Regionali 2010, interviene Valdo Spini: «Si a Enrico Rossi no ad accordicchi»
Questo il testo dell’intervento dell’onorevole Valdo Spini, capogruppo de ‘Spini per Firenze’
«In un convegno del Circolo Rosselli svoltosi a Firenze il 28 ottobre 2005, l’economista Alessandro Petretto, allora direttore dell’IRPET, lanciò per la prima volta un grido di allarme, poi ripetuto in sedi ufficiali. Egli rilevava come nel periodo 2001-2004 la Toscana avesse conosciuto una crescita del Pil di poco superiore allo zero e inferiore alla media nazionale. In un’Italia che, a sua volta, è andata in recessione prima della crisi economica e finanziaria mondiale dell’autunno 2008, la Toscana era entrata in una situazione di chiara difficoltà addirittura in precedenza . Il tema della crisi economica e produttiva avrebbe dovuto acquisire un’assoluta priorità nel dibattito e nell’operato regionale, ma così non è stato, fino al periodo più recente, in cui la crisi stessa si è manifestata in tutta la sua drammaticità, con conseguenze politiche evidenti, come il passaggio della “rossa” Prato al Centro-destra.
E’ necessaria una svolta politica, e forse ancor prima culturale. Mi sembra che di questo sia consapevole Enrico Rossi, nelle dichiarazioni che ha fin qui reso. Enrico Rossi non si autocandida alla presidenza della Regione: attende di essere ufficialmente candidato. Nel frattempo nei suoi confronti vi sono state genuine manifestazioni di consenso, insieme a chiari tentativi di strumentalizzazione o di utilizzazione per varie finalità politiche ed organigrammatiche. Purtroppo la vicenda politica Toscana si è oscurata a partire dai compromessi fatti per varare le due leggi elettorali regionali che si sono susseguite, introducendo le liste bloccate, fino al recente “patto in cassaforte” tra Pd e PS. Molte delle degenerazioni dei rapporti politici che sono intervenuti sono conseguenza di questi compromessi. Peraltro, vicende del genere appaiono veramente a distanza siderale dai grandi problemi della crisi economica, sociale e quindi politica toscana, che chiedono invece un limpido e approfondito confronto programmatico.
Proprio per contrastare strumentalizzazioni e manovre, occorrono allora pronunciamenti chiari e tempestivi. Per questo intendo affermare con chiarezza il mio si ad Enrico Rossi, che ha insieme l’esperienza e la freschezza di approccio entrambe necessarie per fare il presidente della regione, che ha una caratterizzazione ideale e politica moderna, ma non all’insegna di quel “nuovismo” che ha confuso le idee della sinistra italiana. Un si ad Enrico Rossi, quindi: un no, altrettanto chiaro e netto ad accordicchi e a condizionamenti di potere, un si allo sviluppo del dibattito sulle idee e sulla scelta delle persone, un no all’involuzione dei meccanismi democratici della politica toscana».
(fn)