze) che nella risoluzione chiede l’impegno del sindaco e del presidente del consiglio comunale affinché “siano introdotte norme che facilitino il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti, affinché le risorse finanziarie sottratte alle mafie vengano destinate, innanzitutto, ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia”, Cruccolini nella risoluzione ribadisce l’impegno affinché “soprattutto non vengano venduti quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa” . (lb)
Si allega la risoluzione
OGGETTO: PER UN APPELLO DELLE ISTITUZIONI AL GOVERNO E AL PARLAMENTO PER IL RITIRO DELL’EMENDAMENTO RELATIVO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA
il consiglio comunale di Firenze
Considerato che tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente;
Visto come oggi quell 'impegno rischia di essere tradito con un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, emendamento che, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. Ed è quindi facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato;
Rilevato come la vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni;
IMPEGNA IL SINDACO E IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
- Per l’adesione del Comune di Firenze all’appello della Associazione di Don Luigi Ciotti presidente di Libera e Gruppo Abele per la richiesta al Governo e al Parlamento:
1) per il ritiro dell'emendamento sulla vendita dei beni confiscati contenuto nella legge finanziaria;
2) per il rafforzamento dell'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan;
3) perché siano introdotte norme che facilitino il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti;
4) perché le risorse finanziarie sottratte alle mafie vengano destinate, innanzitutto, ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
5) perché SOPRATTUTTO NON VENGANO VENDUTI quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa.