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16/01/2015
Moschea, Cellai e Villa (FI): “L’imam Izzedin Elzir ci dà di ‘poveracci’, dimostrando nonostante la sua preparazione di essere un intollerante”

Questo l’intervento del consigliere comunale di Forza Italia Jacopo Cellai insieme al collega in Regione Tommaso Villa

“La proposta da parte di Forza Italia di indire un referendum consultivo per chiedere ai fiorentini se siano d’accordo o meno sulla realizzazione della moschea viene da lontano, dal 2008 per la precisione. A tale proposito è particolarmente interessante il “virgolettato” pubblicato di recente su un quotidiano locale che riporta le parole dell’Imam fiorentino Izzedin Elzir il quale definisce il consigliere regionale Tommaso Villa e il consigliere comunale Jacopo Cellai dei “poveracci che vogliono strumentalizzare anche 12 morti”.
Non ci offendiamo certo per l’espressione poveracci. Siamo abituati a coloro che salutano cordialmente e fanno finta di portare rispetto finché in qualche modo non si intralciano i loro piani e le loro ambizioni. Ci viene da sorridere semmai, dato che noi abbiamo sempre riconosciuto la preparazione di Izzedin. Ancora una volta però proprio colui che dovrebbe rappresentare il volto di quell’Islam moderato cui guardare e col quale dialogare non riesce ad evitare, alla prova dei fatti, di esprimersi alla stregua di un intollerante. Perché solo un intollerante può qualificare con quell’aggettivo “poveracci” l’opinione di persone che rappresentano centinaia e migliaia di cittadini nelle Istituzioni sapendo perfettamente che la nostra posizione sul referendum non nasce, come dimostrano i fatti, da quanto accaduto in Francia.
Del resto Izzedin non è nuovo a trattare da “poveracci” coloro che si esprimono in termini che non gli sono avvezzi. Nel 2011 l’on. Souad Sbai intervenendo a Firenze ad un convegno sulla libertà di culto mise in evidenza una serie di questioni che riguardavano l’Ucoii, l’unità delle comunità islamiche di cui Izzedin è presidente, in relazione all’esclusione della stessa dalla consulta islamica e ai suoi rapporti con i Fratelli Musulmani e l’unica risposta di Izzedin fu la seguente : “Discorsi inutili. Non abbiamo certo bisogno del lasciapassare di persone che con Firenze non c’entrano nulla’.
La netta sensazione è che a Izzedin vada bene dialogare con chi è d’accordo con la realizzazione della moschea. Gli altri, i poveracci come noi, sarebbero quelli che strumentalizzano le vicende tragiche di Parigi per far passare l’idea che tutti i musulmani siano terroristi.
Siamo davvero noi quelli che strumentalizzano? Perché va bene un percorso partecipativo pagato dalla Regione, non sappiamo bene destinato a chi e a quanti, ma non può andare bene un referendum?
La libertà di culto non è mai stata messa in discussione, non a caso in borgo Allegri i musulmani si ritrovano e pregano. E certo il sovraffollamento non può essere il motivo per fare una Moschea altrimenti basterebbe individuare uno spazio più grande.
Come scriveva Padre Lanzetta, il dialogo con l’Islam, auspicabile e nobile, non può però principiare dal permettere la costruzione di una moschea. Deve invece iniziare da valori condivisibili a livello naturale (che è ciò che veramente ci unisce, mentre le fedi ci separano), dai diritti naturali dell’uomo, dalla libertà religiosa, dalla pari dignità tra uomo e donna, dalla necessità di distinguere la sfera religiosa da quella politica, per non rischiare di scadere facilmente in un fondamentalismo politico ammantato di religiosità. Partire invece dalla moschea è come iniziare la costruzione di una casa dal tetto anziché dalle fondamenta”.

(fdr)

 


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