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24/12/2015
Noferi (M5S): "Saldi di fine anno: Palazzo Gerini e il mercato di piazza dei Ciompi"
"Il vincolo di destinazione pubblica del palazzo rischia di cambiare al termine del contratto di affitto"

Questo l'intervento della consigliera M5S Silvia Noferi

 

"Firenze è un concentrato di arte, cultura e bellezza che non basta una vita per conoscerla tutta.
Molti fiorentini avranno letto sui giornali in questi giorni che il Consiglio Comunale ha approvato lunedì 16 dicembre 2015 la delibera della Giunta per la vendita di Palazzo Gerini ma probabilmente molti di loro non sanno nemmeno dove si trovi questo palazzo né tantomeno lo avranno visitato. 
Il Palazzo era di proprietà del Comune di Firenze fin dalla metà dell’Ottocento, e per molti anni  ha ospitato, pur con denominazioni leggermente diverse nei vari decenni, il Museo della Scuola del nostro Paese.
Era stato ristrutturato una prima volta negli anni Trenta per volere del Duce che intendeva esaltare i progressi compiuti nel campo dell’istruzione e dopo la guerra fu restaurato dal Comune. L’arredo degli interni fu realizzato dall’architetto Giovanni Michelucci in collaborazione con l’architetto Leonardo Ricci e gran parte di essi sono ancora lì, proprio perché sono stati progettati e costruiti per essere un tutto unico con l’edificio.
L’immobile è un vero gioiello, di una raffinatezza estetica che solo la sobrietà dei grandi architetti italiani poteva realizzare ed è per questo che piange ancora di più il cuore a pensare di averlo perso.
Il Palazzo ospita l’Istituto Nazionale di Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE)  che per conto del Ministero della pubblica istruzione elabora le strategie educative e pedagogiche, di formazione e di documentazione della scuola italiana oltre al fondo librario di 40 mila volumi della Biblioteca di Documentazione Pedagogica. 
 Un fiore all’occhiello non solo per il patrimonio documentale ma anche per il centro elettronico sofisticatissimo che vi si trova: apparecchiature che corrispondono a circa 200 server in linea gestiscono informazioni a disposizione degli insegnanti e degli studiosi in un ambiente super sicuro contro tutti i rischi, dall’alluvione all’incendio, alle alte temperature.
Bene, nonostante il Palazzo fruttasse più di 200.000 Euro all’anno di affitto e costituisse un bene culturale di altissimo valore, il Comune di Firenze che già da tempo lo aveva inserito in una lista di immobili da dismettere. Ha deciso di venderlo per ripianare i buchi di bilancio.
La stessa sorte che è toccata nel 2013 all’edificio del vecchio Teatro Comunale: è stato venduto alla Cassa Depositi e Prestiti.
Per fortuna l’immobile, a differenza del vecchio Teatro Comunale, ha un vincolo di destinazione pubblica almeno finché dura il contratto di affitto al Ministero (ossia altri 8 anni) ed è tutelato dalla Sovrintendenza per cui si può ben sperare che il Museo della Scuola rimanga lì dove è nato, ma visto che il nostro lavoro è porre dei dubbi, ci domandiamo come mai invece di vendere un immobile che dava una rendita cospicua e che soprattutto poteva essere valorizzato con l’istituzione di un nuovo Museo Nazionale della Scuola, il Comune ha preferito venderlo?
Perché proprio quel palazzo che per chi scrive e molti altri è più sacro di una chiesa?
Perché dovevamo disfarci della possibilità di avere a Firenze il Museo della Scuola?
Possiamo pensare che  il partito di maggioranza che governa la città non abbia a cuore la Scuola e i risultati nel campo dell’Educazione come lo aveva il Regime di Mussolini? 
Possiamo azzardare che qualcuno potrebbe essere interessato a trasformarlo in un hotel o altro realizzando una fruttuosa operazione immobiliare?
Sarebbe inaudito e non possiamo neanche pensarlo, quindi la scarsa affezione per questo Palazzo e quello che rappresenta deve nascere da qualcos’altro.
Certo che vista  si gode da quel Palazzo su piazza dei Ciompi con la Loggia del Pesce appena restaurata!
È disturbata solo dalle baracche fatiscenti del vecchio mercato storico dell’antiquariato…
Ma tranquilli sarà per poco, tra non molto saranno costretti a sloggiare (ancora non si sa dove) e se questo farà felice qualcuno, per i fiorentini equivarrà ad una doppia perdita, oltre al Palazzo avremo perso anche un mercato storico che si poteva riordinare, restaurare e rivitalizzare.
L’idea politica che sta alla base di queste scelte non può essere casuale e la nostra genetica propensione al “sospetto”, vista la delibera urgente approvata per “liberalizzare” le giostrine per bambini, ci fa temere che in piazza dei Ciompi tra poco si possa trovare una magnifica giostrina, di quelle un po’ tristi e falsamente fin de siècle che certamente non sarebbero piaciute agli architetti Ricci e Michelucci". (fdr)

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