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29/12/2003
Congresso della Margherita, interviene Gianni Conti
Questo il testo del consigliere Gianni Conti: «I giornali hanno dato molta rilevanza al prossimo congresso della Margherita per registrare una possibile spaccatura sul nome del segretario. Personalmente, invece, ritengo sia un buon segno quando un congresso di un partito (di alta tradizione democratica) diventa un fatto che divide, cioè allontana il pericolo dell’unanimismo piatto e indistinto; peraltro, molto spesso, solo di facciata. Ma il vero problema, o pura curiosità, non è quello di conoscere il nome del nuovo segretario della Margherita, ma sapere quale saranno le prospettive che l’accompagnano; le strategie che si propongono; i traguardi vicini o lontani della lista unica per la consultazione europea; il sogno, da cullare o abbandonare per la costruzione della “casa comune” con i riformisti, figli e nipoti del marxismo; questi sono i nuovi problemi che pongono complessi e gordiani nodi da sciogliere. E poi, verificare la possibilità di superare le antinomie con il partito egemone della Toscana senza cancellare le differenze. L’importanza dell’avvenimento va al di là di un normale appuntamento di rinnovo delle cariche regionali; infatti il tavolo aperto per l’esame e la ridistribuzione dei sindaci nella provincia di Firenze, l’approssimarsi della consultazione elettorale della prossima primavera; la formazione della lista della Margherita nei grandi centri e nei capoluoghi delle province, richiedono grande autorevolezza ed un valore strategico di fondo. Dunque, la scesa in campo di una personalità di livello nazionale, fa supporre la necessità di dare più importanza ad un disegno di ampia portata, in una regione da sempre monopolizzata dalla sinistra. E’ chiaro che l’aspetto progettuale è preminente rispetto alla mera occupazione di potere locale. Oggi infatti la Margherita, al di là del lodevole impegno di alcuni dirigenti e, soprattutto degli eletti nelle istituzioni, come struttura complessiva non è certo rispondente alle variegate esigenze di una regione come la toscana. Un avvenimento importante che, per gli specifici motivi ricordati, richiede uno sforzo di riflessione autocritica, un “guardare dentro”, soprattutto nella realtà fiorentina: comune di Firenze in primis. Il dibattito congressuale e le decisioni che scaturiranno saranno determinanti rispetto ai rapporti futuri con le forze politiche, specialmente quelle del centrosinistra. Infatti il braccio di ferro sui sindaci non sarà ne agevole, ne indolore. Comunque, per la salute della coalizione, “il tira e molla” sui sindaci non può ne deve essere un discorso esclusivo tra D.S. e Margherita. In questo spirito il primo impegno sembra doversi profondere nella preparazione di una nuova classe politica che, necessariamente, non significa esaltazione e consacrazione del giovanilismo come scelta di vigoria fisica. In secondo luogo sembra imporsi la riscoperta del valore della militanza. I circoli devono essere coinvolti nelle scelte politico – amministrative e messi in grado di farsene interpreti ai vari livelli della società toscana. E’ necessario, inoltre, recuperare il richiamo ai valori ideali di fondo, come nella procreazione assistita, che motivano l’impegno dei cattolici in politica e che in questi anni di pragmatismo si sono un po’ scoloriti. Si tratta in sostanza di riscoprire una struttura, nella dinamica del partito come dato permanente, indipendente ed autonomo rispetto a maggioranze che nei vari momenti della vita del partito si vengono a creare. L’anima a questa struttura regionale viene data dalla dirigenza che per questo deve essere “preparata” e responsabile. Diversamente, saranno altri a ”riscoprire” un vicesindaco idoneo per Firenze. Tutti devono convincersi che “dietro l’angolo” non ci sono le solite furberie mirate magari a sostituire “lo scomodo” con il devoto allineato. La Margherita potrà cosi essere uno strumento flessibile, obiettivo e madre anche di “Calimero”. “Dietro l’angolo” del congresso regionale, dunque, ci dovrà essere solo la volontà di costruire un partito aperto, in cui c’è spazio per tutti e nel quale i soci sono soprattutto militanti». (fn)

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