Ufficio stampa - Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze - Tel. 055 27681 - Fax 055 276 8282 - Email: ufficiostampa@comune.fi.it

Scorciatoie - Navigazione del Documento

Scorciatoie - Funzionalità

Percorso: Home > Comunicati Stampa > Sindaco > L'intervento del sindaco Matteo Renzi nel consiglio...
testo piccolotesto mediotesto grandeStampa la pagina RSS Twitter Facebook

22/09/2009
L'intervento del sindaco Matteo Renzi nel consiglio comunale del 21 settembre

Questo l'intervento del sindaco Matteo Renzi in consiglio comunale.

 

Signor Presidente,

colleghi Consiglieri,

nell’introdurre questa discussione, tengo molto a precisare un punto di metodo. Nel nostro programma elettorale avevamo scritto che avremmo dato una risposta su un delicato tema, il nuovo stadio per la fiorentina, dibattuto per anni e anni, entro la prima giornata di campionato 2009/2010 che come tutti sappiamo, è già stata celebrata ormai da qualche settimana. Se la nostra amministrazione, se la nostra giunta, se il sindaco non hanno dato una risposta certa in quella data, tutto ciò deriva solo da un atto di rispetto istituzionale. Ho preso un impegno con il Consiglio e l’ho mantenuto: spero che tutto ciò sia apprezzato dal Consiglio stesso che oggi vede riconosciuto come centrale il proprio ruolo.

Il 26 ottobre e l’esperienza dei 100 punti come occasione per ridare credibilità alla politica e fiducia negli eletti. E’ importante questa precisazione. Il 26 ottobre – giorni in cui presso l’Auditorium del Maggio Fiorentino presenterò una prima relazione alla città – rappresenterà un momento di profonda novità nel metodo che lega un’amministrazione, un candidato eletto alla propria cittadinanza. Perché è molto facile prendere degli impegni prima e poi dire, ci si rivede tra cinque anni, contando sui vuoti di memoria che tutti noi spesso abbiamo. Quanti di noi sono in grado di ricordare gli impegni che hanno preso i vari governi e le varie amministrazioni locali? Ma l’idea di avere una data verificabile, precisa e avere un luogo fisico nel quale riunirsi per verificare 100 impegni concreti, costituisce una oggettiva novità. Ho fatto della coerenza tra ciò che ho promesso e ciò che sto facendo un punto d’onore.

Allargare la discussione per arrivare a una proposta concreta. Se vogliamo prendere sul serio questa esigenza occorre domandarsi quale sia l’idea della città più che l’ubicazione della cittadella. Vorrei essere chiaro: terminerò indicando luoghi, tempi e procedure della nostra proposta. Quindi non vi porto a giro, a spasso tra la fantasia. Ho fatto della concretezza, nel bene e nel male, una priorità. Non inizierò a traccheggiare e rimandare oggi. Del resto su questo tema penso che la proprietà viola abbia un solo diritto: ha diritto alla chiarezza. Ha diritto a sapere un sì o un no. Non è possibile continuare in una commedia che va avanti da anni. Sento parlare di stadio nuovo, di centro sportivo nuovo, ora di cittadella da quando ero piccolo. Il senso del mio impegno elettorale era: si decida. In qualsiasi direzione, ma si decida. E’ questo ciò che vogliamo fare.


La maledizione del rinviare… Questa è l’eterna maledizione del dibattito politico in città. I nuovi Uffizi, Isozaki, la tramvia: rimettere sempre e comunque tutto in discussione! L’altro pomeriggio affacciandomi al terrazzo della Sala di Clemente VII, mi domandavo se avessi mai visto da piccolo gli Uffizi senza la gru, ma non sono riuscito a darmi una risposta. Siamo a rimettere sempre e comunque tutto in discussione. Questa città è la città che pesca al Monopoli sempre la carta del “tornate al Vicolo corto senza passare dal via” senza ritirare le 20 mila lire.

Sindaco, tifosi, cittadini. Ma proprio il fatto di discutere in Consiglio Comunale consente – e per certi aspetti – impone di dover partire da un’idea di città. Lo hanno sottolineato, a ragione, diversi consiglieri prima di questo incontro. Comprendo l’attesa dei tifosi e dei tanti che hanno nel cuore la Fiorentina. Io sono tra loro. Sono tifoso nel midollo e questo mi è stato persino rinfacciato in campagna elettorale. Ma vorrei dire ai tifosi – molti, peraltro, me l’hanno detto loro – che prima di essere tifosi, siamo cittadini. Essere fiorentini significa amare un’idea di stile, di qualità della vita, di simpatia col mondo, di unicità: tutti valori profondi, veri, significativi. Il punto di partenza di una discussione sulla Fiorentina non è lo scudetto o le ambizioni di Champions. Lo può essere naturalmente per la proprietà, per i tifosi, per i tesserati. Non può esserlo né per la città, né per la politica. Non solo perché basta una partitaccia per una serata no per perdere posizioni o basta un arbitro incapace per compromettere il cammino in Champions. Ma perché il punto di partenza di una discussione sulla cittadella è se questa struttura serva o non serva alla città e per questo è assolutamente necessario inserire la questione stadio / cittadella dentro il dibattito complessivo.


La Fiorentina è più di una squadra di calcio… Chi di noi conosce la storia della Fiorentina sa che non stiamo parlando solo di una squadra di calcio. Solo noi potevamo fare un adesivo con scritto: “Meglio secondi che ladri” dopo un furto evidente subito da una compagine dal colore delle maglie a strisce verticali bianche e nere. Solo noi potevamo realizzare una coreografia come quella che ancora toglie il fiato in occasione di una splendida partita contro la medesima squadra sabauda. Solo noi potevamo mostrare un attaccamento viscerale da portare in Serie C 30 mila abbonati, da esaltarsi per le prodezze a Gualdo Tadino, da esultare per un quarto posto con festeggiamenti e cori allo stadio nemmeno avessimo vinto il Mondiale per Club


… ma l’Urbanistica è un affare delicato. C’è di più, c’è molto di più. Ma sbaglierebbe profondamente anche chi pensasse che si fanno complesse operazioni urbanistiche, per di più nella città dell’Alberti e del Brunelleschi, per risolvere una questione economica o per acquistare due giocatori in più. Puntualizzo che nei colloqui avuto con Diego Della Valle mai mi è stata prospettata una simile ipotesi. Conosco la qualità imprenditoriale di un uomo e di un’azienda che si è ritagliata uno spazio importante nel mercato non solo della moda. Nella proposta iniziale della Fiorentina – al di là degli aspetti urbanistici – ho visto non solo il tentativo di caratterizzare Firenze come una delle capitali del calcio europeo, ma anche una ghiotta opportunità per il territorio. Devo essere sincero: quando ho avuto modo di conoscere il progetto, che è molto serio, qualificante, e positivo per l’intero territorio mi sono letteralmente entusiasmato. Dobbiamo essere grati a Della Valle per questa proposta, che è per noi innanzitutto una provocazione: ci spinge a volare alto come città prima ancora che come squadra di calcio. Con la stessa franchezza – che non mi è mai mancata – confesso, tuttavia, il fastidio per il periodo nel quale si è registrata in un secondo momento una paradossale coincidenza temporale: per capire come si sarebbe sviluppato il mercato della Fiorentina si faceva riferimento ai progetti dei candidati Sindaco. Non ho apprezzato, insomma, la sovrapposizione che è stata implicitamente trasmessa tra la campagna elettorale e la campagna acquisti, quasi che fosse addossabile al Comune la responsabilità di qualche cessione o di qualche mancato arrivo. Rispetto la competenza degli addetti ai lavori e mai metterò bocca su questioni che non mi competono: figuratevi se tocca al Sindaco esprimere la propria opinione sul calciomercato. Ma non ho certo paura a dire che l’accostamento tra campagna elettorale e campagna acquisti sia stato un errore, tendo a pensare solo di comunicazione. In queste ore in qualche blog dei tifosi vengo invitato a chiedere scusa, per aver detto che “non si fa l’urbanistica per comprare un terzino”. Confermo e rilancio: non si fanno operazioni urbanistiche per comprare i terzini e neppure i mediani. Per credere nella cittadella non a parole ma coi fatti, occorre avere un’idea della città per verificare la cittadella. E questa idea dobbiamo offrire ai cittadini prima di entrare nel merito della proposta.

2 CULTURA E CONTEMPORANEITA’

 

2.1 Firenze e la bellezza come punto di partenza…

Avere un’idea della città a Firenze significa richiamare e richiamarsi alla bellezza. A una bellezza viva e vitale. Alla bellezza come punto di partenza della nostra discussione nel primo consiglio comunale, ma anche alla bellezza come anima della città nel documento che Giuliano Da Empoli ha presentato alla Vostra attenzione la scorsa settimana, utilizzando un metodo innovativo non c’è dubbio, ma soprattutto proponendo uno sguardo nuovo su Firenze. Il tempo di Firenze non è scaduto. La stagione più bella per questa città è quella che ancora non abbiamo visto. La prossima Firenze è quella che ci emoziona e ci mette in moto. Qualcuno potrebbe dire: “Si prende larga di nulla per arrivare allo stadio”. Non abbiamo alternative. Non è che uno guarda una cartina e piazza l’immagine dello stadio nel primo spiazzo di verde disponibile: sarebbe una farsa.

Mi è molto caro un pensiero di Pier Paolo Pasolini:

La bellezza si vede perché è viva, e quindi reale. Diciamo, meglio, che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più, occhi che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade lei passa, riempiendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.


Si può vedere la bellezza solo se è viva e se i miei occhi sono disponibili ad accendere la curiosità. Se è morta non è bellezza: è un capolavoro di storia dell’arte. Ma non suscita emozione. Se io entro agli Uffizi e vedo un capolavoro il mio cuore si allarga. Ma se sono rimasto incartato un’ora in coda, ho visto tracce di degrado ovunque, non ho un’uscita degna di questo nome, non mi viene proposto un racconto all’altezza delle mie aspettative il capolavoro degli Uffizi sarà un’occasione sprecata. Potevo stare a guardarmelo sul computer in 3D.

Ogni giorno sfioriamo meraviglie che non ci fanno più effetto, perché sembriamo quasi non credere più che la bellezza esista. E i nostri occhi non sanno vedere.

2.2 La bellezza come cifra della città ma anche come richiesta di protagonismo e di appartenenza del cittadino.

Sarebbe interessante una discussione vera sul tema dell’appartenenza. Oggi una comunità è tale se è capace di suscitare una speranza e di generare meccanismi di inclusione e di coesione che non siano basati solo sul consumo. Nel tempo della società liquida sarebbe interessante questo discorso In questo senso persino la Fiorentina può costituire un piccolo strumento di inclusione e di appartenenza. Ma la vera domanda da porsi è capire quali siano i meccanismi inclusivi di una società. Oggi un milione di persone vanno agli Uffizi, meno di quante vanno ai Renai o all’outlet di Leccio. Le tradizioni popolari curate con grande sensibilità da molti addetti ai lavori sono sconosciute ai più e investire sulle nuove generazioni appare quanto mai importante: quando ho inaugurato l’anno scolastico alla Duca d’Aosta a Brozzi e ho trovato una classe di 25 bambini di cui 12 cinesi, 11 italiani e 2 bambini della comunità Rom ho pensato che possiamo stare a discutere quanto ci pare, ma siamo già in una società multietnica. E dobbiamo essere bravi oggi a evitare le banlieu di domani. Dobbiamo essere capaci oggi di offrire meccanismi inclusivi che abbiano una loro forza. Altrimenti l’unico meccanismo di inclusione della società del nostro tempo si baserà solo sull’essere consumatori.

L’identità basata su un concetto nuovo di bellezza. Di bellezza viva. Di un benessere che non è solo una questione economica, ma uno stare bene. Che città vogliamo? Qual è la città che immaginiamo prima di immaginare la cittadella?

E’ la città che attrae talento e non respinge? E’ la città che chiude i locali dove gira cocaina e che fa di tutto per aprire i caffè letterari? E’la città che fa togliere a un’importante casa di moda, il dehor nella piazzettina davanti alla Scuola Fioretta Mazzei, perché ritiene che sia fondamentale che quello spazio non sia lasciato a un locale, ma sia lo spazio dove, in attesa di pedonalizzare Piazza del Carmine facendoci un parcheggio sotto, i bambini abbiano il diritto di giocare quando escono da scuola. E’la città che dice ai proprietari di immobili: non sarà l’ora di finirla con certi affitti? Domandatevelo, amici. Domandatevi se può avere un senso continuare a dare cannate di affitto in centro e poi i negozi chiudono… Domandatevi, cari amici proprietari dei negozi di Via Tornabuoni, se si chiude solo perché c’è la crisi o anche perché vengono richiesti affitti stratosferici…

Sono profondamente convinto che Firenze non possa essere solo una meta turistica: Firenze deve essere un’esperienza spirituale, nel senso più laico dell’espressione.

Per essere tale ha bisogno di declinare in modo nuovo il rapporto tra piccoli progetti e grandi sogni. Ma la vera sfida è urbanistica il rapporto tra città finita e infinita. Questa città non è infinita. E’ piccola ma soprattutto non è finita. Il suo tempo non è solo il passato. Il suo tempo è il futuro. Se riusciamo a fare dell’urbanistica non un mero fatto burocratico e amministrativo ma un’idea carica di emozione su quale bellezza costituirà l’identità della Firenze dei prossimi anni, allora avremo vinto la nostra sfida.

3 URBANISTICA


3.1 Il senso dell’urbanistica

L’urbanistica non è l’esibizione muscolare di interessi privati o l’elucubrazione mentale di tecnici in cerca di ardite fantasie. L’urbanistica è la risposta qui e oggi ai problemi dell’uomo del nostro tempo. I nostri avi non facevano le cattedrali per passare alla storia: facevano le cattedrali per dare una risposta alle esigenze di quel tempo. Perché ci fossero luoghi in cui il popolo trovasse una casa. Perché si potesse elevare il cuore e guardare all’Alto e all’altro. Facevano le cattedrali perché era il simbolo dell’opera di un popolo, dell’identità di una comunità, del lavoro di più generazioni.

I nonni dei nonni dei nostri nonni non hanno fatto Santa Maria del Fiore o Palazzo Vecchio o gli Uffizi per passare alla storia. Ma per dare una risposta ai bisogni quotidiani di bellezza di quel determinato momento storico.

3.2 La politica dei 10 minuti

L’amministrazione di Firenze che ho l’onore di presiedere individua questo simbolo nei luoghi di socialità. Quelli che già ci sono e quelli che andranno ricavati: piazze, giardini, parchi. Potrebbe essere una banalità, ma non lo è: mai più una piazza senza panchine, mai più un giardino senza cura quotidiana del verde, mai più parco senza fontanelle e illuminazione. L’idea guida di questa amministrazione è che ciascun cittadino di Firenze abbia una piazza, un giardino, un parco a meno di dieci minuti a piedi.

3.3 Vivibilità vs visibilità

Vogliamo progetti di grande vivibilità, più che progetti di grande visibilità. Non è il grande nome che mi cambia la vita, ma la piccola attenzione quotidiana.


3.4 Lotta al degrado

Ogni valutazione urbanistica parte di qui. Parte dalla lotta al degrado. Che è anche raccattare un mozzicone di sigaretta o contrastare abusivismo. Ma parte dall’idea che la forma peggiore del degrado sia la solitudine.

3.5 Legge Speciale

Ne consegue innanzitutto il desiderio di costruire il meno possibile (e lo dico con forza, sapendo che ereditiamo numerosi impegni difficilmente azzerabili) e il bisogno di recuperare il più possibile, nella logica della sostenibilità. Su questo tema si gioca la credibilità della nostra amministrazione, ma anche quella del governo centrale che in campagna elettorale ha messo la propria faccia e il proprio onore nella realizzazione di una legge speciale per Firenze. Noi conosciamo le capacità economiche del governo e di conseguenza ci accontentiamo semplicemente di riottenere i tanti contenitori dismessi oggi presenti sul territorio fiorentino, trasferendo la loro proprietà da Roma a Firenze. E già accaduto a Roma con l’intervento richiesto dal Sindaco Alemanno. Berlusconi ha promesso una iniziativa speciale per Firenze, per la quale sarà interessante vedere se manterrà la parola data o meno. Potremmo partire dai contenitori dismessi per un primo riconoscimento verso una città che in questi anni ha dato allo Stato molto più di quanto abbia ricevuto: un riconoscimento che dovrebbe allargarsi a forme di collaborazione più ampia sulle questioni culturali e non solo.

3.6 Sostenibilità ambientale

ll recupero in una dimensione di sostenibilità parte anche da una diversa impostazione di parametri ambientali e di eco sostenibilità. Parlo di un ambientalismo che non sia ideologico. Parlo per esempio dei cubi di ghiaccio posti un anno fa dalla allora amministrazione provinciale in Piazza della Repubblica, in uno ci mise sopra una casetta certificata CasaClima, in uno non ci mise sopra niente. Nel giro di 72 ore il cubo di ghiaccio si è sciolto, mentre nella casetta CasaClima con tutte le condizioni di sostenibilità ambientale, il ghiaccio rimasto era pari al 72% del totale. Se saremo capaci di costruire con quelle regole di sostenibilità, faremo molto di più che non con mille pannelli fotovoltaici, che comunque vogliamo mettere. La nostra parola d’ordine sarà recuperare, recuperare, recuperare.

È un’operazione politica contro le imprese, come sostiene qualcuno? Vorrei fare un esempio, su un paio di operazioni complesse, anticipando gli orientamenti che la Giunta intende portare all’attenzione della commissione presieduta dalla consigliera Meucci e del Consiglio.

3.7 Panificio militare

Il panificio è un’area ferma da tanto tempo, ci sono stati ricorsi, controricorsi e lunghe controversie. Mi sono preso un sacco di fischi in un’assemblea pubblica. Ricorderete.

Oggi è un’area su cui noi siamo pronti a partire. Alle nostre condizioni, sia chiaro: grande intervento di sostenibilità ambientale, cassonetti interrati, aree wifi, spazi di socialità, giardino, asilo, parcheggi. Tutto pronto. C’è un piccolo particolare: non vogliamo un metro in più, neanche uno. Ma sul resto preferiamo un’area rimessa a posto, a servizio delle giovani coppie che possano tornare a Firenze piuttosto che delle famiglie.

Idem dicasi per la Manifattura Tabacchi, area molto grande, molto rilevante. A noi sta a cuore restituirla alla comunità alle condizioni che ho appena elencato e che varranno per tutti gli interventi residenziali. Naturalmente un recupero serio della Manifattura Tabacchi sarebbe un formidabile segnale nella direzione della vivibilità delle Cascine.

L’elenco potrebbe continuare.

3.8 Ideali, non ideologia

Io avrei costruito meno in passato. Io avrei costruito in modo diverso. Continuo a non capire perché si sia fatto così Novoli, sul bordo di Via Forlanini, senza la preventiva individuazione dei mezzi di pubblici per cui noi ora ci troviamo a far passare la tramvia coi soldi nostri, ma sarebbe stato molto meglio se la tramvia fosse rientrata in uno spazio diverso. Ma oggi sono chiamato a gestire quello che c’è, non a rimpiangere quello che poteva esserci. Questa è la serietà di un’amministrazione non ideologica, ma ancorata a forti ideali. Non sopporto la litania di disapprovazione che snocciola l’elenco delle occasioni perdute da Firenze per cullarci dolcemente in un rimpianto permanente che costituisce un alibi. Costituisce un alibi perché a forza di dire che “si poteva fare meglio” si finisce con il non far nulla e soprattutto criticare il primo che prova a fare qualcosa di diverso.

3.9 I cinema

È vero, in molti casi si poteva fare meglio. Ma quello che mi e ci interessa è cosa possiamo fare ora. Faccio un ulteriore esempio, il c.d. Multiplex. Con tutta la prudenza del caso, visto che ci troviamo davanti a un’area in cui è in corso un procedimento giudiziario, vorrei dire che preferiamo evitare un’area cinema. Il nostro obiettivo – compatibilmente coi limiti imposti dalla pendenza giudiziaria – è verificarne la destinazione, senza ovviamente trasformarla in residenza ma valorizzandone la particolare ubicazione assolutamente strategica. Perché oggi con la crisi dei cinema in corso aprire una multisala di quelle proporzioni significherebbe la morte definitiva di molti altri esercizi cinema. È giusto farlo? Per noi no. Verificheremo tecnicamente le possibilità di evitare quello che sarebbe un grave problema. Incontreremo inoltre la settimana prossima gli operatori di questa attività, ma già da adesso possiamo dire che abbiamo un obiettivo molto ambizioso: puntiamo a riaprire tre cinema nel centro storico, di cui uno in Oltrarno perché l’Oltrarno senza cinema è una ferita. Non sarà facile, ma ci proveremo. Anche in questo caso partendo non dall’interesse puntuale e circostanziato ma da una riflessione complessiva che sta nel documento Da Empoli e che ha caratterizzato la nostra idea di città per cui non si risponde alla esigenza di sicurezza con le pagliacciate chiamate ronde o con la militarizzazione selvaggia ma con l’apertura di luoghi di socialità, con l’illuminazione più intensa, con

Area Mercafir In questo disegno urbanistico gli spazi a tema, dedicati, hanno significato molto interessante. E allora acquisisce particolare rilevanza l’idea di scommettere con determinazione sull’area Mercafir. Il nostro obiettivo è coerente con quello di altre città europee: la riqualificazione di un mercato senza perdere i servizi che oggi offre, ma contestualmente allargandone la fruizione e la fruibilità. Oggi il mercato vive in larga parte dalle 23 alle 7. Noi vogliamo che diventi un’oasi per la zona di Novoli anche dalle 7 alle 23 e soprattutto che si caratterizzi come una cittadella del gusto e con una capacità attrattiva di innovazione e qualità di cui Firenze è ricca. È ovvio che un’operazione di questo genere necessità di ingenti finanziamenti e che non può essere sostenuta dal Comune che infatti presenterà nel Bilancio i progetti per la cessione dell’area a soggetti privati, mantenendo salda la vocazione urbanistica. Il pubblico determini la missione dell’area e il suo profilo urbanistico, i privati investano per la città.
Luoghi simbolo vivi e Piazza della Repubblica. In ciascuna zona puntiamo ad avere dei luoghi che siano simboli. Mi piacerebbe che ci fosse un simbolo nel triangolo Parterre/ Orticoltura/Stibbert che costituisce la porta di Firenze da Bologna e che dovrebbe essere l’occasione di una riqualificazione di Piazza della Libertà. Mi piacerebbe che nelle celebrazioni per i 150 anni di Firenze capitale un simbolo di arte contemporanea potesse diventare Piazza della Repubblica. Nel corso del mandato dovremo riuscire a cancellare da quella piazza la scritta “D’antico secolare squallore” e darle un segno forte di contemporaneità.
4 INFRASTRUTTURE E MOBILITA’

 


4.1 La Metropolitana che c’è ma non si vede

Non ha senso parlare di urbanistica se non ci colleghiamo alla mobilità ed all’infrastruttura condividiamo le due scelte strategiche dell’amministrazione precedente: L’Alta velocità e la Tramvia. Se vogliamo mettere mano davvero alla riflessione sulla città dobbiamo essere in grado di affrontare di petto il principale tema e problema. Noi che continuiamo a sognare perfette ed innovative soluzioni di trasporto pubblico non ci rendiamo conto di avere già una metropolitana di superficie: la linea ferroviarie locale, che poiché non funziona paradossalmente contribuisce con i propri binari a fratturare e dividere Firenze.

Sotto il profilo trasportistico siamo ad un bivio: o riusciamo a far vivere questa metropolitana che c’è , ma non si usa e ciò nonostante divide Firenze, la frattura, oppure abbiamo perso la sfida del trasporto pubblico.

4.2 Le linee ferroviarie

Nell’ambito dell’utilizzazione delle linee ferroviarie il punto sulla riqualificazione delle stazioni ci sembra assolutamente fondamentale, perché solo se noi saremo in grado di investire diversi milioni di euro nelle stazioni e nel loro contesto urbano, allora l’obiettivo, che la Regione si pone, ossia mezzo milione di toscani in treno da noi potrà avere uno slancio fondamentale. La Stazione deve essere un luogo vivo. Per esempio la stazione Perfetti Ricasoli, pronta da non so quanto tempo, non si apre perché aprire oggi quella stazione sarebbe un’occasione perduta; Invece se il contesto urbano e la stazione fossero adeguati, se i treni fossero puntuali, quella stazione sarebbe strategica perché servirebbe una parte importante della città. Ma serve una seconda condizione. Che ci sia il materiale rotabile all’altezza di questo nome cioè che i treni siano adeguati all’uso, “ treni bellini, fatti bene, come in Europa”, treni dove l’aria condizionata funzioni d’estate perché se l’aria condizionata funziona d’inverno e non d’estate è un problema.

Condivido l’obiettivo strategico del Ministro Matteoli di fare veloce, comprendo bene anche le sue ultime dichiarazioni, un po’ meno la sua altalenante posizione durante la campagna elettorale. Ma è la politica, la comprendiamo; condividiamo inoltre l’esigenza delle Ferrovie dello Stato di offrire un’alternativa almeno provvisoria alla Stazione di Santa Maria Novella che è oggi individuata in Campo di Marte. Siamo disponibili a dare una mano a tutti i livelli. Non vogliamo perdere tempo. Ci sono le soluzioni tecniche perché il tempo non si perda. E ci sono soprattutto e questo ci tornerà utile quando si parlerà della cittadella viola, le occasioni per una gigantesca riqualificazione del Campo di Marte, che è un obiettivo che credo stia a cuore a tutti noi.

4.3 La tramvia

per noi si va avanti. Lo dico, come ho detto in campagna elettorale, durante la quale ho sempre confermato un’unica tesi. Verificheremo le cose che dobbiamo verificare, cambieremo le cose che vanno cambiate e ci muoveremo di conseguenza. Sia chiaro andremo avanti in un altro modo: mai più i disastri della linea Uno.

Noi abbiamo davanti un periodo in cui Firenze sarà attraversata, speriamo non bloccata, da una mole di lavori incredibili. E in questo ragionamento entra anche la Stazione dell’Alta velocità. E’del tutto evidente che un intervento così rilevante e significativo comporta delle conseguenze: credo che noi dovremmo essere messi nelle condizioni di avere una gestione totalmente diversa dalla passata, una gestione dei cantieri trasparente, con gli stati d’avanzamento sui lavori quotidiani, il controllo sul lavoro anche notturno, il controllo diretto dell’opera da parte della macchina comunale. E va in questo senso l’atto formale che abbiamo fatto inviando una lettera ai soggetti che hanno vinto la gara per le linee 2 e 3. Quelle del Project sono opere pubbliche, che vanno realizzate come un’opera pubblica. E quindi controllate dalla macchina pubblica. E quando qualcosa non funziona bisogna avere il coraggio di far pagare a chi sbaglia e non far pagare ai cittadini.

4.4 Il Project

Questo tema tornerà quando si parlerà della cittadella viola, è particolarmente delicato.

Io sono passato in 70 giorni da candidato appoggiato dai poteri forti – così mi dipingevano qualche tempo fa alcuni giornali – a fustigatore dell’interesse privato. Un cambiamento interpretativo che mi fa ridere. Io non ce l’ho con i projects, anzi sono strumenti utili e innovativi. Ma il project può portare marginalità al privato solo se garantisce l’interesse pubblico. Non ha senso che il pubblico si assuma il rischio di impresa. Per come la vediamo noi il project presuppone che il rischio di impresa sia assunto dal privato nella sua totalità. Queste scelte non provengono dalle riflessioni di un cultore della materia di diritto amministrativo, ma hanno una ricaduta immediata nell’azione amministrativa dell’ente. Emblematico è ciò che sta accadendo in queste ore con la richiesta di rinvio a giudizio per l’ipotesi di truffa aggravata ai danni del Comune, per cui il Comune, è parte lesa in questa procedura, legata alla complessa vicenda di Firenze Mobilità. Al di là delle eventuali responsabilità penali, – in Italia c’è un sistema garantista per cui sottolineo eventuali –, che come è noto ricadono in testa ai singoli, ritengo che una città, che vorrà fare una politica seria della sosta, è quella città in cui la proprietà o il controllo dei parcheggi è in mano pubblica.

Ecco perché abbiamo chiesto che i costruttori escano dalla gestione dei parcheggi. Ed ecco perché a quel punto presenteremo una proposta innovativa su ZCS e ZTL, una nuova politica della sosta e della mobilità. Davvero curioso il mio destino arrivato in Palazzo Vecchio con la fama di centrista mi trovo a scavalcare a sinistra molti miei amici e compagni di strada solo sostenendo con forza la proprietà pubblica dei parcheggi come strumento di politica del territorio, priorità assoluta per la sistemazione di questa città.

4.5 I tracciati

La tramvia però avrà bisogno di essere rivista nei tracciati: non solo e non tanto per la cittadella viola, ma perché ad esempio trovo assurda la linea 2 che non arriva fino al Polo Scientifico di Sesto. C’è un problema di risorse economiche, ma se noi ci attrezziamo possiamo avere una caratterizzazione per cui la linea della tramvia passa da Novoli e arriva in centro; è del tutto evidente che per essere completa deve partire dal Polo di Sesto, dove i nostri ragazzi sono costretti ad andare molto spesso in motorino.

Con la collaborazione dell’amministrazione provinciale stiamo tentando, in attesa della gara, di modificare alcune linee del trasporto pubblico locale; che senso ha passare sempre e comunque dal centro?

4.6 Piazza Duomo

Ma l’occasione di modificare le linee viene anche dalla vexata quaestio di Piazza Duomo, la cui pedonalizzazione è stata oggetto di una polemica durata anni, ma che è una polemica tipicamente fiorentina. Io credo che la nostra parte politica tutta si sia riconosciuta in una posizione che sosteneva non opportuno far passare 2.100 autobus o forse 1.850, le statistiche vanno verificate, tutti i giorni da Piazza del Duomo. Meglio di questi 2.100 autobus sicuramente una tramvia, che senza fili, senza pali tocchi quello che Alberto Arbasino definiva lo spartitraffico più elegante del mondo. Noi abbiamo l’idea che questo luogo debba tornare ad essere la piazza più elegante del mondo, o comunque una delle più belle del mondo. E allora vorremmo proporre un gesto di riconciliazione con la città, specialmente nel momento in cui i nemici della Tramvia in Piazza Duomo gridano al mostro, un treno che deturperà tutto, e dall’altra i nemici dei 2.000 bus dicono che è una follia, uno scempio ambientale continuare a portarci quelle “tonnellate di traffico e smog”. Ciò anche alla luce di alcune prese di posizione arrivate dai soggetti che lavorano a questo a partire da importanti dati elaborati dagli uffici competenti, in ordine al numero di persone che prenderebbero la tramvia in direzione della zona nord. Inoltre in considerazione del fatto che la nostra amministrazione ha previsto uno studio che permette di non passare da Piazza Duomo con la tramvia, penso che il gesto di riconciliazione che noi dobbiamo a questa città sia quello di smettere di dividersi tra quelli che sono per il bus e quelli che sono per la tramvia, ma uscirne con la soluzione che sono lieto di annunciare da parte di questa Amministrazione e cioè di procedere alla pedonalizzazione vera di Piazza Duomo, possibilmente dal 25 ottobre o comunque entro il mese di Ottobre.

Rilanciamo la sfida su come piazza Duomo deve vivere. Mi piacerebbe anche coinvolgere le associazioni culturali, il mondo di Firenze; quella deve essere una piazza, non deve essere un luogo lasciato unicamente ai turisti e questo non so se sarà possibile. Sarebbe bello che anche la Chiesa contribuisse, perché tornasse a essere possibile celebrare battesimi nel bel San Giovanni, come i nostri genitori hanno ricevuto. Per dare un segnale di riconciliazione. Non è un libro dei sogni, sono fatti concreti.

4.7 Le incompiute

Prima di entrare nel tema della cittadella devo soltanto farvi l’elenco di quali sono le opere incompiute che noi stiamo aspettando di terminare e sulle quali ci metteremo a lavorare. Anzi, ci siamo già messi. Noi chiediamo con grande forza alle aziende che lavorano in questo territorio particolarmente Autostrade e il gruppo Ferrovie di non ritardare ulteriormente opere rinviate da anni. Si alla realizzazione delle porte di accesso da nord e da sud alla città, con viabilità che consentano di non attraversare le zone densamente abitate ma collegate a parcheggi;

“Ma che è possibile che” il viadotto all’Indiano termini con quei due blocchi con quelle quattro corsie, che si fermano? Lo svincolo di Peretola e il viadotto all’indiano, la A11 e la zona di Castello, su cui tra un attimo verrò a parlare, vanno collegate. Autostrade non perda tempo. Se i tempi prevedono tre anni per lo svincolo di Peretola, sia realizzato in tre anni. E questo permetterà di mettere in collegamento due pezzi della città. Idem dicasi per l’operazione opposta: al Viadotto del Varlungo credo dobbiamo fare una verifica nostra perché la variante urbanistica attualmente approvata prevede un collegamento solo a due corsie. Credo che sia un errore. E allora dobbiamo verificare se fare quattro corsie. E dovremo tenere sullo sfondo non concreto e immediato, come quello che ho detto fino ad ora, il progetto del tubone, ovvero un collegamento in parte interrato tra il viadotto del Varlungo ed il Viadotto all’Indiano.

Si al bypass del Galluzzo che deve essere fatto in tempi certi, si ad Anas che lo prenda in carico, come l’Amministrazione aveva richiesto. Si alla realizzazione delle altre due varianti, quella ai centri abitati di Mantignano e Cascine del Riccio, opere che sono state previste negli accordi degli anni 90 relativi alla terza corsia. Se è necessario che il Comune faccia la sua parte la farà, ma diciamo innanzitutto alle aziende che facciano la loro parte.

Infine si alla realizzazione del parcheggio scambiatore della tramvia a Villa Costanza, che è nel comune di Scandicci, ma senza quel parcheggio scambiatore la tramvia rischia di non essere adeguatamente utilizzata. Poi bisogna fare un parcheggio scambiatore all’ingresso della Fipili, se vogliamo che la gente prenda la tramvia da quella direzione. Se non abbiamo il coraggio di realizzare i parcheggi scambiatori è stato inutile fare quello che abbiamo fatto riguardo alla tramvia, che ha suscitato l’entusiasmo che ben conosciamo.

Se tutto questo è il disegno urbanistico, che noi proponiamo della città, che è pronto, immediato, che la giunta si sente di sostenere con forza, dobbiamo dire un si o un no alla cittadella viola. E noi diciamo un si netto.


5 PERCHÉ, COME E DOVE FARE LA CITTADELLA VIOLA


5.1 Le ragioni del nostro sì

Dobbiamo dire un sì o un no alla Cittadella viola e diciamo un sì convinto.

Il problema è perché sì. E anche dove e soprattutto come.

Entriamo nel merito delle risposte, tutte puntuali e concrete.

Perché sì?

a) Per una evidente ricaduta di ordine occupazionale. Domattina, martedì 22 settembre, la Giunta sarà alla Seves, un’azienda importante e significativa, che vive un momento di crisi, legato più a discussioni di assetto societario che non alla crisi economica che c’è in tutto il mondo. Andremo a dire che noi rispettiamo ovviamente le vicende private, non tocca a noi entrarci dentro, ma vogliamo dire con grande forza che le aziende che funzionano si mandano avanti. Se uno non ha più voglia di fare l’imprenditore in quell’azienda la vende. E alla Seves ci andremo con tanto di fascia tricolore per dire che l’occupazione ci sta a cuore. Figuriamoci se non ci stanno a cuore le ricadute occupazionali come quelle che può garantire il progetto, ancorché semplicemente abbozzato, di un grande parco a tema che colleghi Firenze e ne faccia una della capitali dello sport contemporaneo.

b) Il parco a tema è un’occasione in più per visitare Firenze. Io ho tre figli: se devo portarli in gita tra Londra, Parigi o Madrid, tre città importanti, tre capitali europee, Parigi ha per me un elemento di attrazione in più perché posso portarli a vedere Eurodisney.

c) Il progetto può essere un’occasione in più di attrazione; è un’occasione turistica di per sé come dimostrano i parchi a tema.

d) Il progetto consente una riqualificazione del Campo di Marte non banale. Esiste dunque un interesse pubblico innegabile che ben si collega al quadro urbanistico-culturale che ho posto prima. Se io avessi detto mezz’ora fa sì alla Cittadella avrei fatto un’operazione calata dall’alto, avrei preso Google map e avrei messo lo stadio e un parco a tema sulla mappa. Ho fatto invece un ragionamento di politica culturale che ha stancato, a giudicare dalla facce di molti di voi, ma che consente di fare una discussione che ha un senso anche da un punto di vista urbanistico. Non è il tentativo di ingraziarsi i tifosi; io non ho paura di andare a viso aperto ovunque e a prendermi gli insulti quando necessario. Ma l’operazione Cittadella è inserita in questo contesto: culturale, politico e urbanistico. La Cittadella viola, come l’abbiamo immaginata, aggiunge valore al racconto che possiamo fare di Firenze.

Il nome Cittadella viola è il nome peggiore che potevamo immaginare. Non tanto per il viola, ma per Cittadella. La Cittadella fa pensare alle case, a interventi urbanistici. Fa pensare all’esatto opposto di quello che abbiamo detto fino ad ora. È dunque fondamentale fare uno sforzo per raccontare davvero cosa immaginiamo come Cittadella viola. Dobbiamo dire con chiarezza che non c’è residenziale nella Cittadella viola. Perché, cos’è che noi possiamo fare, quali sono i poteri del sindaco? In questo festival di ipotesi che i media si sono prestati ad animare, e non contento noi si stava zitti, si era obbligati al rispetto del consiglio, è naturale che più stai zitto più assecondi le opinioni che vengono scritte dai giornali.

5.2 I poteri del sindaco

Che cos’è che noi possiamo fare, quali sono i poteri del sindaco? In questo festival di ipotesi che i media si sono prestati ad animare – noi si stava zitti, si era obbligati al rispetto del Consiglio -, è naturale che più stai zitto e più assecondi le opinioni che vengono scritte dai giornali. C’è un punto che i media non hanno valutato fino in fondo e che comunque io vorrei che tutti noi valutassimo. Io non so se sarò un buon sindaco o no. Ognuno ha le sue idee. So però che ho dei limiti di legge, che non voglio minimamente valicare.

L’idea che un sindaco possa andare a individuare un’area, magari privata, immaginando un cambio di destinazione d’uso – ancorché con un nobile scopo quale la Fiorentina – mi sembra surreale.

L’idea cioè che io possa andare in un terreno attualmente di un privato, a Firenze, nella situazione in cui siamo, e dire: “Io sono perché lì ci sia un parco a tema” è normale che porta un vantaggio immediato nella disponibilità patrimoniale del soggetto la cui area è stata individuata. Non troverete mai da questa amministrazione l’individuazione di un’area, a meno che l’area privata non sia del soggetto che propone la Cittadella viola, e al quel punto si deve valutare tutta la compatibilità urbanistica.

Abbiamo dato la nostra disponibilità a lavorare di concerto con le altre amministrazioni comunali e qualora si fosse individuata un’area al di fuori del territorio del Comune di Firenze in grado di corrispondere alle esigenze di cui abbiamo parlato noi non avremmo avuto alcuna indisponibilità, del resto il polo tecnologico è a Sesto Fiorentino, ma si chiama Università di Firenze. E’ evidente che se questa discussione al di fuori del Comune non c’è e torna nelle aree del Comune, l’unica area che può costituire il cuore di questo progetto è l’area di Castello.

5.3 Il tema Castello

Si tratta si un’area talmente complessa che è al centro di una attenzione urbanistica almeno da mezzo secolo. Oggi quell’area è di proprietà di un privato che ha chiuso con l’amministrazione comunale convenzioni e accordi procedimentali e ha già un parte dei permessi per costruire, ancorché privi di effetto in virtù del sequestro disposto dalla magistratura fiorentina, sui quali anche noi peraltro stiamo ragionando della possibilità di interventi in autotutela. È molto difficile, dunque, immaginare di poter azzerare tutto e ripartire da un disegno che pure sarebbe intrigante e forse culturalmente perfino giustificato: perché le città cambiano ogni tre, cinque anni e questo è un progetto di tanti anni.

Ma partiamo da dove siamo. Il privato è obbligato a cedere a titolo gratuito una vasta, vasta, vasta area all’amministrazione comunale che è un’area pubblica.

Indipendentemente dall’indagine giudiziaria in corso, su cui tornerò tra un attimo, la nostra amministrazione sta perfezionando le procedure per incaricare uno stimato professionista, l’avvocato Giuseppe Pericu, noto professore di diritto amministrativo, già sindaco di Genova, di aiutarci nella delicata ricostruzione del passato e soprattutto nel definire il nostro margine di intervento. Oggi infatti sappiamo che l’ultima versione del progetto impostato dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione nel protocollo d’intesa del 2006 non si è mai concretizzato perché Provincia e Comune non hanno trovato l’accordo per trasferirvi le scuole. Parlo con un minimo di cognizione di causa, avendo seguito la vicenda in Provincia: noi siamo sempre stati disponibili a creare un campus scolastico molto bello in un momento di espansione demografica degli studenti fiorentini. Ma abbiamo sempre rifiutato l’idea di trasferirci a Castello come sola sede della Provincia senza le scuole e senza (e questa è un’altra storia) una procedura pubblica di costruzione degli edifici, indipendentemente dalle previsioni della convenzione che come Provincia contestavamo perché a nostro avviso non corrette. Il Comune di Firenze non è mai arrivato alla variante urbanistica per portare le scuole a Castello.

Siamo dunque in presenza di un procedimento che deve essere verificato attentamente, è il presupposto dell’accordo procedimentale, e questa non è una cosa irrilevante, noi siamo pronti a farla in tempi molto stretti.

Quali sono i nostri paletti? Quelli che ho detto all’inizio: no all’aumento delle volumetrie; sì alla vivibilità e alla sostenibilità degli interventi.

5.4 Rapporto con i Comuni metropolitani

Nel caso di Castello c’è di più. Si tratta di un’operazione strategica per Firenze, per i Comuni di Sesto e di Campi, per la Piana, per la Provincia e per la Regione intera. I sindaci dell’area hanno lanciato un appello perché le decisioni siano concertate. Noi oggi aderiamo all’appello. Sì alla concertazione purché si decida. Se è vero che la decisione senza concertazione produce effetti sui territori limitrofi (il fatto che ci siano i Gigli a Campi ha un evidente riflesso anche per le botteghe del quartiere 5, è ovvio), è anche vero che la concertazione senza decisione è vuoto esercizio retorico che allontana i cittadini dalla politica e alimenta la sfiducia verso tutto il gruppo dirigente, e perdiamo una grande occasione per noi, dirigenti politici e sindaci di quest’area.

Ne ho parlato in questi giorni con molti sindaci dell’area metropolitana, ne ho parlato con il presidente della provincia Barducci ricavandone una disponibilità non formale di cui sono contento e grato.

Questo lavoro ha però una scadenza temporale. Questo lavoro che dovrebbe consentire ai Comuni dell’area metropolitana, sotto la guida della Provincia, di presentarci insieme all’appuntamento con la Regione non ha molto tempo. I temi in discussione in quell’area sono tanti ma sono chiari, non c’è bisogno di riparlarne, c’è bisogno di decidere.

Il primo tema è la questione dell’aeroporto. I tecnici dicono che lo spostamento della pista e l’orientamento della pista riduce l’inquinamento acustico degli abitanti, aumenta la possibilità di atterrare in sicurezza. Non lo dico io, non lo afferma il comitato di Brozzi o di Quaracchi o di Peretola: lo dicono i tecnici. Il punto è chiaro, attende solo una risposta. Abbiamo registrato una indisponibilità a discutere delle cinque proposte di AdF che la società ha avanzato. Ne esiste almeno un’altra su cui abbiamo avuto già modo di iniziare un confronto coi sindaci interessati e col presidente della Provincia. Questa proposta potrebbe agevolare la ridefinizione dell’intervento urbanistico a Castello, l’apertura di un corridoio biologico tra il parco della Piana, il parco di Castello e la zona Cascine-San Donato, e potrebbe creare le condizioni di un intervento unitario che dia risposte anche alle esigenze di sviluppo di alcune aziende storiche situate non solo nel Comune di Firenze. Vorrei dire qui, in una sede pubblica, che io credo convintamente nel parco della Piana, che il Comune di Firenze crede nel parco della piana, che non è vero che noi lo consideriamo una cosa di serie B. Anzi. Ci sembra un importante occasione per vivere meglio il nostro territorio. Anche per questo vorremmo collegarlo al parco di Castello.

Tutto si tiene: un diverso orientamento della pista, un reale investimento sul sistema dei parchi (i Renai sono collegati a Firenze e hanno quello sviluppo che oggi conosciamo: il parco della Piana deve esserlo se vuole avere un futuro), una diminuzione di volumi nell’area Fondiaria Sai, la qualità dell’intervento energetico e quindi l’inserimento della previsione della Cittadella viola.

Da qui al 26 ottobre, giorno della presentazione alla città del rapporto sui cento punti, siederemo al tavolo della Provincia per provare a uscire tutti insieme dalla delicata vicenda urbanistica del quadrante Castello-Osmannoro. Tutti insieme per dare una proposta unitaria e condivisibile alla Regione che tanto sta investendo su quest’area. Se saremo nelle condizioni di fare insieme, bene: è una grande opportunità per questa classe dirigente e per l’area politica che esprime questi sindaci. Prendiamo l’impegno con i colleghi sindaci. Firenze si metterà a sedere con spirito collaborativo e senza pretese di dettare regole. Non vogliamo essere i primi della classe. Poniamo solo un problema di tempo. I temi sono chiari, si decida. Se davvero non ci sarà la disponibilità di trovare un punto dio sintesi unitario e soprattutto di collegare i parchi della Piana e di Castello, ne prenderemo atto ma a quel punto andremo avanti con la nostra programmazione urbanistica che altrimenti rischierebbe la salvaguardia. Prendiamo l’impegno con i cittadini: non è discutendo finché non siamo d’accordo che si risponde ai problemi. Il primo obiettivo è mettersi d’accordo sul tempo in cui si può discutere.

Se c’è l’accordo pubblico-istituzionale si ridisegna l’area insieme.

Se non c’è l’accordo pubblico-istituzionale il Comune va avanti, rispettando le regole imposte dal Ptc (Piano territoriale di coordinamento) e dalla regione, ma va avanti. Perché restare immobili sarebbe un errore.


6 QUALE PROGETTO


6.1 Caratteristiche del progetto

Insomma la proposta per la cittadella viola riguarda l’area di Castello a condizione che siano soddisfatte tre condizioni.

La prima: una evidenza pubblica. Io non conosco nessun comune in Italia che regala terreni a soggetti privati. Possono essere diverse le forme di evidenza pubblica e la più logica – per come siamo messi oggi – è che su quell’area si lanci un’operazione di project.

La seconda: ai cittadini non deve costare un euro. Noi siamo partner di questo progetto. Il rischio d’impresa di questo progetto se lo assume il privato, non il Comune. Una parte degli utili o meglio ancora dei ricavi dovrebbe essere destinata a iniziative in collaborazione per lo sport giovanile e gli sport impropriamente definiti minori.

La terza: i volumi complessivi di Castello non cambiano. Gli indici di verde pubblico rimarranno gli stessi. Su questo punto occorre una forma di novità urbanistica, una richiesta di modifica dell’accordo procedimentale che oggi è sottoscritto, ma non attuato, e/o una variante urbanistica che vada in questo senso. Ma non si può costruire più di quanto già previsto.

6.2 Tempistica

È in corso da un anno un’indagine giudiziaria che dovrà presentare delle conclusioni. La fiducia del Comune verso i magistrati è piena e serena. Non possiamo certo immaginare di prevederne la tempistica. Il primo atto pubblico su quest’area risale al 1996, la prima convenzione tra privati e Comune su quest’area risale al 1998. Difficile immaginare che si possa ripartire da zero. Come mi ero impegnato in campagna elettorale ho indicato un’area precisa, ho dato una tempistica, ho proposto una procedura pubblica che ci garantisca da grane giudiziarie, che tutti vogliamo evitare. Credo che la cittadella possa smettere di essere un’utopia e possa invece diventare una realtà. Spero anche che il mio collega sindaco di Pontassieve, visto che si parla di area metropolitana, possa mettere nel 2010 la prima pietra, mentre noi partiamo con il nostra progetto, dello stabilimento della Tod’s a Le Sieci. Un segnale positivo di investimento sul territorio da parte della famiglia Della Valle.

Chi vuole investire, avere idee, provocare, merita il nostro grazie e deve sapere che Firenze è terra amica e che è pronta mettersi in gioco. Che Firenze non rinvia perché il suo tempo non è il passato ma il futuro.

6.3 Convenzione

Alla Fiorentina cosa chiediamo, nell’offrire questa forte disponibilità di dialogo? Chiediamo di rinnovare subito la convenzione ma dobbiamo essere seri: mica possiamo rinnovarla per un periodo di dodici anni, rinnovabili. Se noi crediamo alla cittadella, la convenzione va rinnovata per soli quattro anni, altrimenti alla gente daremmo il messaggio che la stiamo prendendo in giro, che stiamo rinviando.

La convenzione, che abbiamo già inviato alla Fiorentina ma che ovviamente siamo disponibili a valutare, segna un cambio di rotta, pur non violando, gli indirizzi dati dal precedente consiglio comunale. Riguardo al manto erboso del campo, pensiamo debba farsene carico la Fiorentina. Come pure riteniamo giusto che la Fiorentina, fermo restando un accordo sulla pubblicità pregressa, abbia diritto ad utilizzare nel modo più efficace la pubblicità sia dentro il Franchi che nelle zone che vanno dalle prime transenne fino allo stadio. Noi inoltre siamo disponibili e desiderosi di vedere organizzati dalla Fiorentina più eventi possibili, compatibilmente con la vita del quartiere. Pensiamo inoltre che del costo delle transenne debba farsi carico la Fiorentina, lasciando ovviamente alla società la scelta di individuare il soggetto per questa attività. Pensiamo infine che la convenzione debba contenere un impegno esplicito da parte del’amministrazione a realizzare quello che passa come “centro sportivo”. In concreto significa liberare i “campini” dagli uffici comunali. Questo ci sta a cuore perché quando un domani riprenderemo l’area questa servirà al pubblico. Ovviamente la convezione computerà economicamente il valore di questo intervento.

Come Comune prendiamo l’impegno a realizzarlo entro il 1 settembre 2010: ciò vuol dire che se veramente ha un senso ciò che dice mister Prandelli, ovvero che con il centro sportivo si guadagnano sei punti, nel prossimo campionato la Fiorentina potrà contare su questi sei punti. E’ evidente che tutto ciò che è spesa per il campo passa alla Fiorentina: se ti consento di sfruttare uno stadio tu paghi il tutto.

6.4 Serenità

Vorrei che la finissimo con questa polemica a distanza e riprendessimo la serenità necessaria. Sbaglia chi parla di ricatto se la Fiorentina convoca un consiglio di amministrazione tre giorni dopo il consiglio comunale. La vera sfida e ridare serenità ad un ambiente che riesce a fare polemica sempre e su tutto, ovvero l’ambiente di Firenze. Vorrei invece dire con serenità che ringrazio la famiglia Della Valle per la voglia che quest’ultima ha di investire sulla città e contemporaneamente la invito e a non preoccuparsi se qui vi sono critici. Pensare di evitare le critiche a Firenze è come pensare di tuffarsi nell’oceano e non bagnarsi. Detto questo, insieme alla critica c’è sempre la gratitudine per chi ha voglia di animare insieme la Firenze che verrà.


7 CONCLUSIONE

Amici consiglieri non andremo da nessuna parte, raccontandoci che le cose vanno male e basta. Che si stava meglio quando si stava peggio.

Non andremo da nessuno parte se faremo come quelle generazioni che passano la vita sul bagnasciuga. Che stanno a giudicare, osservare, criticare, valutare i tuffi e le nuotate che fanno gli altri. Stanno lì, tranquilli, al riparo, sicuri, asciutti a teorizzare e osservare senza mettersi in gioco. Talvolta ammirano un tuffo, più spesso invidiano, malignano, dibattono.

Non credo ai professionisti della critica, la cui prima esigenza sembra essere esclusivamente quella di non fare nulla.

Sono convinto che oggi il nostro compito, quello della maggioranza che ci sostiene e, spero, anche delle opposizioni, non sia quello di chi osserva, ma quello di chi ci prova. Forse sbagliando, forse esagerando, forse cadendo. Ma comunque sempre pronti, sempre desiderosi di osare e di rischiare, mossi dal coraggio più che dal timore, dall’avventura più che dal tatticismo, dall’entusiasmo più che dal calcolo. Ho offerto una prima – parziale – proposta alla città che ha tenuto insieme tanti argomenti, dalla tramvia all’alta velocità, dal sistema infrastrutturale al bilancio, alla cittadella viola.

Apriremo su questo un mese di dibattito vero, in primo luogo con il consiglio. Ma che vogliamo anche aprire alla città, con le modalità di una partecipazione vera: chi ha qualcosa da dire, ce lo dica, chi ha qualcosa da criticare, ci critichi. Non mi interessa che le categorie ci diano ragione. Spesso le categorie faticano a rappresentare anche se stesse. Mi interessa sentire qualche critica motivata, fondata, capace di farci cambiare idea, se necessario.

Noi ripartiamo da qui. Dall’essere la città del fiore e non la città del cemento. Da mettere al centro le piazze e gli spazi verdi, sociali, comunitari perché la solitudine del cittadino globale è il nostro nemico più insidioso.

Proponiamo tempi certi e chiediamo di vendere meglio la nostra città, in Italia e all’estero. Ma vendere senza svendere. Senza svendere nulla della nostra identità e senza svendere neanche un centimetro del nostro territorio. Se ci sono imprenditori coraggiosi che hanno voglia di rischiare, ci avranno al loro fianco come partner. Perché se vogliamo sconfiggere la rendita dobbiamo rimboccarci le maniche. La rendita è ovunque: nelle case affittate al nero in centro storico o in periferia a poveri studenti tartassati o immigrati che si ammassano l’uno sopra l’altro e nella posizione di vantaggio di chi lucra su un permesso di garage, su un banco, su una opportunità. Noi siamo contro la rendita, noi siamo per gli investimenti che generano ricchezza e qualità. Siamo convinti di aver offerto una chiave di lettura perché Firenze sia declinata non solo al passato, ma abbia un futuro.

Abbiamo annunciato scelte. Abbiamo chiesto la condivisione e il conforto del consiglio per altri. Abbiamo tenuto sullo sfondo il tema del sogno, perché “ho imparato a sognare” non è solo la colonna sonora della mia campagna elettorale, ma uno scossone forte alla città.

Attendiamo su questo i contributi del consiglio comunale e dei cittadini.

Non mi preoccupa il rischio di sbagliare. Mi angoscia l’idea di non provarci. Mi inquieta la stanca rassegnazione di chi ormai credo che il tempo di Firenze sia il passato.

Questa città, non infinita perché è piccina, è però (anche e soprattutto), una città non finita che può credere ancora nel domani.

Grazie!

 


«Torna alla lista

Agenda

 

Ricerca risultati

Dal giorno :
Al giorno :
Categoria :
Parole nel testo:
 

Ultimi comunicati