Maggio musicale, Spini: "Il decreto Bondi blocca, non riforma"
Questo l'intervento del capogruppo Valdo Spini al consiglio comunale straordinario nel ridotto del Teatro del Maggio Musicaler Fiorentino:
"Abbiamo due problemi: quello generale (che è l’occasione immediata della nostra mobilitazione) del Decreto del Governo sugli Enti Lirici, e i nostri problemi peculiari del Maggio Fiorentino. Occorre innanzitutto premettere che il Maggio Musicale Fiorentino è il festival musicale più antico d’Italia, risalendo la sua istituzione al 1933, e che a livello europeo è tra i primi in Europa; così come va ricordata l’importanza della vocazione sinfonica dell’istituzione del Maggio e il suo forte impegno culturale durante tutto l’arco dell’anno non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale. Tenendo anche conto che l’opera italiana è un veicolo formidabile di diffusione della nostra lingua e della nostra cultura. I guai per il Maggio Musicale Fiorentino sono iniziati con la legge sulle Fondazioni che commisurava il contributo statale al contributo privato, con il risultato di avvantaggiare Milano, dotata di un retroterra economico nemmeno paragonabile a quello della nostra città.
Va altresì sottolineato come l’apporto di turisti culturali che Firenze da al nostro Paese, rappresenta un contributo alla bilancia dei pagamenti nazionale che lo Stato italiano deve riconoscere. Questo per la specificità del Maggio. Quanto agli adempimenti del Teatro, riteniamo che dopo la loro nomina i nuovi responsabili debbano presentare un loro ‘piano industriale’. Ci sono poi i problemi più generali legati al Decreto, che blocca piuttosto che incentivare a migliorare. Qui lo Stato italiano deve decidere: se continuano a diminuire i soldi per la cultura, deve introdurre meccanismi di deducibilità fiscale veramente incentivanti, cosa che oggi non è. Sappiamo molto bene che dobbiamo fare nuovi e qualificati sforzi come territorio fiorentino a favore del Maggio, ma non possiamo farli contro corrente, in un clima nazionale sfavorevole.
Infine un memento, cioè una preoccupazione: stiamo parlando di un edificio di cui ci si è impegnati alla vendita per costruire il nuovo teatro e la cui asta è andata deserta". (lb)