Alienazioni, Giocoli (PdL): «La sentenza della corte costituzionale avrà effetti negativi sull'appetibilità dei beni comunali in vendita»
«La sentenza 340 del 30 dicembre 2009 della Corte Costituzionale è chiara e avrà sicuramente effetti negativi sull’appetibilità dei beni comunali messi in vendita dal sindaco». E’ quanto sostiene la vicecapogruppo del PdL Bianca Maria Giocoli secondo la quale «la pronuncia della suprema corte comporta anche un doveroso approfondimento giuridico sulla procedura di asta dell’immobile del teatro comunale, già in corso».
«La conseguenza immediata della sentenza – ha spiegato l’esponente del centrodestra - è che non si possono variare automaticamente i piani urbanistici comunali né derogare alle norme dei piani provinciali e regionali per privatizzare aree e edifici del patrimonio pubblico.
Le Regioni Piemonte Emilia Romagna Toscana e Veneto impugnarono il decreto legislativo 112/2008, che stabiliva una procedura particolare per alienare il patrimonio immobiliare, sentendosi scavalcate nelle proprie competenze e prerogative costituzionalmente riconosciute. I Comuni potevano individuare i propri beni non strumentali all’esercizio delle funzioni (per esempio mai il municipio) suscettibili di vendita. L’elenco di questi beni costituiva il piano delle alienazioni».
«L’inserimento dei beni in tale elenco, però, provocava due effetti importanti – ha ricordato la vicecapogruppo del PdL – il bene diventava alienabile e cambiava automaticamente la propria destinazione urbanistica. La norma disponeva che questa modifica (un ospedale in un residence, una scuola in albergo) aveva due effetti: costituiva variante automatica del piano urbanistico e non era subordinata alla verifica di conformità con le disposizioni dei piani provinciali e regionali cioè al rispetto di questi.
La delibera del consiglio comunale, approvata nel 2008, prevedeva l’inserimento dell’immobile del teatro comunale insieme all’immobile di via Fortini, all’ex cantiere viale Michelangelo e al palazzo Vivarelli Colonna nell’elenco dei beni alienabili. Nel testo si legge che ‘la delibera del consiglio comunale che approva il piano di alienazione costituisce apposita variante e non necessita di verifiche di conformità con i piani provinciali e regionali’».
«Alla luce della recente pronuncia della corte costituzionale – ha proseguito Bianca Maria Giocoli – la situazione si complica. Se l’asta è andata deserta prima della sentenza, e quindi con la possibilità per l’eventuale acquirente di partire immediatamente con i cantieri per realizzare i propri progetti, ora si ha la logica conseguenza che se era poco appetibile prima non lo sarà certo ora.
In altri Comuni, dove le aste si erano già concluse, l’illegittimità della variante ha fatto si che gli acquirenti si sono ritrovati con beni completamente svuotati delle loro potenzialità e valore e quindi con il classico pugno di mosche in mano.
Se il teatro comunale fosse stato venduto l’amministrazione si sarebbe ritrovata sicuramente in un contenzioso infinito. Ora chi compra sa che la procedura per utilizzare il bene diventa lunga complicata e non ha neppure la sicurezza di poter realizzare i propri progetti se gli organi preposti non danno il benestare».
«Se questa è la situazione – ha concluso la vicecapogruppo del PdL – vogliamo sapere se la delibera del nuovo piano di alienazioni ha tenuto conto di ciò. Chi fosse intenzionato a comprare, ad esempio, le scuole inserite nell’elenco deve sottostare ad una procedura ben più complessa e ciò ovviamente va a discapito sia del prezzo che della attrattiva commerciale del bene.
L’inserimento degli immobili determina un mero effetto legale, ovvero l’accertamento che il bene non è più strumentale all’esercizio delle funzioni istituzionali dell’ente che non incide sulla successiva destinazione urbanistica. Il rischio, quindi, è che anche questo, come tutti gli altri annunci fatti fino ad oggi, mini-stazione Fosterin primis, sia semplicemente l’ennesimo spot. Tra due giorni ce ne sarà uno nuovo, il piano delle alienazioni verrà dimenticato e con esso la possibilità di fare entrare nelle casse comunali soldi freschi per investirli in infrastrutture necessarie alla città». (fn)