"Lo Statuto dei Lavoratori compie 40 anni", l'intervento della presidente della commissione lavoro Collesei (Pd)
Questo l'intervento della presidente della commissione lavoro Stefania Collesei svolto questo pomeriggio in consiglio comunale:
"Sono passati 40 anni dall’approvazione della Legge 300 del 20 maggio 1970 : “Norme sulla tutela della libertà e della dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro “, conosciuta come Statuto dei lavoratori. Una vera e propria pietra miliare della lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori.
E’ grazie a questa legge che si possono vedere affermati e tutelati i principi della Costituzione a partire dall’articolo 1 , L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, per proseguire con gli altri: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ,la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro; la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni , il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro,la donna lavoratrice ha gli stessi diritti che spettano al lavoratore; i lavoratori hanno diritto alla previdenza e assistenza in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria; l’organizzazione sindacale è libera; è tutelato il diritto allo sciopero ;la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende.
I Principi Costituzionali erano però privi di un proprio apparato sanzionatorio che ne rendesse effettiva l’applicazione. Da qui la necessità di uno Statuto dei diritti dei Lavoratori.
La prima proposta ,risale al 1952, formulata nel Congresso della CGIL da Giuseppe Di Vittorio , proposta che fu ripresa dal secondo governo di Aldo Moro che sortì nel 1966 un effetto importante: la legge contro il licenziamento illegittimo conosciuta come la legge sulla giusta causa.
Dopo l’autunno caldo della seconda metà degli anni ’60 i tempi per l’approvazione di uno Statuto dei Lavoratori erano ampiamente maturi . Fondamentale fu il lavoro preparatorio di Gino Giugni. L’ attenzione si spostò dalla tradizionale tutela del lavoratore come contraente debole del contratto di lavoro al sindacato come soggetto del conflitto per costruire un potere dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro.
Dopo un approfondito dibattito parlamentare ,fu approvata da un largo arco di forze e poi promulgata la legge 300 del 20 maggio 1970, presentata dal Ministro del Lavoro Brodolini
La legge esordiva con l’articolo sulla libertà di opinione dei lavoratori,proseguiva con importanti articoli sul controllo delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro; sui permessi per il diritto allo studio; sul diritto di associazione e le attività sindacale; contro gli atti discriminatori di tipo politico, religioso,razziale,di lingua o di sesso; con l’articolo 18 sulla reintegrazione sul luogo di lavoro per cui il giudice con sentenza annulla il licenziamento intimato senza giusta causa e ordina al datore di lavoro il risarcimento e il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro; sulle rappresentanze sindacali; sulla repressione della condotta antisindacale .
Il giudizio storico sulla legge è ampiamente positivo , ma a distanza di 40 anni si rende necessario comunque verificare quali contenuti normativi siano ancora attuali e quali invece debbano ancora essere assunti per rispondere alle problematiche nuove imposte dalle tante trasformazioni.
Sicuramente non ha perso niente della sua validità l’articolo 18 e dunque vanno respinti i tentativi di annullarlo o depotenziarlo . E’ su questo punto che si è alzata la voce autorevole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano presentando dubbi sull’introduzione dell’arbitrato in caso di controversie anziché alla giustizia. A mio avviso Il ricorso all’arbitrato indebolisce il lavoratore nel rapporto con l’azienda e tradisce lo spirito costituzionale.
E’ senz’altro tuttora valido l’articolo 15 contro le discriminazioni se,ancora oggi, le notizie di cronaca ci dicono che esistono pesanti discriminazione nei confronti delle donne: in questi giorni la consigliera provinciale delle pari opportunità enuncia che nel corso del 2009 sono stati 19 i casi relativi a discriminazioni sui luoghi di lavoro, 7 legati al tema della maternità, 2 hanno prodotto il licenziamento.
Lo Statuto dei Lavoratori dovrebbe affrontare oggi la questione della precarietà. Il lavoro precario, senza continuità del rapporto di lavoro e senza certezza sul futuro, senza un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita è senz’ombra di dubbio il tema su cui si dovrà incentrare l’iniziativa politica e legislativa, rivedendo la legge 30, impropriamente denominata Legge Biagi, e andando a riformare il sistema degli ammortizzatori sociali .Chiamando in causa anche un rinnovato ruolo del Sindacato. La precarietà ha creato lavoratori di serie A e di serie B , questi ultimi con meno tutele,con meno diritti; l’ultimo scandalo è quello del call center della Italcarone di Incisa Valdarno, 3 euro l’ora, vessazioni e abusi da parte del datore di lavoro e, solo in ultimo, il coraggio di denunciare.
Un altro approfondimento si rende oggi necessario parlando del dramma dei lavoratori extracomunitari per i quali il lavoro non è solo una fonte di reddito ma la possibilità stessa di rimanere in Italia , poiché la permanenza è subordinata al permesso di soggiorno, il quale a sua volta è subordinato all’occupazione. Tanti pur di non rinunciarvi accettano condizioni di lavoro inferiori a quelle cui avrebbero diritto , spesso andando ad intaccare anche le condizioni di sicurezza.
La crisi accentua le difficoltà e le debolezze dei lavoratori, per questo occorre oggi , con maggior determinazione, occuparsi del lavoro e dei lavoratori. Di chi il lavoro l’ha perso ; di chi rischia di perderlo, come il lavoratori della Seves; di ancora non lo ha trovato, di chi è costretto ad accontentarsi di lavori discontinui e sottopagati o pagati magari al nero,di chi è costretto a subire vessazioni e minacce.
A 40 anni di distanza dalla sua introduzione dobbiamo ribadire , aggiornandolo, il grande valore dello Statuto dei Lavoratori perché i rapporti di lavoro sono subordinati ai Valori Costituzionali, perché il lavoro non è una merce, perché il lavoro non è soltanto un mezzo di sussistenza ma uno strumento di promozione della persona umana".
(lb)