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22/01/2007
Commemorazione in consiglio comunale di Loretta Montemaggi, l'intervento del vicesindaco Matulli
Una protagonista della vita politica della città e della regione ma anche una antesignana delle conquiste della emancipazione femminile nella selezione politica. Sono le parole con cui il vicesindaco Giuseppe Matulli ha ricordato oggi, in apertura della seduta del consiglio comunale, Loretta Montemaggi, scomparsa la settimana scorsa. Il vicesindaco, assente per motivi personali, ha consegnato al presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini il suo intervento che è stato letto all’aula dalla vicepresidente Bianca Maria Giocoli. Questo il testo: “L’omaggio estremo a Loretta Montemaggi che ho l’onore di porgere, deve prescindere da ricordi personali, per aprirsi a considerazioni sulla sua esperienza fra i protagonisti di una lunga, variegata e significativa vicenda della vita della città e del territorio fiorentina. Dopo la primissima militanza alla vigilia della Liberazione, Loretta Montemaggi partecipa alla vita politica fiorentina che è dominata dalla competizione fra il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana. Riferimenti principali delle formazioni politiche contrapposte sono due personalità assolutamente eccezionali come Mario Fabiani e Giorgio La Pira. Uomini fra loro diversissimi, che approdarono all’impegno politico amministrativo da esperienze politico-culturali del tutto diverse, ma entrambe di grande rilievo, apparendo poi accomunati da una singolare capacità, quella di anticipare valutazione che soltanto molto tempo dopo sarebbero state comunemente condivise. E’ questo il clima segnato da non conformismo di intelligenze aperte alle sfide dei tempi attesi che si realizzano le prime esperienze politiche e amministrative di Loretta Montemaggi. La quale nel clima infuocato degli anni ’50 costituisce una figura abbastanza rare di donna giovane e bella (molte bella) che assieme a poche altre desta la curiosità e l’interesse nelle piazze affollate per i comizi in un clima che, più ancora di quello attuale, era segnato dall’assoluta predominanza maschile e con una buona dose di volgarità maschilista. Per apprezzare la conquista delle posizioni di lotta realizzata da Loretta Montemaggi occorre ricordare che il voto alle donne era allora una conquista relativamente recente e che non era raro incontrare nella polemica di quegli anni il riferimento al voto femminile come a un voto di seconda categoria: “Non avreste vinto se non aveste avuto il voto delle donne!”. E’ questo il motivo per cui non esito a ritenere che essere stata antesignana nella conquista femminile di queste posizioni di battaglia è più importante e significativo del ruolo ricoperto poi al vertice dell’assemblea regionale. Un secondo aspetto che ha caratterizzato la sua esperienza è stato forte senso di appartenenza che si esprimeva prima di tutto e sopratutto nell’appartenenza al PCI, come è stato ricordato in questi giorni di commiato, ma che non si esauriva nell’adesione di carattere ideologico alla propria parte. C’era nella Montemaggi, forse per la fortuna di aver avuto riferimenti anche dialettici del livello che prima ricordavo, la consapevolezza dell’importanza di essere stata parte di una squadra e che la battaglia politica avvenisse fra squadre nelle quali quindi si valorizzassero tutte le capacità, da quelle eccezionali a quelle più modeste, che singolarmente avrebbero avuto molta minor efficacia. Lo desumo dal rispetto profondo che andava ben oltre la cortesia o il fair play istituzionale, nei confronti delle forze politiche a cui si contrapponeva. In posizione preminente fu protagonista della fase preparatoria dell’avvento della Regione, sia nella giunta di Palazzo Medici Riccardi, che successivamente come membro della commissione Statuto e come presidente della commissione consiliare sanità del primo consiglio regionale. Svolse allora una attività rilevante a fianco di Elio Gabbuggiani prima e di Gianfranco Bartolini poi, essendo interlocutrice vivace con Enzo Pezzati fino al realizzarsi, fra i due, di un solido legame di stima reciproca. Tornò ad una nuova dimensione dell’impegno più specificamente politico nella presidenza del Consiglio Regionale della Toscana che tenne dal 1975 anche qui alternandosi con Enzo Pezzati. Il suo impegno nei dibattiti fondativi della Regione e al vertice del Consiglio Regionale si collocarono in una stagione nella quale il confronto politico culturale e istituzionale rendeva la nostra città e la nostra regione una palestra di verifiche e sperimentazione che si ponevano all’attenzione di gran parte del reso del paese. Dell’itinerario della Loretta Montemaggi mi preme sottolineare un aspetto che costituisce una provocazione o una sfida oggi per noi tutti. Essendo partita dall’aspetto più immediatamente movimentista dell’impegno politico, aver fatto le prime esperienze sulle piazze e nei contraddittori, essersi conquistata così una rappresentanza politica a livello popolare ed averla poi tradotta nelle istituzioni. L’impegno di Loretta Montemaggi, nell’arco della sua vita e nel percorso diversificato dei suoi ruoli non è cambiato, ed anzi il suo impegno nella funzione nuova e diversa di presidente del Consiglio Regionale segnò per lei un campo nuovo di ricerca e di passione. Una passione apprezzata anche attraverso i voti di preferenza che conquistava come segno concreto di una rappresentanza che lei portava tutta nelle istituzioni, convinta che la democrazia si realizzasse proprio nella certezza di una fiducia crescente nelle istituzioni rappresentative. Alla memoria di Loretta Montemaggi antesignana delle conquiste della emancipazione femminile nella selezione politica; protagonista nella vicenda politica fiorentina e toscana, forte delle sue convinzione e del rispetto per quelle altrui, lucida sostenitrice del ruolo essenziale delle istituzioni nella promozione della democrazia, si è inchinata la città di Firenze”. (mf)

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