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20/04/2013
Pieri: (Noi con Matteo Renzi): “Separarsi è un lusso, la crisi dimezza i divorzi”
Il punto della situazione ieri nel convegno “Il costo sociale della crisi familiare”

 

“Da 800 a 3.500 euro per una separazione consensuale, fino a 9.500 per una giudiziale. Senza contare i casi più complessi dove si può arrivare a 200.000 euro. E se poi si aggiungono gli assegni di mantenimento, emerge chiaramente che separarsi è un lusso che, in un periodo di crisi come quello attuale, pochi possono permettersi”. È quanto dichiara Massimo Pieri, consigliere di “Noi con Matteo Renzi”, citando alcuni dati emersi ieri nel convegno “Il costo sociale della crisi familiare” durante sono stati presentati i risultati di alcune ricerche sugli effettivi costi di divorzi e separazioni, e le possibili soluzioni.
“Divorziare diventa sempre più difficile, complice la crisi economica. E se alcune coppie decidono di restare insieme per risparmiare, i padri separati finiscono sul lastrico per le spese di mantenimento – spiega Pieri –. Dare un taglio al proprio matrimonio, solo di spese legali, costa troppo: per una separazione consensuale, con unica udienza, si va dagli 800 ai 3.500 euro, mentre per una separazione giudiziale con 4-5 udienze da un minimo di 1.055 a un massimo di 9.500 euro. Nel costo di un iter separativo vanno inoltre inclusi gli eventuali ricorsi ai successivi gradi di giudizio. Se poi si tratta di separazioni più complesse con sconfinamenti penali, istanze di modifica, indagini difensive, tre gradi di giudizio, CTU ripetute sia in primo grado che in Corte di Appello, si sfora facilmente il tetto dei 50mila euro con picchi di oltre 200mila”.
“Nel caso di separazione con figli – continua Pieri –, oltre all'assegno destinato all'ex coniuge (le separazioni che si concludono con l'assegno di mantenimento al coniuge, di solito il marito alla moglie, sono 1 su 5, ovvero il 21,1% dei casi nel 2009), bisogna aggiungere le spese per il mantenimento dei figli: alcune sentenze, ad esempio, a fronte di una media nazionale di 400 euro, hanno stabilito un importo pari a 1.300 euro mensili come contributo da versare per un solo figlio, a fronte di una busta paga da lavoro dipendente di 2.100 euro mensili”.
Pieri evidenzia inoltre i costi derivanti dagli affidi minorili extrafamiliari che in Italia riguardano oltre 32.000 minori e comportano una spesa sociale, quindi a carico della comunità, di oltre 2 miliardi e mezzo di euro.
“Per tutti questi motivi – sottolinea il consigliere – sono sempre più numerose le coppie che decidono di restare insieme, i cosiddetti separati in casa, perché per motivi economici non possono permettersi di lasciarsi definitivamente. Mentre nella totale assenza di uno stato sociale, aumentano inesorabilmente i padri separati che finiscono sul lastrico perché con il loro stipendio non riescono a coprire le spese legali, né l'assegno di mantenimento per i figli. Non a caso – conclude Pieri – il 12,7% delle persone che si rivolgono alla Caritas sono separate o divorziate”. (mf)


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