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15/10/2006
Oriana Fallaci commemorata in Palazzo Vecchio. Il sindaco Domenici: "Una Fondazione in suo nome. A lei il merito di averci messo di fronte ai problemi reali del nostro tempo"
Una Fondazione intitolata ad Oriana Fallaci: questa è la proposta scaturita stamani e fatta propria del sindaco Leonardo Domenici, durante la solenne cerimonia di commemorazione che si è tenuta nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio nel trigesimo della scomparsa della grande giornalista e scrittrice. Erano presenti anche il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini, il regista Franco Zeffirelli, il direttore editoriale di Mediaset Enrico Mentana e il condirettore del Corriere della sera Paolo Ermini. “Come avevo annunciato, organizzeremo un importante convegno sull’opera e la figura di Oriana Fallaci nei prossimi mesi, lo abbiamo concordato con la famiglia – ha detto Domenici chiudendo la manifestazione – Spero che quello potrà essere il presupposto concreto per far nascere una Fondazione in suo nome, che raccolga tutte le opere e i suoi scritti”. Nell’intervento di apertura della cerimonia, il sindaco aveva per prima cosa ringraziato i fiorentini che affollavano il salone ed in particolare i parenti di Oriana Fallaci: la sorella Paola ed i nipoti Edoardo ed Antonio. “Vogliamo rendere omaggio ad una fiorentina illustre – ha detto Domenici – grande giornalista, inviata di guerra temeraria, scrittrice, una donna con un temperamento non facile, si potrebbe dire un caratteraccio fiorentino; ma soprattutto una donna che combatteva in nome delle proprie idee, delle proprie passioni. Aldilà del fatto che si potessero condividerle in toto, in parte o per niente. Credo quindi sia giusto che Firenze le renda omaggio, stamani e non solo stamani. Anche per il legame profondo, direi viscerale che Oriana aveva con la sua città”. E a questo proposito il sindaco ha ricordato sia la sua proposta, fatta all’indomani della morte, di dedicarle un grande convegno organizzato con l’Istituto Vieusseux e la Fondazione Corriere della Sera; sia la delibera approvata dal consiglio comunale fiorentino per individuare lo strumento più adeguato per ricordare la scrittrice, intitolando con in suo nome un edificio, una strada o una piazza, o realizzando una statua in suo onore, o dedicandole un corso di laurea e formazione in giornalismo. “Credo sia importante sottolineare questo – ha sottolineato il sindaco - anche perché ci sono state molte polemiche, scontri anche aspri. Però io credo che noi oggi si debba non cancellare le differenze e gli scontri, ma avere una visione più complessiva e collocare in una visione più generale anche gli elementi più negativi che ci sono stati. Sarebbe sbagliato, sciocco e miope considerare solo alcuni aspetti della vita di Oriana Fallaci; perché la sua è stata una vita intensa, complessa, una vita che ha dato molto”. “Se posso fare una considerazione di carattere personale – ha continuato il sindaco – devo dire che nel leggere le pagine delle ultime opere di Oriana, sono rimasto colpito più volte da affermazioni molto rudi, brusche, determinate, che sono presenti in quei lavori e che io non mi sento di condividere. Ma in quei lavori io ho trovato e sentito la presenza di una preoccupazione profonda, reale, di quella che è la realtà del mondo in cui viviamo e dei rischi che corriamo noi, dei rischi che corre la nostra civiltà. Questi sono problemi reali. Sui quali possiamo discutere, da posizioni distinte, per capire quali risposte dare: ma sono problemi che esistono. Ad Oriana Fallaci va dato il merito di averli sollevati, di averli messi di fronte a tutti. Anche se con brutalità, lei ha fatto qualcosa che merita una riflessione, un approfondimento continuo. E la possibilità, nello svilupparsi del confronto, di mantenere quelli che sono i tratti caratterizzanti il nostro mondo e la nostra realtà: la libertà la democrazia, il pluralismo, la tolleranza. E’ proprio di questo che mi sarebbe piaciuto discutere con Oriana”. “Io credo che ci siano dei nemici di questi nostri valori – ha proseguito il sindaco - Ma credo anche che l’obiettivo fondamentale di questi nemici (che non penso siano tutti gli islamici o i tutti musulmani) sia quello di farci cadere in una trappola. La trappola di negare noi stessi e questi nostri valori. Noi dobbiamo essere capaci di rispondere, ma al tempo spesso dobbiamo essere capaci di non negare questo nostro tratto identitario. Ciò che vogliono è cercare di disvelare questi valori. E noi abbiamo sì bisogno di trovare risposte adeguate, ma abbiamo bisogno anche di rimanere noi stessi.” A questo proposito, in chiusura il sindaco Domenici ha citato un racconto dello scrittore anglo-pakistano Harif Kureishi, tratto dal suo recente libro “La parola e la bomba”. La storia di un uomo, un pakistano che vive da anni in Inghilterrra, che vede a poco a poco il proprio figlio ventenne abbandonare le caratteristiche di un ragazzo occidentale, per trasformarsi in un fanatico fondamentalista. E alla fine non ce la fa più: lo prende, lo picchia, lo massacra di botte. E dopo il pestaggio il figlio, con il volto coperto di sangue, senza reagire chiede al padre: Allora, chi è il fanatico adesso? “Ebbene – ha concluso Domenici – io non voglio diventare un fanatico. Ma riconosco che il merito di Oriana Fallaci è stato quello di porre davanti a tutti noi il problema. Di come si risponde, nel mondo in cui viviamo, al fanatismo che ci minaccia”. (ag)

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