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26/01/2012
Foibe, Giocoli (FLI): “Il miglior ‘ricordo’ sarebbe ripulire i muri della città da tutti i manifesti abusivi”
“Non parteciperò neanche quest’anno al corteo nonostante sia stata una delle artefici della intitolazione del largo Martiri delle Foibe. Andrò sicuramente, come gli altri anni, a Trespiano il 10 febbraio Giornata del Ricordo”

Questo l’intervento della vice capogruppo di FLI Bianca Maria Giocoli

“Voglio ricordare ancora una volta (repetita iuvant) la strada tortuosa che abbiamo percorso in consiglio comunale per il ricordo delle Foibe. La mozione per l'intitolazione della strada ai Martiri delle Foibe fu approvata per la prima volta dal consiglio comunale il 3 febbraio 1997 su proposta del consigliere di An Achille Totaro, ma ci sono voluti cinque anni per vedere attuata la volontà dell'assemblea di Palazzo Vecchio. Cinque anni sofferti, di atti del consiglio comunale dimenticati dall'Amministrazione, di commissioni toponomastiche che avevano dato pareri assurdi e fuori del tempo (con la motivazione che era meglio non intitolare strade che ricordassero periodi tristi della nostra storia!), nonché di assessori che avevano votato contro in giunta.
Alla fine, nel giugno 2002, dopo che i membri della commissione toponomastica furono costretti a dimettersi e la giunta riapprovava l’atto - anche se non all’unanimità - si arrivò alla inaugurazione del largo Martiri delle Foibe, grazie anche ad un costruttivo lavoro di squadra: la sottoscritta per Forza Italia e il consigliere di An Antonio Andriulli che per primi si erano accorti dell’affossamento da parte della commissione toponomastica; Gaia Checcucci di An, il presidente della commissione affari istituzionali, Massimo Pieri per Forza Italia, il capogruppo dei Verdi Alessio Papini, oltre al lavoro svolto dall'allora assessore Andrea Ceccarelli nella giunta.
Molti altri comuni della Toscana in seguito approvarono atti simili al nostro e provvedevano ad intitolare strade ai Martiri delle foibe.
Nel 2005 per la prima volta approda in consiglio comunale la commemorazione della Giornata del ricordo, dopo l’istituzione della giornata a livello nazionale, dove viene tentata l’elaborazione di un documento comune a tutti i gruppi che fallisce per il voto contrario dei gruppi di sinistra. Viene però approvato un mio ordine del giorno per organizzare un concorso di giovani artisti per realizzare in Sant’Orsola (luogo dove i rifugiati ed esuli istriani furono ricoverati per anni in condizioni precarissime), un monumento o un murales al ricordo. Ad oggi ancora non c’è stato né il concorso né tantomeno il monumento o il murales.
Poi, grazie alle sterili polemiche di qualcuno, nel gennaio 2007 la civilissima Firenze si macchiò di un atto fuori del tempo e gravissimo: la sparizione e rottura della lapide che ricorda quanti furono uccisi nelle foibe nel 1945, lapide poi ritrovata nel Mugnone. Nel 2009 sparì invece il cartello stradale. E una mostra fotografica sulle foibe allestita nel cortile della Dogana, a Palazzo Vecchio unitamente al ‘pesante’ intervento della professoressa Rossi in consiglio comunale nella giornata del ricordo alimentarono nuovamente polemiche negazionistiche sui giorni dolorosi di Trieste, dell'Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia che rischiano di non finire mai. E l’anno passato un’altra volta polemiche sterili e ormai fuori dal tempo contro un evento quale il 10 febbraio che fa ormai parte della nostra storia.
Dopo un anno di celebrazioni per la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia c'è purtroppo ancora bisogno di una riconciliazione che esca dalle inevitabili vaghezze retoriche solo grazie a segni pubblici, precisi e forti verso coloro che in passato, cittadini come noi, hanno sofferto e patito e molti anche perso la vita proprio per il fatto di essere italiani.
Ma per primi il buon esempio lo devono dare gli organizzatori del corteo di sabato: pulendo i muri della città che hanno deturpato come tutti gli anni con migliaia di manifesti e manifestini che ricordano l’evento.
Sarebbe il miglior ‘ricordo’ dei nostri connazionali che avendo nel loro DNA principi basilari come il dovere e il rispetto delle leggi hanno proprio per questo subìto sofferenze fisiche e morali quali l’esilio dalle loro terre o ancor peggio la morte.
Anche i loro eredi sparsi per il mondo di sicuro approverebbero e apprezzerebbero”.

(fdr)
 


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