Negozi aperti il Primo Maggio, Torselli e Roselli (PdL): "Si vuole negare il diritto sacrosanto dei lavoratori a festeggiare"
“Se veramente il Sindaco Renzi e l’assessore allo sviluppo economico Nardella vogliono intraprendere iniziative per favorire i commercianti a fare fronte alla crisi economica in atto, rivedano tutte quelle ordinanze che limitano la libertà di aprire le proprie attività in orario notturno o durante i giorni festivi, ma non vadano a violare il diritto dei lavoratori a festeggiare l’appuntamento del Primo Maggio”. Questo il commento dei consiglieri del Popolo della Libertà Francesco Torselli ed Emanuele Roselli che, in mattinata, hanno avuto un incontro sull’argomento con il Segretario Regionale dell’UGL, Taddeo Albanese.
“Capiamo la preoccupazione dei negozianti di fronte alla crisi – spiegano i due consiglieri del centrodestra – e a tal proposito abbiamo presentato anche diverse iniziative in Consiglio Comunale, non ultimi una serie di emendamenti e di ordini del giorno legati al Bilancio Preventivo 2010 per costituire fondi di sostegno e di sussistenza per quelle attività economiche in crisi, per i giovani che ne vogliono aprire delle nuove, per la tutela degli esercizi storici e per incentivare le attività che non avrebbero licenziato dipendenti per almeno tutto il 2010, ma la risposta della sinistra è sempre stata la stessa, ovvero un tassativo no”.
“Avevamo anche presentato una mozione – aggiungono Torselli e Roselli – per rivedere gli orari di apertura notturni degli esercizi pubblici, ma anche in questo caso la risposta è stata la stessa, negativa. Adesso si pensa di dare un contentino ai negozianti fiorentini, obbligando però di contro commessi e dipendenti a recarsi al lavoro nella giornata simbolo proprio delle conquiste dei lavoratori, il Primo Maggio”.
“Negando il sacrosanto diritto dei lavoratori a festeggiare il Primo Maggio – concludono i due consiglieri del PdL – la sinistra fiorentina dimostra di aver perso ogni sorta di sensibilità sociale verso i lavoratori che ormai dice di difendere solo a parole”. (fdr)