Maggio Musicale, Giocoli (PdL): "No a battaglie demagogiche contro il governo, i lavoratori se la prendano con chi non sa attirare investimenti privati"

"I tempi delle vacche grasse sono finiti, o l'ente si adegua ai tempi oppure la crisi continuerà"

Questo l’intervento della vicecapogruppo del PdL Bianca Maria Giocoli nel corso del consiglio comunale aperto sul Teatro del Maggio Musicale.

“L’Opera di Monaco di Baviera vanta 177 rappresentazioni, il Metropolitan di New York 225, la Scala 300, il Festival del Maggio molte, molte meno. L’industria culturale ovunque nel mondo deve misurarsi con il mercato, essere competitiva per emergere e non vivacchiare ‘border line’, aspettando finanziamenti pubblici come la manna dal cielo e non facendo niente per attirare gli sponsor privati. E’ indispensabile un cambio di passo, più in linea con i tempi di questa congiuntura mondiale.
Nel 2005, dopo il disastro Van Straten, il bilancio del Maggio registrava una perdita di 6 milioni di euro, con il commissariamento e la vendita della Longinotti si arrivò a 2 milioni di attivo ‘virtuale’, ma questo tesoretto non è stato mantenuto e in soli tre anni, dal 2007 al 2009, il deficit è di nuovo aumentato fino a raggiungere 5 milioni e 400mila per poi riscendere ai 2 milioni e 300mila della gestione Giambrone. In questi anni il contributo dello Stato si è mantenuto pressoché costante con una media di 19 milioni di euro, pari quasi al 50 % del bilancio. Ricordiamo che lo Stato distribuisce ogni anno 260 milioni di euro alle 14 Fondazioni esistenti in Italia cui si aggiungono altri 110 milioni da regioni province e comuni. Ciò nonostante i nostri teatri dell’opera perdono circa 2,7 milioni l’anno e hanno, tutti insieme, un debito accumulato che sfiora i 300 milioni di euro. I 5600 lavoratori del settore costano oltre 340 milioni di euro e assorbono il 70% della spesa complessiva. La lirica costa ai cittadini italiani quasi 400 milioni di euro e produce circa 3000 spettacoli l’anno: ciò significa che ogni singola replica costa all’incirca 135.000 euro, che l’erario finanzia a fondo perduto.
Voci troppo alte nel bilancio del Comunale come i costi di produzione (9 milioni di euro nel 2009) e i costi del personale (28 milioni e spiccioli) non sono più accettabili, se non a fronte di una maggiore produttività. Invece i nostri teatri sono in generale i meno produttivi del mondo. Nel resto del mondo i teatri lirici sono quasi come i cinema: ogni sera c’è qualcosa, da noi ci sono solo anteprime, non c’è il repertorio e ogni anno si ricomincia da capo.
Fatte queste premesse, e cercando di andare al di là degli steccati ideologici per cercare il bene comune in nome dell’amore per la nostra città, vogliamo però capire, e vi è oggi necessità di fare chiarezza, se da parte di chi protesta c’è la volontà di tutelare e promuovere la Cultura della lirica o del balletto o la tutela del proprio contratto integrativo. Noi non vogliamo credere che i lavoratori scesi in piazza lo abbiano fatto perché il decreto e, più che altro, i successivi regolamenti attuativi, potrebbero non garantire o rinegoziare l’indennità di strumento di circa 5000 euro l’anno o l’indennità trucco, o il gettone di presenza anche quando si è a casa e magari si usa il nome del Maggio per la propria attività professionale privata, o l’indennità di risultato, a prescindere dallo stesso, come pure l’indennità di registrazione (e meno male che a Firenze non c’è come a Napoli l’indennità di lingua se si usano parole e ne basta una, straniere) o l’indennità di umidità. La fantasia contabile che sta alla base della giungla dell’integrativo a Firenze vale dai 4 ai 4 milioni e mezzo di euro. Dato che l’integrativo si può disdire, basterebbe per esempio tagliare il 50% e si andrebbe in pareggio, visto che il prossimo bilancio è di due milioni.
Ma noi non auspichiamo questo e non crediamo, anzi, non vogliamo credere, che la battaglia sia solo perché rimangano queste indennità. Vogliamo sperare che, alla base delle proteste, vi sia l’auspicio di più alzate di sipario rispetto al passato, di più produzioni, e che queste attirino più pubblico e non sempre i soliti aficionados, affinché le scenografie magari costino un po’ meno e non vengano poi buttate via, e la bigliettazione continui il trend positivo dell’ultimo anno.
Vogliamo credere che anche voi, come noi, vorreste investire sui giovani (bene Recondita armonia) e quindi più coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado usando gli orchestrali costretti a casa; che anche voi come noi vorreste attirare direttori emergenti; che anche voi come noi vorreste che l’eccellenza del Maggio sia prima di tutto eccellenza nel marketing con un cartellone all’altezza della città, e non solo il vivere di ricordi dei fasti passati.
Voi siete la forza lavoro: dovreste prendervela con chi non la impiega al meglio e vi mortifica gestendovi male, perché questo è solo un problema di gestione, di volontà di gestire al meglio, non questione di più o meno soldi dallo Stato, ma di come vengono gestiti e usati. Non è più il tempo delle vacche grasse, bisogna rimboccarsi le maniche e sfidare i tempi.
Nei giorni scorsi si è gridato da più parti ‘al lupo al lupo’ circa il rischio del declassamento del Maggio musicale da parte di quel cattivo del ministro Bondi. Noi non avevamo dubbi che ciò avvenisse. Noi avevamo detto, quando il Sindaco prima ancora di leggere il decreto aveva sposato il grido di allarme – ingiustificato – che si levava, di aspettare, di leggere il decreto e dopo commentare e tantomeno metter mano al portafogli (2 miliardi vecchie lire tra Renzi/Comune e Rossi/Regione, soldi non loro ma dell’intera comunità). Il Maggio, Strozzi e Gabinetto Viesseux si mangiano da soli il capitolo della cultura del Comune.
Infatti, il declassamento non c’e stato e invitiamo Renzi a leggersi i primi tre articoli del decreto perché come presidente della Fondazione deve basare su questi la sua azione futura. I privati devono essere stuzzicati e allettati, e se Ferragamo preferisce donare di più al Meyer un motivo c’è; se la Banca Monte dei Paschi scappa e la Fondazione ha ridotto il contributo, se Confindustria elargisce la stessa cifra (40.000 euro) che dà a Firenze Parcheggi ci sarà un motivo. Ci sarà un motivo se solo il 16% viene dai privati.
A Milano i privati coprono il 60 % delle risorse rispetto al 40% che mette il pubblico. I lavoratori della lirica devono capire che è necessario adeguarsi al cambiamento dei tempi; forse è necessario accettare qualche sacrificio oggi per avere tempi migliori domani. Gli scioperi, le barricate e i funerali arrecano danni ad aziende già in crisi, alzare la voce non serve a nessuno; sono obsoleti questi toni da scontro, bisogna ragionare tutti insieme senza divisioni ideologiche inutili.
Ma se davvero come si è letto un direttore come Metha si mette dal palcoscenico a fare politica e a dare del poveraccio al testo del decreto, allora vuol dire che non si vuole cercare il bene della lirica, ma solo fare demagogia a buon mercato, e si andrà poco lontano.
Il ministro Bondi merita l’incoraggiamento di chi ama veramente la musica e l’arte, di chi è intellettualmente onesto e non tollera che ci sia qualcuno che si spaccia per vestale della cultura trasformando i templi della musica in arene per comizi per fare una propaganda a spese dei cittadini tutti”. (fdr)