Maggio Musicale, Bieber: «E' una risorsa per tutta la città»
"Il Maggio soffre delle stesse ‘malattie' che colpiscono le altre fondazioni lirico-sinfoniche, risentendo drammaticamente del taglio al ‘fondo unico dello spettacolo’ che serve sia per la programmazione ordinaria che il Festival del Maggio Musicale. Era stato predisposto un piano di rientro di tre anni che avrebbe dato i suoi frutti se fosse stato mantenuto il livello di contribuzione del fus". E’ quanto ha sottolineato Leonardo Bieber, presidente della quinta commissione, durante il suo intervento al consiglio comunale aperto al Teatro Comunale.
Bieber ha anzitutto illustrato l’ordine del giorno che invita il sindaco a «intraprendere tutte le azioni politiche necessarie presso il Parlamento e il Governo, anche in collaborazione con gli altri enti compartecipanti della Fondazione, per tutelare e difendere il valore e il prestigio dell’eccellenza del Maggio Musicale evitando immotivate penalizzazioni e a promuovere azioni per modificare il recente decreto sulla riforma degli enti lirici».
«Questa seduta del consiglio nei locali del Teatro comunale – ha poi proseguito il presidente della quinta commissione – vuole dimostrare la vicinanza, anche fisica, e l’interesse delle istituzioni cittadine, alle sorti della cultura e soprattutto del Maggio Musicale Fiorentino che rappresenta un’eccellenza e un vanto per Firenze e per tutto il mondo della lirica in Italia e in Europa».
«Personalmente – ha aggiunto – non posso non essere in disaccordo con il decreto legge presentato dal Ministro Bondi che rischia di penalizzare e ridimensionare fortemente il Maggio: un decreto che così com’è rischia davvero di scontentare tutti e non risolvere i problemi oggi in campo.
Anche se da molte parti si è evidenziata l’opportunità di arrivare ad una riforma degli enti lirici, sono contrario anzitutto alle modalità con le quali una materia così delicata è stata trattata, ovvero la decretazione d’urgenza. Le riforme si fanno con i disegni di legge, con il dialogo tra le varie categorie interessate, comprese i lavoratori e con il dibattito in Parlamento tra le varie forze politiche».
«Il vero nodo – ha rilevato Bieber – è che la percentuale di finanziamento che siamo riusciti a ottenere dai privati e molto inferiore a quello degli altri teatri. La Scala di Milano, unica avversaria in qualità con Firenze, si autofinanzia con ricavi propri per il 58%, la metà sono elargizioni di privati. A Firenze, se si escludono il milione di euro della Provincia, considerato come privato, e i 1,3 milioni dell’Ente Cassa, il totale dei contributi privati non arriva al milione di euro e molte sono società controllate dal pubblico, come Publiacqua, Toscana Energia e Camera di Commercio».
«A Firenze – ha quindi commentato il presidente della quinta commissione – c’è un tessuto imprenditoriale completamente diverso da altre città come Milano e Roma. L’ambiente industriale fiorentino, purtroppo, non ha mai sentito il Maggio come elemento dal quale potesse derivare un vantaggio perché i finanziamenti arrivano se c’è un interesse culturale o un vantaggio economico: a questo riguardo ben vengano misure di defiscalizzazione seria dei contributi come avviene in altri Paesi europei».
«Ciò che preoccupa – ha concluso Bieber – è l’indifferenza di parte della città e soprattutto delle forze di centrodestra che non avvertono come lo sfregio al Teatro del Maggio con il decreto del Governo colpisce anche loro. Un teatro in difficoltà o che chiude è un impoverimento per tutti, anche forse per chi non è mai entrato, perché riduce la qualità della vita. E chi si occupa di cultura e di politica deve essere consapevole che quel teatro lo riguarda, perché il Maggio è una risorsa per tutta la città, non solo per chi ci lavora e che giustamente lotta per difendere improprio posto di lavoro». (fn)